11 settembre: vent’anni dopo cos’è cambiato?

Vent’anni dopo gli attentati dell’11 settembre. Il ritiro delle truppe americane e Nato dall’Afghanistan, hanno “celebrato” nell’anno corrente l’attentato alle twin towers come mai avremo potuto immaginare. Quest’anno, alle drammatiche foto che immortalano le sagome delle persone che si lanciarono disperate giù dalle torri gemelle, si accavallano le le immagini altrettanto disperate dei corpi che cadono nel vuoto dopo essersi aggrappati ai carrelli degli aerei in decollo all’aeroporto di Kabul. Vent’anni dopo l’11 settembre 2001 il mondo è cambiato, la lotta al terrorismo è cambiata, gli equilibri internazionali anche.

11 settembre 2001

Era una mattinata come tante, una di quelle che apparentemente scandisce la frenetica routine di un’affollata metropoli come New York. In radio passava il singolo di J.Lo “I’m Real” che aveva appena raggiunto la vetta della Bilboard Hot 100, e migliaia di persone si apprestavano a raggiungere il loro posto di lavoro. Poi qualcosa è cambiato. Ore 8:46, un rumore assordante causato da una collisione fece alzare lo sguardo a tutti i passanti che si trovavano intorno al World Trade Center. Davanti ai loro occhi increduli si stava consumando una scena spaventosa: l’America non ha avuto neanche il tempo di realizzare cosa stava accadendo perché da li a poco dopo -ore 9:03-, come un brutto sogno ricorrente, si sarebbe ripetuta la stessa scena. Era l’11 settembre 2001 quando due aerei vennero dirottati contro le Torri Gemelle; un terribile attacco terroristico messo in atto da alcuni seguaci di Al Qaeda che dirottarono in totale 4 aerei. Il terzo velivolo venne fatto precipitare sul Pentagono e l’ultimo venne abbattuto in Pennsylvania senza raggiungere il suo obbiettivo che probabilmente era la Casa Bianca o il Campidoglio a Washington. L’attacco alle torri gemelli fu per i civili e le forze dell’ordine uno spettacolo agghiacciante: centinaia di corpi si gettavano dai due edifici in fiamme. Le vittime furono piu di 2000 Afghanistane ci furono conseguenze a livello mondiale: le misure antiterrorismo furono ampiamente rafforzate, il potere dei corpi di polizia e di spionaggio americani venne ampliato e l’America dichiarò guerra al terrorismo attaccando l’Afghanistan che era sotto il controllo dei talebani, i quali ospitavano le basi dell’organizzazione terroristica al Qaida 

Dopo gli attentati dell’11 settembre USA chiesero ai talebani l’estradizione del capo di al-Qāʿida. La richiesta degli americani venne rigettata, così il 7 ottobre 2001 gli USA attaccano militarmente l’Afghanistan, dando inizio all’operazione Enduring Freedom che nel giro di poche settimane riuscì a spazzare via la resistenza dei talebani, che erano al governo dal 1996.
Ma quella sconfitta così celere era davvero reale?

I fatti di oggi ci dimostrano che la lotta al terrorismo non è servita ad annientare il terrorismo stesso, ma solo a farlo evolvere. In particolare la minaccia terroristica di origine islamica si è evoluta molto negli ultimi 20 anni, generando delle cellule a sé stanti. Due decenni di operazioni antiterrorismo guidate dagli Stati Uniti hanno portato i fondamentalisti a lavorare nel sottobosco delle reti sociali: ci sono quasi quattro volte più militanti islamici sunniti oggi di quanti ce ne fossero l’11 settembre 2001 e restano inoltre attivi quasi 100 gruppi estremisti islamici.


E’ pur vero che in Europa la minaccia terroristica è stata contenuta grazie all’evoluzione dell’intelligence:
 negli ultimi quattro anni in Occidente si sono manifestati attacchi terroristici principalmente nella forma di azioni pianificate ed eseguiti da singoli individui, con piani di azione, tattiche ed armi poco complesse. Rispetto a vent’anni fa, il terrorismo non appare più come una minaccia esistenziale per Stati Uniti ed Eropa.      

Il jihadismo però non è regredito: si è espanso ed evoluto, sino a diventare anche un movimento di protesta e ribellione a livello transnazionale, attirando a sé anche individui che non hanno alcuna familiarità con la militanza o questioni dottrinali islamiche. Internet ed i social media hanno avuto un ruolo chiave in questa diffusione.
terrorismo

E se l’Occidente contiene la minaccia jihadista, nel resto del mondo è in espansione. Stando ai dati resi noti dal sito dell’istituto per gli studi di politica internazionale (ISPI) nell’ultimo decennio il numero di attacchi terroristici di stampo jihadista è aumentato di 6 volte rispetto al decennio precedente e in particolare, è cresciuto il pericolo in Asia e Africa Sub Sahariana dove si verifica il 60% degli attacchi, contro il 18% di fine anni 90’.

In questi vent’anni, mentre l’esercito americano cercava di esportare una democrazia che sarebbe crollata subito dopo la sua ritirata, i crimini di odio e le discriminazioni razziali sono aumentati. In America i crimini di odio contro le persone di colore continuano a restare superiori rispetto a quelli nei confronti di tutte le altre etnie. Anche i dati circa il divario retributivo di genere  –wage gap- e della ricchezza aggregata tra americani bianchi e di colore sono peggiorati: le famiglie bianche possiedono asset pari a 102 trilioni di dollari, quelle nere pari a 6, il divario è raddoppiato rispetto a quanto si registrava nel 2000

Vent’anni dopo la minaccia del jihadismo appare più lontana, meno strutturata, ma forse più capillare. Vent’anni dopo risorge dalle ceneri di una guerra occidentale, vent’anni dopo la sua fine non sembra vicina.

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Twitter: @amiraabdel13

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Amira Abdel Shahid Ahmed Ibrahim

Amira Abd El Shahid Ahmed Ibrahim è nata a Roma, nonostante il nome che sembra uscito da un documentario di Super Quark e il cognome così lungo da convincere il funzionario dell’anagrafe a cambiare mestiere il giorno in cui è venuta alla luce possano depistare circa il suo luogo di nascita. Nata sotto il segno dei pesci è una meticcia: metà del sangue che le scorre nelle vene è arabo. Condivide la sua dimora con due gatti grassi, predilige alla maggior parte delle persone i quadrupedi che non hanno il dono della parola, ma all’occorrenza si adatta a interagire con il genere umano. Dopo la cucina, arte nella quale si diletta spesso per rendere chi la circonda una persona più felice e l’arricciarsi i capelli, Amira ha anche degli hobbies che implicano l’uso del suo quoziente intellettivo come: leggere e scrivere. Due funzioni di elementare apprendimento che lei svolge con grande passione. Collabora con il quotidiano on-line Lineadiretta24 dal novembre 2013. Caporedattrice della rubrica di viaggi dal 2016. Leggermente sindacalista dentro odia le ingiustizie che “affollano” il pianeta. Conta di cambiare il mondo un giorno, o di conquistarlo.