Tu eri me al Teatro Argot

Prima dello spettacolo, gli attori e autori del testo David Batignani e Simone Faloppa si presentano al pubblico, riprendendo per il loro gruppo, di cui fa parte anche Paola Tintinelli, la definizione di “compagnia di complesso”. Con il volto coperto di cerone bianco raccontano, sotto al palco, il progetto iniziato nel 2012: un’indagine sulle Case di Riposo per Artisti, mondo poco noto (in Italia, ci dicono gli attori, sono solo a Milano, Bologna e Scandicci), in cui si nascondono le memorie di quei professionisti dello spettacolo che, alla fine della loro carriera, non sono in grado di mantenersi autonomamente. Tu, eri me, spettacolo scaturito dalla ricerca e ora arrivato a Roma nella stagione Dominio Pubblico, testimonia senz’altro come da queste memorie si possa e si debba prendere ancora molto. {ads1}

Attraverso la memoria si snoda questa commedia, portata avanti dalla bravissima Tintinelli che tratteggia il personaggio di Lella, vecchia diva del teatro, in tutte le sue evoluzioni. La vediamo in scena per la prima volta su una sorta di sedia a rotelle, con lo sguardo fisso e un tremolio leggero ma inarrestabile, in silenzio per un tempo che sembra lunghissimo, come lunghissime possono sembrare talvolta le giornate: «da quando non lavoro faccio una fatica… la sveglia suona alla stessa ora, ma io posso rimanere a letto» dirà, poi. È in questo personaggio che si concentra tutto il materiale che Batignani e Faloppa hanno raccolto nei loro dialoghi con gli ex artisti, quando gli aneddoti sul loro lavoro si uniscono ai ricordi della loro vita personale. Un’esistenza che in fondo non si separa mai da ciò che erano stati in passato, quando si reincarnavano sempre in altri personaggi e dedicavano la loro vita all’intrattenimento. È una marionetta, con voce anziana, che ricorda i momenti orribili quando finisce lo spettacolo, così simili alla fine della carriera: «tutti gli spettatori se ne vanno con qualcosa di me in ricordo; io sola rimango a mani vuote davanti allo specchio a fissarmi in quel vuoto».

Sempre accompagnata da Batignani e Faloppa, che recitano con i movimenti goffi e impostati tipici del cinema muto, la vecchia gloria viene accudita, vestita e sorretta in una passeggiata fatta di minuscoli passettini, chiacchiera e rimprovera, suscitando le risate del pubblico; ma in fondo continua a voler vivere di spettacolo e domanda di ascoltare e di recitare. La drammaturgia e i movimenti di tutti e tre gli attori arricchiscono un testo già molto evocativo di suo: le relazioni tra i personaggi si percepiscono dal loro modo di recitare, anche senza parole, e quei momenti in cui l’attrice dà le spalle al pubblico segnalano tutto ciò che si porta dietro chi sul palco ha veramente passato la vita. Inserita in un contesto che vuole rifarsi esplicitamente al teatro all’antica italiano, con poche luci e molta carta, anche alla scenografia spetta il compito di mostrare intrecci e ricomposizioni, in un gioco di pannelli fissi e mobili dipinti da Ambra Rinaldo con inserti di carta a raffigurare una sorta di platea sbiadita e scrostata, che, con sovrapposizioni e spostamenti si prestano a ricostruire una visione più esistenziale che concreta del teatro e di quel teatro più grande che è la vita di ognuno. Lo spettacolo risulta efficace perché non vuole scadere nel patetismo ma, con ironia e lasciando trasparire tutto lo studio, suscita un grande rispetto: questo resta allo spettatore quando esce dal teatro e in pochi secondi torna – lui può – alla realtà.

Tu, eri me di David Batignani e Simone Faloppa, con David Batignani, Simone Faloppa e Paola Tintinelli; Trailer: http://m.youtube.com/watch?v=u8OtMH_tqss

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Roberta Cardinali

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