Brexodus: l’esodo dei cittadini britannici delusi dal referendum

BrexodusSempre più cittadini britannici amareggiati dal risultato del referendum dello scorso 23 giugno 2016 scelgono di lasciare il Regno Unito per trasferirsi all’estero. Dopo la Brexit, la Brexodus: solo nell’ultimo anno hanno lasciato il paese in 256.000. Di questi, 134.000 sono cittadini britannici. Allo stesso tempo, gli arrivi nel paese sono scesi ai minimi storici; l’immigrazione netta è infatti crollata di circa il 25% rispetto al 2015. La principale causa è l’arresto dei flussi migratori dagli altri paesi EU, ma anche la partenza di molti tra coloro che già risiedevano in UK. Secondo Nicola White, responsabile dell’Istituto di Statistica Nazionale «questi numeri indicano che il referendum sulla Brexit sta influenzando la decisione di migrare fuori e dentro il Regno Unito, anche per i cittadini britannici, ma è troppo presto per determinare se si tratta di una tendenza a lungo termine». Se il trend venisse mantenuto, la sola popolazione di immigrati europei nel paese si dimezzerebbe nell’arco di un decennio.

Il quotidiano inglese The Independent ha raccolto numerose testimonianze di britannici che hanno scelto di lasciare il proprio paese d’origine per cercare fortuna all’estero. Cliff James, 44 anni, ha lasciato il Regno Unito nell’ottobre del 2016: «Il risultato del referendum è stato un grandissimo shock, un lutto. La sensazione è quella di una nazione ripiombata ai tempi bui dell’ignoranza e dell’intolleranza. Ho pensato a restare per provare a combattere questa tendenza, ma il solo pensiero era opprimente». James ha spiegato di aver fatto domanda per ottenere la cittadinanza irlandese per poter mantenere i propri diritti di cittadino europeo. Come lui, altri 2.800 cittadini britannici hanno chiesto la cittadinanza ad un paese Ue nei primi 8 mesi del 2016. Tra i britannici che lasciano il paese, molti sono cittadini nati all’estero e trasferitisi nel Regno Unito anni fa. Dale Franzmann, australiano arrivato a Londra nel 2002, ha spiegato all’Independent di essere riuscito a prendere la cittadinanza inglese proprio nell’anno della Brexit: «Non appena il sogno di ottenere la cittadinanza si è avverato, questa mi ha deluso. Dopo la Brexit ho lasciato il mio impiego in banca e iniziato a viaggiare per l’Europa».

È solo una delle tante testimonianze di cittadini che rifiutano l’esito del referendum, concordando sulla crescita di sentimenti di razzismo, xenofobia e intolleranza nel paese. Theo Dunnet, 71 anni, spiega che «Il mio primo pensiero dopo l’annuncio del risultato del voto è stato di voler andare via». Nato l’anno seguente la fine della seconda Guerra Mondiale, Dunnet descrive il referendum come una regressione: «Se conoscessi il tedesco o un’altra lingua straniera me ne sarei già andato. Ciò che mi tiene qui è la bellezza della mia città, Oxford, e l’accesso ad una delle librerie più belle del mondo». Per Fawaad Kausar, nato a Manchester, lasciare il paese con sua moglie e i due figli è diventato un pensiero costante. «Forse non è ancora arrivato quel momento, ma sarebbe ingenuo pensare che prima o poi non saremo vittime anche noi di razzismo o discriminazione».

 

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Viola D'Elia

Nata 27 anni fa, ha vissuto a Roma, Istanbul e in India. Sempre pronta a fare le valigie, sogna di vedere ogni angolo di mondo. Oltre a coltivare ambizioni alla Jules Verne, i suoi interessi includono accumulare libri, la musica e il cinema. E’ capace di commuoversi ogni volta che rivede Hugo Cabret; ama scrivere e fare domande, ma non riceverne. Specialmente di lunedì mattina. Crede fermamente nella filosofia di Big Fish: «Tenuto in un piccolo vaso il pesce rosso rimarrà piccolo, in uno spazio maggiore esso raddoppia, triplica o quadruplica la sua grandezza».