Alitalia: una tipica anomalia all’italiana

Il mercato internazionale, coordinato da leggi comunitarie in merito alla libera concorrenza, sembra voltare le spalle al complicato caso della compagnia aerea nostrana e fare dietro front. Air France, Luftansa e la compagnia russa Aeroflot, non vogliono investire in quella che sembra mostrare tutte le caratteristiche di una prossima banca rotta. Contraria ai recenti sviluppi anche British Airways che ritiene ciò che è in fase di decisione, illegale. Infatti dall’assemblea dei soci Alitalia, seguita al consiglio di amministrazione, emerge la possibilità di investimenti di capitali nazionali pari a 500 milioni di euro e questi, proverrebbero e da iniezioni di capitali da parte di banche, e dagli investimenti di Poste Italiane. L’11 Ottobre i soci avrebbero stabilito un notevole aumento del capitale per Alitalia.

Ricapitalizzazione e privatizzazione, perciò, due decisioni prese in modo del tutto autonomo che, però, coinvolgerebbero lo Stato italiano nell’elargizione di un forte aiuto, andando contro alle normative europee in merito alla libera concorrenza dei mercati, al divieto di investire capitali in holding fallimentari e, precisamente, al divieto di aiuti di Stato. A questo si appella British Airways e, di già, la Commissione Ue non rimane indifferente, il portavoce del commissario Ue alla concorrenza, Antoine Colombani ha dichiarato che sarà presto verificata la compatibilità delle misure adottate con le norme Ue sugli aiuti di Stato. A Bruxelles, in Commissione, si attende la notifica del piano Alitalia, prima di prendere provvedimenti.

In ogni caso, il Financial Times e il Wall Street Journal criticano aspramente questo tipo di decisioni per il salvataggio di Alitalia, in un ambiente internazionale di liberalizzazione economica sempre più estesa a differenti settori, il caso della compagnia aerea italiana, sembra ripiegarsi e chiudersi in sé stesso, con forme di nazionalizzazioni retrograde. Le mosse dell’attuale Governo Letta, ricalcano la strada già aperta dal Governo Berlusconi per far sì che la compagnia rimanga vicina allo Stato, in mani italiane. Il coinvolgimento di Poste Italiane sembra proprio andare in questo senso, secondo la voce dei due maggiori giornali finanziari internazionali, Letta non è sincero e si contraddice: prima lancia “L’Operazione Italia” per attrarre investimenti stranieri e poi risolve alla luce di un neo-nazionalismo il caso italiano. È di questo avviso anche il Codacons che ha inviato un esposto di denuncia alla Commissione europea per il coinvolgimento di Poste Italiane, definito illegittimo aiuto di Stato. Si legge nell’esposto: « l’intervento potrebbe configurarsi come un aiuto attraverso risorse statali sotto la veste di acquisto di titoli ».

Secondo l’associazione dei consumatori, poi, la decisione di accordare la partecipazione a Poste Italiane non sarebbe stata del CdA ma proverrebbe da ambienti politici. È per questo che il caso Alitalia presenta, ancora una volta, tutte le caratteristiche peggiori di un caso all’italiana, un esempio del fallimento delle politiche industriali,e questo è anche il titolo di un duro articolo del WSJ che boccia l’ economia italiana come stagnante, non competitiva, appesantita dalle contorsioni della politica fiscale e delle leggi sul lavoro, aziende abbandonate a sé stesse, spesso altamente inquinanti e indietro sull’adeguamento alla legislazione in materia di riduzione di emissioni e spreco di energia. Ma, soprattutto, un’economia fortemente segnata da gravi ingerenze politiche.

E nello specchio della finanza globale, l’Italia riflette tutte le sue anomalie e negatività, un caso questo che esemplifica un andamento economico distorto, l’ immobilismo e l’incapacità ad affrontare a testa alta la concorrenza internazionale. Un andamento discendente cominciato, in particolar modo, dalla deregulation degli anni ’90 in poi e i successivi casi Finmeccanica e Telecom.

Eva Del Bufalo

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