Auschwitz: reportage dall’inferno

“La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, “Giorno della Memoria”, al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati”.

Auschwitz

Il Campo di Concentramento di Auschwitz visto da lontano. Qui arrivavano i treni con i deportati da tutta Europa.

Non sono pochi i teorici negazionisti che hanno avuto il “coraggio” di mettere in discussione la veridicità dell’Olocausto. Tuttavia non c’è bisogno di cercare, le prove sono lì, davanti ai nostri occhi, emblema dell’eterna degradazione dell’essere umano. Poiché «il sonno della ragione genera mostri», guardare dentro l’orrore (nonostante ci spaventi) è l’unico modo per far sì che il Giorno della Memoria non diventi mera retorica.

Auschwitz

Ingresso principale del Campo di Concentramento di Auschwitz con la tristemente nota scritta “Arbeit Macht Frei”: “Il lavoro rende liberi”.

Tutti dovrebbero visitare, almeno una volta nella vita, quello che fu il più grande campo di sterminio nazista nel cuore dell’Europa: Auschwitz. Noi di LineaDiretta24 abbiamo intrapreso questo viaggio e realizzato un reportage fotografico che speriamo possa contribuire, almeno in minima parte, a tenere vivo il ricordo dell’Olocausto e a far sì che tali crimini non accadano mai più.

Auschwitz

Un groviglio di corpi ammassati delle vittime dell’Olocausto.

Il nostro viaggio comincia qui, ad Auschwitz, dove la mente dell’uomo si è spenta, dove l’Inferno è stato portato sulla terra, dove i diritti e la dignità degli esseri umani sono stati calpestati fino a mettere in discussione l’essenza stessa dell’uomo e l’esistenza di Dio.

Auschwitz

Il “Muro della Morte”, presso il quale i nazisti fucilarono migliaia di prigionieri.

Attraversare Auschwitz significa attraversare per chilometri quelle strade desolate recintate con il filo spinato, guardare verso l’orizzonte per cercare la fine di quell’orrore senza riuscire a trovarla, sentire un senso di oppressione che ti dilania l’anima e ti toglie il respiro, non riuscire a trattenere le lacrime, comprendere appieno che da quel momento in poi la tua vita non sarà mai più la stessa. Vedrai piangere persone giunte da ogni angolo più remoto del mondo e capirai che il dolore non è solo il tuo ma è dell’umanità. Mentre procederai nel tuo cammino all’interno del Campo ti porrai delle domande. Perché? Dov’era Dio? Dov’era l’Uomo? Dov’eravamo noi?

Auschwitz

Ingresso principale del Campo di Concentramento di Auschwitz – Birkenau. Al di là della porta si trova la “rampa”, luogo in cui uomini, donne e bambini, per la maggior parte ebrei, venivano selezionati e uccisi nelle camere a gas o divenivano prigionieri del Campo destinati ai lavori forzati.

Nonostante gli storici abbiano cercato e cerchino tuttora di analizzare il nazismo, l’ideologia della razza ariana, il superuomo, Auschwitz e gli altri Campi di sterminio nazista, l’orrore è tale da risultare incomprensibile alla mente umana. Mentre percorrerai quella distesa di morte, nella tua mente resterà un pensiero fisso, immobile che mai dimenticherai: un solo giorno senza memoria non è vita.

Auschwitz: la storia del Campo di Concentramento

Nella metà del 1940 i Tedeschi crearono, presso la cittadina polacca di Oswiecim, annessa al Terzo Reich, il Konzentrationslager (KL) di Auschwitz. Il Campo di Concentramento era stato pensato dapprima come uno dei tanti campi tedeschi in cui rinchiudere i prigionieri politici (soprattutto polacchi), gli esponenti religiosi e spirituali, gli intellettuali e gli uomini di scienza dissidenti che aderivano ai vari movimenti di Resistenza. Ma dal 1942 il campo divenne il principale luogo di sterminio di massa degli ebrei durante la buia stagione del terrore nazista.

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Una delle fosse comuni scoperte dopo la liberazione del Campo. Uno dei maggiori problemi dei nazisti era cosa fare con i corpi dei prigionieri che erano stati uccisi nelle camere a gas. Il sistema spesso si sovraccaricava a causa della quantità esorbitante di corpi e subiva dei rallentamenti. La soluzione che adottarono fu la cremazione piuttosto che la sepoltura. Ma uno degli ostacoli che i nazisti dovettero affrontare fu lo smaltimento dell’enorme mole di ceneri che risultava dalle cremazioni.

