Il Dakota Building: l’edificio che racconta la malinconica fine di John Lennon

Nel 1880 venivano gettate le fondamenta di un edificio ed anche di diverse assurde, ma affascinanti, storie. In quell’anno infatti Edward Clark, fondatore della Singer Corporation, commissionò l’architetto Henry Hardenbeng per la progettazione di un edificio residenziale che avrebbe poi preso il nome di Dakota.  

I lavori di costruzione terminarono nel 1884, quello stesso anno segnava anche la nascita di un nuovo concetto sociale: i condomini di lusso. All’epoca infatti le persone benestanti risiedevano in case unifamiliari, gli affollati condomini venivano lasciati alle classi meno agiate; per questo le mura del Dakota erano pregne di significato, diventando il chiaro simbolo di uno status sociale tanto da vedere i propri appartamenti “sold out” ancor prima della fine della costruzione. Situato nell’Upper West Side di Manhattan ha dieci piani coronati da dei peculiari tetti a cuspide e delle balaustre con decorazioni in stile neogotico che godono della vista di Central Park.  

Così, tra le mura di questo lussuoso condominio, iniziarono a consumarsi, poco dopo la sua costruzione, gli amori e gli umori di molti personaggi facoltosi e famosi tra cui: il celebre compositore Tchaikovsky, l’attrice Lauren Bacall ed il ballerino Rudolf Nureyev, facendo diventare questo nucleo abitativo il più celebre e celebrato di New York. 

Tra tutti gli amori che hanno abitato il Dakota ce né uno di cui si sente ancora l’eco, o per meglio dire la sinfonia: quello tra John Lennon e Yoko Ono. 

Un pò anticonformista, originale, ma anche romantico, analogamente alla storia del Dakota, anche l’amore tra l’ex dei Beatles e Yoko Ono riflette uno dei cambiamenti sociali che forse più che mai è radicato oggi nella nostra società: la libertà di amare pur avendo un passato ed un presente, spezzando i legami ormai consumati senza che questi ci precludano il futuro. Infatti la favola senza lieto fine di John Lennon e Yoko Ono iniziò a Londra il 9 novembre 1966, ad un vernissage dove i due si incontrarono per la prima volta. L’artista giapponese stava cercando di rimettere insieme i pezzi di un matrimonio ormai quasi in frantumi, in quel viaggio infatti aveva portato con se il marito e la figlia sperando che potesse essere un momento di conciliazione familiare, ignara del fatto che proprio in quel frangente sarebbe avvenuto l’incontro con il suo nuovo amore. Lennon, dal canto suo, aveva Cintya Powell che lo aspettava a casa, moglie e madre del figlio. Il primo incontro tra l’artista giapponese ed il cantante fu breve, ma decisivo per l’inizio di un corteggiamento culturale: i due infatti iniziarono  a studiare ed apprezzare l’uno il lavoro dell’altro, dando vita ad un rapporto epistolare e professionale ancor prima che amoroso. Due anni e qualche lettera dopo i due si incontrarono a casa di John Lennon il quale aveva invitato Yoko Ono ad ascoltare i suoi brani inediti; in quello stesso studio di registrazione dall’ascolto passarono alla composizione facendo nascere i brani di quello che saràil loro primo album: Two Virgins. 

john lenonEra il 20 maggio del 1968 e da quel giorno in poi Yoko Ono e John Lennon non si lasciarono più, mandando all’aria i loro rispettivi matrimoni e iniziando a diventare il simbolo dell’amore ribelle, ma pacifista. Convolarono a nozze nel 1969 e dopo aver abitato nell’ex appartamento di Ringo Starr la coppia più chiacchierata dell’epoca si trasferisce a New York, nel palazzo più celebre dell’epoca: il Dakota Building. Le mura che accolsero Jon Lennon e Yoko Ono non furono quattro, infatti i due acquistarono in prima battuta ben tre appartamenti, di cui uno solo per gli ospiti, poi altri due. John Lenon poco dopo l’unione con Yoko Ono lasciò i Beatles per dedicarsi alla sua carriera da solista e alle sue attività sociali e culturali con la moglie e, ben presto, dovrà dedicarsi anche al figlio Sean. Lui famoso, lei spigolosa e futuristica nelle sue opere, il colpo di fulmine, il successo mediatico, gli ideali condivisi ed una casa o, per meglio dire, delle case da sogno; una storia da copertina la cui prima pagina ben presto verrà strappata da un triste colpo di scena. Era l’8 dicembre del1980: l’Irpinia stava ancora cercando di rialzarsi dopo il sisma che l’aveva colpita il mese precedente, i Led Zeppelin avevano annunciato il loro scioglimento e Video killed the radio star era il singolo più venduto. Per Lennon era un giorno qualsiasi, stava tornando con Yoko Ono nei suoi appartamenti presso il Dakota Building dopo una seduta di registrazione. Ad attenderlo c’era Mark David Chapman il quale dopo aver visto il cantante e la moglie avvicinarsi al portone del lussuoso condominio chiamò Lennon per nome e dopo aver visto il cantante voltarsi sparò 4 volte. Le ferite furono mortali e Lennon morì quella stessa notte all’arrivo del Roosvelt Hospital. 

Le mura del Dakota Building, così desiderate e celebrate, hanno accolto vite altrettanto invidiate e chiacchierate, ma le crepe di quei muri raccontano la malinconia della fine di alcune di queste.

 

Vai alla homepage di LineaDiretta24

Leggi altri articoli dello stesso autore

Twitter: @amiraabdel13

 

Vuoi commentare l'articolo?

Amira Abdel Shahid Ahmed Ibrahim

Amira Abd El Shahid Ahmed Ibrahim è nata a Roma, nonostante il nome che sembra uscito da un documentario di Super Quark e il cognome così lungo da convincere il funzionario dell’anagrafe a cambiare mestiere il giorno in cui è venuta alla luce possano depistare circa il suo luogo di nascita. Nata sotto il segno dei pesci è una meticcia: metà del sangue che le scorre nelle vene è arabo. Condivide la sua dimora con due gatti grassi, predilige alla maggior parte delle persone i quadrupedi che non hanno il dono della parola, ma all’occorrenza si adatta a interagire con il genere umano. Dopo la cucina, arte nella quale si diletta spesso per rendere chi la circonda una persona più felice e l’arricciarsi i capelli, Amira ha anche degli hobbies che implicano l’uso del suo quoziente intellettivo come: leggere e scrivere. Due funzioni di elementare apprendimento che lei svolge con grande passione. Collabora con il quotidiano on-line Lineadiretta24 dal novembre 2013. Caporedattrice della rubrica di viaggi dal 2016. Leggermente sindacalista dentro odia le ingiustizie che “affollano” il pianeta. Conta di cambiare il mondo un giorno, o di conquistarlo.