Un viaggio nelle letture d’oltreoceano

Da Gabriel García Márquez, Julio Cortázar, fino a raggiungere i nomi dei protagonisti della giornata di ieri (20 dicembre), che ha concluso questa serie di incontri rendendo omaggio alla letteratura peruviana. César Vallejo, José María Arguedas, Mario Vargas LLosa (gli autori peruviani che ci hanno congedato appunto), nomi che, per i non addetti ai lavori, o meglio, alla passione per il mondo ispanico, risulteranno piuttosto criptici, perché fuori dal circuito dei bestseller e della letteratura di massa, se penetrati a fondo, riescono a oltrepassare le frontiere delle varie peculiarità, proprie di ogni individuo, che lo rendono, appunto, diverso da qualsiasi altro. La letteratura ispanoamericana è un’arte esplosiva, che nasce sempre da un compromesso con la realtà, il quale viene esplicitato, a seconda dell’autore, in maniera più o meno diretta ma che, comunque, alla fine, inevitabilmente trapela.

Da uno dei primi esponenti del Modernismo, César Vallejo, il quale, con il suo linguaggio ermetico, ossimorico, all’apice del simbolismo, non ha mai abbandonato la terraferma, dimostrando, al contrario, attraverso una delle sue opere maestre España aparta de mí este cáliz, dedicata alla guerra civile spagnola, una grande solidarietà verso le piaghe della società, la lettura ci ha immerso nel mondo della cultura indigena peruviana attraverso il testo di Arguedas, Los Ríos profundos, che riflette appunto un mondo per il quale lo scrittore ha sempre mostrato grande interesse e solidarietà, ovvero quello degli indios. Infine è stato d’obbligo dedicare l’ultimo spazio della sessione al grande Vargas LLosa, premio Nobel per la letteratura nel 2010, chiamato il dottore. Scrittore eclettico, esuberante, combattivo, diviso dalle sue due nazionalità, quella spagnola e quella peruviana, ci racconta, con Pantaleón y las visitadoras, fatti realmente accaduti all’interno dell‘esercito peruviano, il quale, durante le sue missioni nella selva andina, sentiva la necessità di ricaricare le batterie usufruendo degli aiuti di giovani donzelle, las visitadoras, appunto.

L’arte ispanoamericana è difficile che non coinvolga, perché è completamente immersa nella vita delle persone comuni, principalmente quella delle vittime della società, dei più deboli, e la compassione, almeno a fatti già compiuti, è un sentimento che, ancora, unisce la maggior parte degli essere umani, perché non richiede grandi azioni né sforzi.

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Ilaria Francesca Petta

Più di là che di qua, nel senso metaforico...ma anche letterale. Classe 1986, nasco sotto il segno dei gemelli, di cui sono una chiara rappresentazione. Senza terra sotto ai piedi, con uno spiccato senso internazionalistico, credo che l'Italia sia un Bel Paese in declino, legato ancora a un glorioso passato. Laureata in lingue e traduzione, mi sono immersa in questa odissea, chiamata giornalismo, a 26 anni..forse tardi, ma assicuro che sto recuperando in pieno. Masterizzata in Comunicazione e Media nelle Relazioni Internazionali girovago come tirocinante, al momento nella Commissione europea a Roma.

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