A piedi scalzi per solidarietà con i migranti

I-migranti-in-marciaDuecentoquaranta chilometri, in treno, si percorrono in poche ore. I migranti giunti in Ungheria, però, il treno non hanno potuto prenderlo. Per il premier nazionalista Orban – che tanto piace a Salvini e negli ultimi giorni pure a Grillo – sono «una minaccia per l’Europa». Dopo aver steso centosettantacinque chilometri di filo spinato per impedire loro l’accesso, il leader ungherese la settimana scorsa ha chiuso e sgomberato la stazione della Capitale. Ma la speranza – e la disperazione – trovano sempre una strada. Così, dopo cinque giorni, quei duecentoquarantatré chilometri che li separavano da Vienna i migranti hanno deciso di percorrerli a piedi. Uno dopo l’altro, si sono incamminati, cercando di raggiungere l’Austria e poi, da lì, la Germania. Una lunga colonna di persone, uomini donne e bambini, ha risalito l’autostrada, mentre una fila costante di auto andava loro incontro per portarli, se non al di là frontiera (chi lo fa rischia l’accusa di traffico di esseri umani e il carcere), almeno il più vicino possibile alla libertà, mentre Orban lanciava lo stato di emergenza e proponeva di schierare l’esercito sul confine – proposta fortunatamente bocciata.

convoiLe immagini della «marcia delle migliaia» hanno fatto il giro del mondo e, mentre l’Europa dei popoli mostrava di poter essere migliore di quella politica, hanno spinto molti altri a mettersi in cammino. Lunedì mattina, un gruppo di circa cento persone arrivate dalla Germania nella cittadina danese di Rødby ha deciso di raggiungere la Svezia a piedi, percorrendo i 190 chilometri che li separano dalle coste svedesi. Nella notte, è stata la volta della frontiera tra Serbia e Ungheria, dove centinaia di persone attendevano da giorni nella città di confine di Roszke gli autobus che avrebbero dovuto portarli a Budapest, dove nel frattempo è stata riaperta la stazione ferroviaria. Un gruppo di persone ha forzato un posto di blocco della polizia con l’intenzione di percorrere a piedi i 150 chilometri che li separavano dalla Capitale ungherese, percorrendo contromano un tratto dell’autostrada che è stato chiuso al traffico. Di chilometri da percorrere verso l’obiettivo ne rimangono tanti e in molti potrebbero decidere come loro di mettersi in marcia per superare le barriere li ostacolano. E mentre il cuore dell’Europa è attraversato dai passi di chi è partito da lontano, tra giovedì e venerdì l’Italia sarà calpestata da chi, a piedi nudi, manifesterà la sua solidarietà con gli «uomini scalzi. Chi ha bisogno di mettere il proprio corpo in pericolo per poter sperare di vivere o di sopravvivere». Dopo gli applausi alla stazione di Monaco e la staffetta automobilistica austriaca, infatti, anche per l’Italia (una parte, almeno) è arrivato il momento di mostrare da che parte stare. Sfruttando un palcoscenico d’eccezione – la mostra del Cinema di Venezia – attori, registri, critici, associazioni, uomini di chiesa e persone comuni lanceranno la marcia simbolica #apiediscalzi per iniziare «un lungo cammino di civiltà» e per chiedere con forza «i primi tre necessari cambiamenti delle politiche migratorie europee e globali:

  1. certezza di corridoi umanitari sicuri per vittime di guerre, catastrofi e dittature
  2. accoglienza degna e rispettosa per tutti
  3. chiusura e smantellamento di tutti i luoghi di concentrazione e detenzione dei migranti
  4. Creare un vero sistema unico di asilo in Europa superando il regolamento di Dublino».

scalzi2_nLe adesioni all’appello sono già centinaia e si stanno moltiplicando le città in cui verranno organizzate altre «Marce delle donne e degli uomini scalzi». Tra giovedì e venerdì, in centinaia si toglieranno le scarpe e marceranno, i piedi nudi sull’asfalto, per ricordare che «la migrazione assoluta richiede esattamente questo: spogliarsi completamente della propria identità per poter sperare di trovarne un’altra. Abbandonare tutto, mettere il proprio corpo e quello dei tuoi figli dentro ad una barca, ad un tir, ad un tunnel e sperare che arrivi integro al di là, in un ignoto che ti respinge, ma di cui tu hai bisogno. Sono questi gli uomini scalzi del 21°secolo e noi stiamo con loro. Le loro ragioni possono essere coperte da decine di infamie, paure, minacce, ma è incivile e disumano non ascoltarle». Venerdì 11 settembre. «Perché la storia appartenga alle donne e agli uomini scalzi e al nostro camminare insieme».

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Costanza Giannelli

Nasce e cresce (poco, in realtà) in Toscana. Nel 2013, dopo la laurea in Storia Contemporanea si trasferisce a Roma, dove approda alla redazione di Lineadiretta24. Lettrice onnivora e incontenibile logorroica, è appassionata di politica, diritti, storia, De Andrè e Scrubs, non necessariamente in quest’ordine. Curiosa di natura e polemica per vocazione, ama l’India e colleziona lauree, ma giura che la terza sarà l’ultima.