Bruxelles, vertice europeo sulla migrazione

Ieri ha avuto luogo il vertice d’emergenza del Consiglio europeo sull’immigrazione, convocato dal presidente Donald Tusk su richiesta dell’Italia.
I capi di Stato e di governo dei ventotto Paesi dell’Unione si sono incontrati a Bruxelles per elaborare un piano internazionale di più ampio respiro rispetto a Triton e Mare Nostrum, volto a gestire l’esodo proveniente dalla Libia e prevenire il traffico di vite e le tante stragi che si sono consumate in mare in questi giorni. Nelle parole del portavoce di Palazzo Chigi, le priorità del governo italiano sono, al contempo, prevenire ulteriori disastri umanitari e garantire la sicurezza.

La misura su cui, in questi giorni, si è riscontrato maggiore consenso risiede nell’opportunità di impedire le partenze dei trafficanti identificando e distruggendo le imbarcazioni prima che prendano il largo – ricalcando, in tal modo, la strategia dell’operazione Atalanta contro la pirateria somala. Iniziativa, tuttavia, di difficile realizzazione senza la cooperazione della Libia, che versa in uno stato di grande instabilità istituzionale e che non presenta un interlocutore ufficiale che possa, eventualmente, dare il placet a un intervento esterno. Il ministro per gli Affari esteri del governo di Tripoli, Muhammed el-Ghirani, ha, anzi, sottolineato come l’Europa non abbia nemmeno interpellato Tripoli.

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I dieci punti del programma prospettato dal commissario europeo per le migrazioni Dimitris Avramopoulos oggetto di discussione sono stati:

  1. il rafforzamento delle operazioni congiunte nel Mediterraneo, in particolare Triton e Poseidon, aumentando le risorse finanziarie e le aree di intervento;
  2. uno sforzo sistematico per catturare e distruggere le imbarcazioni utilizzate dai trafficanti;
  3. EUROPOL, FRONTEX, EASO e EUROJUST (rispettivamente, l’ufficio di polizia europeo, l’agenzia europea per la gestione delle frontiere esterne, l’ufficio europeo di sostegno per l’asilo, e l’agenzia di cooperazione giuridica europea, ndr), si incontreranno regolarmente e lavoreranno a stretto contatto per acquisire informazioni sul modus operandi dei trafficanti, per risalire ai fondi di cui dispongono e per investigare su di loro;
  4. EASO dispiegherà delle squadre in Italia e in Grecia che esaminino assieme le richieste d’asilo;
  5. gli Stati membri prenderanno le impronte dei migranti;
  6. varie opzioni per i meccanismi di riallocazione d’emergenza;
  7. un ampio progetto pilota di reinsediamento della Comunità Europea per gli individui che necessitano di protezione;
  8. lo stabilimenti di un nuovo programma di rimpatrio per il rapido rientro di immigrati irregolari, coordinato da Frontex;
  9. l’impegno con i Paesi limitrofi alla Libia, attraverso uno sforzo congiunto tra la Commissione e il Servizio di Azione Esterna dell’UE; le iniziative in Niger saranno rafforzate;
  10. il dispiegamento di uffici per le relazioni con l’immigrazione (ILO) in Paesi chiave, per acquisire informazioni sui flussi migratori e rafforzare il ruolo delle delegazioni dell’Unione.Secondo le prime dichiarazioni, Renzi si dice ottimista in merito al raggiungimento di un accordo soddisfacente, ma non mancano già punti di divergenza; Italia, Malta e Grecia sembrano, al momento, i Paesi più inclini a un intervento più ampio, mentre il resto dell’Europa pare più restia rispetto a determinate misure; il Regno Unito, ad esempio, è favorevole alla cooperazione sui salvataggi in mare, ma non disponibile a dare ospitalità ai migranti.
    Ammesso che le misure adottate dal Consiglio risultino fruttuose nel breve periodo, la tensione nel Mediterraneo rimarrà alta finché non verrà istituito un governo stabile in Libia.

Twitter: claudia_pulchra

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Claudia Pellicano