Il giallo del califfo Al-Baghdadi

Che cosa comporta per un movimento l’uccisione del suo simbolo? È con tutta probabilità questa la domanda che spinge a dire o a tacere sulle condizioni di salute di Abu Bakr Al Baghdadi, l’autoproclamato califfo dello Stato Islamico, su cui negli ultimi giorni si stanno susseguendo tracce e smentite degne di un romanzo di Sir Arthur Conan Doyle.

Il giallo ha avuto inizio con il raid aereo condotto dalle forze americane lo scorso venerdì sera nella zona di Mosul, in Iraq. L’attacco Usa si era abbattuto su un raduno a cui partecipavano i più importanti capi del movimento fondamentalista. Dal racconto fornito dalla tv araba “Al Arabiya” il raid aveva provocato la morte, o almeno il ferimento, del leader Abu Bakr Al-Baghdadi e la notizia, associata alla scomparsa della figura del califfo dai media, ha fatto il giro del mondo, sebbene il portavoce del Comando Centrale Usa (Centcom), il colonnello Patrick Ryder, avesse dichiarato di non poter confermare che che Al-Baghdadi fosse tra i presenti al raduno al momento del raid.

Le conferme del ferimento, ma non della morte, di Al-Baghdadi sono arrivate dal ministro dell’Interno iracheno, che ha però affermato che il califfo è stato colpito in un’azione dell‘intelligence irachena ad Al Qaim, nella provincia di Al Anbar. Secondo un comunicato del governo di Baghdad gli aerei dello Stato del Golfo avrebbero colpito una scuola ove era in corso un incontro tra capi dell’Isis e di un altro gruppo terroristico che vorrebbe affiliarvisi. Al-Baghdadi, rimasto ferito, sarebbe stato trasportato in Siria dai suoi seguaci per essere curato, mentre altri 40 miliziani sarebbero rimasti uccisi dal bombardamento.

Ma neanche questa è l’ultima parola. Lunedì un account Twitter che riportava il nome del ministro degli Esteri iracheno Ibrahim Al-Jaafari recitava: «Il governo iracheno annuncia ufficialmente che il leader dell’Isis Abu Bakr Al-Baghdadi è stato ucciso sabato nella città di Qaim, in Iraq». La dichiarazione ha prodotto un’eco immensa ma in un tempo brevissimo, visto che si è subito reso evidente che l’account era un fake, aperto quel giorno e già scomparso. Arrivate anche le smentite ufficiali da parte del governo di Baghdad, a cui fanno da correlativo le dichiarazioni, sempre via Twitter (sebbene con un profilo ancora da verificare) del portavoce ufficiale dello Stato Islamico, Abu Mohammad Al Adnani, che allontana i dubbi di possibili successioni al comando e augura pronta guarigione ad Al-Baghdadi. Il califfo sarebbe dunque ferito ma vivo, ai bluff del califfato siamo tuttavia abituati, alla verità meno.

Account falso Al-Jaafari

Twitter: @Fra_DeLeonardis

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Francesca De Leonardis

Nata a Pescara il 6 Agosto 1986, sono cresciuta a libri e Nutella. Prima di approdare su LineaDiretta24 ho lavorato come reporter per la web tv Uniroma Tv e mi sono innamorata del microfono tanto quanto della penna. Lettrice ossessivo-compulsiva, ho sempre un libro in borsa. Sogno di svegliarmi Katy Perry o analista politica, nel frattempo faccio la giornalista. Non fiori ma mazzi di scarpe.