Boston e lo spettro del terrorismo

 

Fino a stamane, due erano le ipotesi più accreditate riguardo all’atto terroristico che ha causato la morte di tre persone e il ferimento di oltre 170 nel corso della maratona di Boston: quella che vorrebbe ricondurre l’episodio ad Al – Quaeda, al terrorismo internazionale responsabile dell’attacco al World Trade Center, e quella che attribuirebbe la tragedia al terrorismo nazionale, che prende la mosse dal rancore verso l’attuale governo e dal malanimo nei confronti della lotta alla diffusione delle armi. Una frangia di estrema destra insofferente alle riforme, alle tasse e a temi come immigrazione, matrimoni omosessuali e diritto d’aborto.

Immediata la reazione della Casa Bianca, che ha mobilitato il team per la sicurezza nazionale al fine di proteggere la cittadinanza e di investigare e rispondere all’attacco.
Il Presidente, che oggi ha visitato la città di Boston e partecipato ad una funzione interreligiosa dedicata alle vittime, ha ribadito che «Gli Americani rifiutano di farsi spaventare». Le parole di Obama nella Cattedrale della Sacra Croce sono state: «Ognuno di noi è stato toccato dall’attacco alla vostra adorata città. Ognuno di noi è al vostro fianco». Ha riaffermato che lo spirito della città rimane imperterrito e quello del Paese intatto, e ricordato il suo passato di giovane studente di legge ad Harvard. Ha detto di essere certo che la città «correrà ancora» perché «se hanno cercato di intimidirci, spaventarci o allontanarci da quei valori descritti da Deval [Governatore del Massachusetts, ndr], i valori che fanno di noi ciò che siamo, come Americani, dovrebbe essere piuttosto chiaro a questo punto che hanno scelto la città sbagliata. […] Raccogliamo delle forze che forse non sapevamo neanche di avere, e andiamo avanti. Finiamo la corsa».

Quella di Boston è una ferita ancora più profonda se si pensa a tutto ciò che la capitale rappresenta, al suo passato orgoglioso, allo spirito indipendentista e al retaggio democratico. È una delle città più antiche d’America e ha offerto innumerevoli suggestioni al cinema e alla letteratura. David Foster Wallace ha ambientato ‘Infinite Jest’, un romanzo profondamente metaforico della società Americana, in un’avveniristica Boston. Ad uno dei suoi personaggi fa dire: «Cercate di vedere voi stessi nei vostri avversari. Vi porteranno a capire il Gioco. Ad accettare il fatto che il Gioco riguarda la gestione della paura».

Versione Inglese – Eglish Version

 

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Claudia Pellicano

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