Aborto, la “svolta” di Papa Francesco?

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«Papa Francesco, svolta sull’aborto: “Perdono alle donne pentite”»; «Giubileo: Papa chiede amnistia e perdono per per peccato di aborto»; «Il Papa: “Per il Giubileo assolvere dal peccato dell’aborto le donne pentite” »; «Papa: grande amnistia e perdonare aborto»; «Papa: “Assoluzione per donne che hanno abortito»; «Aborto. Papa Francesco: “Perdonare le donne colpite da questo dramma” »; «Aborto: la sorpresa di Francesco».

In pochi minuti la Breaking news era già rimbalzata sulle homepage di tutti i giornali e rilanciata via social. In occasione dell’Anno Santo che debutterà il prossimo 8 dicembre, Papa Francesco chiede di perdonare le donne che si sono macchiate del peccato di aborto. Notizia ghiotta, capace al contempo di assicurare click e dibattiti e dipingere – ancora una volta – Bergoglio come il pontefice rivoluzionario.

A guardar bene, però, la “svolta” epocale millantata dai giornali non è poi così radicale. In una lettera a Monsignor Rino Fisichella, infatti, il Papa – dopo una riflessione su “uno dei problemi del nostro tempo [che] è certamente il modificato rapporto con la vita” – ha dichiarato: «Ho deciso nonostante qualsiasi cosa in contrario, di concedere a tutti i sacerdoti per l’Anno Giubilare la facoltà di assolvere dal peccato di aborto quanti lo hanno procurato e pentiti di cuore ne chiedono il perdono». Le parole del Papa, dunque, non tradiscono un nuovo approccio della Chiesa nei confronti di quello che rimane un peccato punito con la scomunica, ma un tentativo di permettere a quanti più fedeli possibili di riavvicinarsi – previo pentimento – ai sacramenti. Secondo il diritto canonico, infatti, chi si macchia del peccato di “procurato aborto” – ovvero la donna che abortisce, chi la induce ad abortire e chi pratica o coopera all’aborto – è punito automaticamente con la scomunica latae sententiae. L’assoluzione, in questo caso, non può essere concessa che dal Vescovo – o da un confessore da lui delegato – o da un sacerdote appartenente a uno degli ordini mendicanti che, per un antico privilegio, possono dare il Perdono ai rei di aborto pentiti. Già in aprile, però, con la bolla istitutiva dell’anno giubilare “Misericordiae vultus” il Papa aveva annunciato che durante il Giubileo – e più precisamente durante la Quaresima del 2016 – avrebbe inviato in tutte le diocesi i suoi «missionari della misericordia, […] cui darò l’autorità di perdonare anche i peccati che sono riservati alla Sede Apostolica ». Semplici sacerdoti, che in via del tutto eccezionale potranno assolvere in confessione anche da quei peccati per cui i parroci non potrebbero in condizioni normali concedere il perdono, tra cui – aveva specificato dopo qualche settimana proprio Mons. Fisichella – anche l’aborto, ancora considerato un «delitto contro la vita e la libertà umana».

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Con la nuova lettera di Francesco, la possibilità di assolvere dal peccato di aborto sarà estesa a tutti i sacerdoti per tutta la durata del Giubileo, che – non a caso – è l’anno della remissione dei peccati. Una scelta importante, senza dubbio, ma non la rivoluzione copernicana che i titoli dei giornali hanno strillato. Il perdono divino non è mai stato negato alle donne sinceramente pentite di questo «peccato contro il Dio creatore», né il contenuto della missiva papale si allontana dalla dottrina tradizionale di Santa Romana Chiesa. Eppure, molti giornali hanno presentato la notizia come l’ennesima rottura del Papa innovatore. Certo, negli articoli si potevano trovare le parole del Pontefice che spiegavano la sua decisione di concedere anche ai sacerdoti la possibilità di perdonare i peccatori ( non concedere tout court), ma troppi titoli hanno presentato la notizia come un evento di portata storica alla stregua di un nuovo Concilio Vaticano II. Considerando che otto persone su dieci non proseguono oltre la lettura del titolo di un articolo, in quanti si convinceranno che il Papa gentile ha aperto all’aborto? Basta leggere i commenti sui social per rendersene conto. In fondo, però, non c’é molto di cui stupirsi. Quante persone, dopotutto, sono ancora convinte che Francesco abbia “aperto alle coppie gay”, nonostante la realtà dei fatti e le ripetute smentite ufficiali?

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Costanza Giannelli

Nasce e cresce (poco, in realtà) in Toscana. Nel 2013, dopo la laurea in Storia Contemporanea si trasferisce a Roma, dove approda alla redazione di Lineadiretta24. Lettrice onnivora e incontenibile logorroica, è appassionata di politica, diritti, storia, De Andrè e Scrubs, non necessariamente in quest’ordine. Curiosa di natura e polemica per vocazione, ama l’India e colleziona lauree, ma giura che la terza sarà l’ultima.