Oltre un milione di persone furono deportate e internate ad Auschwitz, tuttavia ne furono registrate “solo” 400 mila. Dal 1942 furono registrati circa 200 mila ebrei (provenienti dai rastrellamenti compiuti in ogni parte d’Europa), 160 mila prigionieri politici polacchi che opponevano resistenza al regime, 15 mila prigionieri di guerra sovietici (di cui solo 12 mila registrati), 21 mila prigionieri cosiddetti “asociali” ossia zingari registrati, migliaia di prigionieri di polizia polacchi (giudicati con processi sommari e fucilati in loco), 11 mila prigionieri rieducazionali (accusati di violazioni disciplinari sul posto di lavoro), Testimoni di Geova (registrati 138 elementi) ed omosessuali, soprattutto tedeschi (si parla di alcune decine di unità). I dirigenti dei campi erano esponenti delle SS (Shutzstaffeln), squadre speciali addestrate dapprima per servire e proteggere il Partito Nazista, in seguito, fra le innumerevoli nefandezze e atrocità da loro compiute, presero parte alla follia omicida dello sterminio del popolo ebraico. Oltre 8 mila soldati delle SS si alternarono nella guardia e nelle atrocità in loco.

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La “piccola foresta” dove i prigionieri aspettavano la morte, nei pressi del Krematorium IV. Ai prigionieri in attesa veniva fatto credere che avrebbero dovuto semplicemente sottoporsi ad una doccia disinfettante. La recinzione impediva di vedere cosa accadeva al di là degli alberi, ma le urla e le grida potevano essere chiaramente udite dagli altri prigionieri.

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Laghetto delle ceneri.

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In questo laghetto furono gettate le ceneri di migliaia di prigionieri, per la maggior parte ebrei, che furono uccisi nelle camere a gas del Krematorium IV, poco distante da lì. Si intravede la “piccola foresta” alle spalle del lago. “Alla memoria di uomini donne e bambini che caddero vittime del genocidio nazista. In questo stagno giacciono le loro ceneri. Possano le loro anime riposare in pace”.

Il Campo di Concentramento di Auschwitz era suddiviso in tre parti: Auschwitz I, Auschwitz II – Birkenau, Auschwitz III – Monowitz (Buna). Auschwitz I (Stammlager) fu creato nella metà del 1940 utilizzando degli edifici preesistenti di proprietà dell’esercito polacco: conteneva dai 12 mila ai 20 mila deportati.

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Baracche destinate dapprima ai prigionieri di guerra sovietici, poi divenuti dormitori del Campo delle donne.

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Baracche originariamente pensate come stalle per cavalli, in seguito destinate agli uomini.

Auschwitz II – Birkenau fu costruito nel 1941 a una manciata di chilometri da Oswiecim: qui furono allestite le camere a gas, strumenti di distruzione di massa oggi tristemente noti, che i nazisti utilizzarono per sterminare i prigionieri deportati da ogni parte d’Europa. Auschwitz III – Monowitz  fu creato nel 1942 come campo satellite di Auschwitz.

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Questo luogo veniva chiamato “Sauna”. Piccole camere a gas concepite per la “disinfezione” dei nuovi prigionieri.

Ad Auschwitz erano in funzione 4 camere a gas che impiegavano lo Zyklon B per lo sterminio di massa. A metà gennaio del 1945 l’avanzata dell’Armata Rossa aveva spaventato e messo in allarme i tedeschi, i quali ben presto iniziarono a smantellare il campo nella speranza di distruggere le prove dei loro inenarrabili crimini di sterminio di massa.

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Krematorium II. Il tetto qui è collassato, fu fatto esplodere dalle SS per coprire i loro crimini di guerra poco prima dell’arrivo dell’Armata Rossa. Il Sonderkommando (prigionieri lavoratori speciali) viveva nell’attico dell’edificio.

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Krematorium IV. Fu bruciato dai prigionieri lavoratori speciali del Sonderkommando (unità speciale di prigionieri per la maggior parte ebrei costretti a collaborare con i nazisti nei campi di sterminio) nella loro rivolta del 7 ottobre del 1944, rivolta che portò ad una rappresaglia da parte dei nazisti contro i militanti della Resistenza soprattutto polacca. I prigionieri ribelli furono individuati e uccisi dai nazisti, e con essi alcune donne polacche, operaie delle fabbriche di munizioni limitrofe, che gli avevano fornito l’esplosivo. Il Krematorium IV venne poi fatto esplodere dalle SS alla vigilia dell’arrivo delle truppe sovietiche per nascondere i loro crimini.

Smantellarono e fecero esplodere molti edifici e distrussero anche i documenti. Migliaia di prigionieri furono trucidati, altri furono costretti a dirigersi verso nord-ovest e verso ovest, nelle cosiddette “marce della morte”, nel corso delle quali i nazisti uccisero tutti i prigionieri che si fermavano o che cadevano a terra. Finalmente, il 27 gennaio del 1945 le truppe sovietiche entrarono ad Auschwitz e lì vi trovarono circa 7 mila prigionieri superstiti, molti dei quali bambini.

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Valentina Perucca

Valentina Perucca nasce a Roma nel 1982. Dopo aver conseguito la maturità classica si laurea in Lettere e Filosofia, all'Università La Sapienza di Roma. Appassionata di arte, letteratura, musica, viaggi. Specializzata in linguistica e glottodidattica, insegna italiano a tutti coloro che vogliono impararlo. Ama Catullo, Ovidio, Euripide, Sofocle, suoi migliori amici fin dalla più tenera età. Odia gli arrivisti, gli arrampicatori sociali e i cercatori d'oro.