Attacco San Pietroburgo: questo è razzismo!

Si è consumato un nuovo attacco terroristico, questa volta a patirne le conseguenze è stata la città di San Pietroburgo, la seconda per importanza in Russia. A seminare il panico un ordigno esploso all’interno della metropolitana, capace di causare 14 morti e oltre 51 feriti (va detto che il bilancio poteva essere di gran lunga peggiore). Un altro luogo stracolmo di civili, sede di una quotidianità dove ognuno di noi usa rifugiarsi da pensieri negativi come quello di un ipotetico attacco terroristico.

L’esplosione sarebbe avvenuta tra le stazioni di Tekhnologichesky Institut e Sennaya Ploshchad, mentre dalle prime immagini circolate attraverso network e web sembra che gli ordigni rimasti inesplosi sarebbero almeno due. Entrambi gli esplosivi (ma non si esclude ce ne siano degli altri inesplosi) sarebbero di ottima fattura, l’uno di potenza media (contenuto in una borsa), l’altro con un potenziale esplosivo più elevato (posto all’interno di un estintore).

Nelle ultime ore si sono rincorsi i rumors riguardanti l’identità dell’attentatore. Inizialmente era stata fatta circolare l’immagine, catturata dalle telecamere della metro, di un uomo “sospetto” a causa di una lunga barba nera e un copricapo. Quest’ultimo si è poi volontariamente costituito presso gli investigatori per dichiararsi innocente.

É stata poi una televisione israeliana a diffondere le immagini di un giovane con berretto blu e parka rosso: le autorità sospettano che si possa trattare di un presunto kamikaze. Il giovane sarebbe originario dell’Asia Centrale (sembrerebbe del Khirghizistan) e avrebbe legami accertati con l’isis. Al momento però vi sarebbe molta confusione in seno alla sicurezza nazionale dello stesso Khirghizistan, almeno stando alle dichiarazioni rilasciate alla stampa da parte di alcuni esponenti di questa.

Ancora troppo presto dunque per lanciarsi in analisi e scenari, per questi occorre attendere le indagini degli inquirenti. 

I tempi sono invece maturi per muovere una critica, coscienziosa e imparziale, al mondo in cui il mondo occidentale sta mediaticamente trattando questa vicenda: stavolta infatti, al contrario di molte altre, nessuna città al di là del Caucaso ha lasciato che un monumento o un palazzo si illuminasse con i colori russi.

attacco San Pietroburgo

In passato è successo per Parigi, Nizza, Istanbul e addirittura per i jihadisti di Al Nusra morti ad Aleppo. Già perchè noi siamo quelli che piangiamo le morti (occidentali) causate dal terrorismo, per poi elogiarne i protagonisti.

Stavolta siamo invece riusciti addirittura a sconfinare nell’insulto, attraverso prime pagine di giornale vergognose come questa:

attacco San Pietroburgo

che paragonate a, doverose, prime pagine di sabato 14 novembre 2015 fanno accapponare la pelle:

attacco San Pietroburgo

Abbiamo preso appositamente ad esempio uno dei quotidiani più dotati di buon senso dello stivale. Se il risultato è questo occorre allora chiedersi quale sarebbe stata la prima pagina del Fatto qualora Marco Travaglio si fosse per caso trovato tra le stazioni di Tekhnologichesky Institut e Sennaya Ploshchad alle 14 e 30 del 3 aprile 2017. 

Ma il Fatto non è certo l’unico esempio del latente razzismo che marcia a ritmi impressionanti sui rotocalchi europei. A fargli compagnia ci ha pensato uno sciacallo, perchè solo in questo modo può definirsi, come Vittorio Zucconi, tanto bravo a prendersela con Salvini (spesso a ragione) ma altrettanto capace nell’emularlo quando necessario.

Attacco San Pietroburgo

Lo “sciacallo” fa ovviamente riferimento alle “grandi proteste” anti-Putin che avrebbero “travolto” la Russia nelle scorse settimane. Su lineadiretta24 avevamo già affrontato il tema lo scorso 28 marzo, aiutando il lettore a comprendere come tale evento sia stato ingigantito ad arte, in ottica anti-russa.

Lasciando da parte la prima pagina di un quotidiano (possiamo definirlo tale?) come l’Unità, anche in rispetto delle vittime, è evidente come la recente giornata dedicata alle fakenews rappresenti un gigante paradosso se confrontata con la bile che ogni giorno viene oculatamente versata sui più importanti media occidentali.

Occorre capire, prima che sia troppo tardi, che le vittime vanno rispettate tutte, al di là del regime politico in cui vivono. Non esistono morti di serie A e altri di serie B. 

Ai caduti di San Pietroburgo: che la terra vi sia lieve.

 

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@federicolordi93

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Federico Lordi