World Press Photo: il 2013 del fotogiornalismo

Basterà pensare all’ intensa espressione della Madre Migrante fotografata da Dorothea Lange nel 1936, o al romantico Bacio della Vittoria catturato dall’ obiettivo di Alfred Eisenstaedt durante la parata celebrativa della vittoria americana sul Giappone, per scoprire quanto il magico impatto del fotogiornalismo abbia presa sull’immaginario collettivo. Erano i primi decenni del ‘900 e le origini della fotografia documentaristica. La fondazione World Press Photo, nata in Olanda nel 1955, torna anche quest’anno per consegnare visivamente alla storia una panoramica per immagini dell’ultimo anno trascorso. Nove le categorie in gara – Spot News, Notizie Generali, Storie d’attualità, Vita quotidiana, Volti (Ritratti in presa diretta e Ritratti in posa), Natura, Sport in azione e Sport in primo piano – e 53 i fotografi premiati provenienti da 25 paesi. Sintesi di valore estetico e documentaristico, il talento dei fotogiornalisti ci conduce attraverso i momenti che hanno plasmato la fisionomia del 2013, tornando a parlarci delle grandi tragedie, e delle grandi conquiste, che abbiamo conosciuto attraverso le prime pagine dei giornali e poi lasciato cadere nel dimenticatoio.

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Boston Marathon bombing di John Tlumaki, secondo classificato in Spot News, racconta con straordinaria immediatezza espressiva il dramma delle esplosioni di Boston. In Typhoon survivors di Phillipe Lopez c’è l’anima del popolo delle Filippine che reagisce al tifone Hayvan, il più violento che la storia ricordi, portando in processione le tradizionali icone religiose. Grande spazio è riservato al conflitto siriano, tragedia sociale di cui si sente parlare non troppo spesso, almeno nel nostro paese. Preziosi documenti di umanità che sembrano restituire al pubblico suoni, odori e sensazioni di attimi vissuti, ritagli in presa diretta che vanno oltre gli stereotipi, ma che a tratti cadono nel tranello della ricerca di sensazionalismo. Emblematico in tal senso è lo scatto Final Embrace della Bengalese Taslima Akhter, prima classificata in Spot News, che consegna al mondo l’abbraccio di due cadaveri sotto le macerie del centro commerciale di Rana Plaza, in cui spettacolarismo prepotente dell’orrore prevarica il dovere documentaristico.

Eletta Foto dell’anno 2013 è Signal di John Stanmeyer scattata per National Geographic, che inquadra alcuni migranti africani sulla spiaggia di Gibuti, tappa consueta per il transito verso l’Europa, mentre tentano di agganciare un segnale telefonico gratuito dalla confinante Somalia, un collegamento con i parenti lontani. “È una foto che apre alla discussione sui temi della tecnologia, della globalizzazione, dell’emigrazione, della povertà, della disperazione, dell’alienazione e dell’umanità” ha commentato Jillian Edelstein, membro della giuria. Tra le new entry di quest’anno ci sono i droni, fotografi del futuro, utilizzati dal cinese Kunrong Chen, classe 1986, nelle riprese dall’alto di Daily exercise. Unico grande assente ingiustificato nella photo-story è uno scatto che ricordi il 2013 come l’anno dei due papi Ratzinger e Bergoglio.

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Eva Elisabetta Zuccari

Per lavoro e per passione racconto storie. Dalle esistenze straordinarie di persone comuni ai "pancini sospetti" del Gossip. Giornalista in divenire, classe 1989, curiosa. Spio tutto e tutti: voi non sapete chi sono io, ma io potrei già sapere chi siete voi.

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