Topografia delle macerie, la Praga distrutta e poetica di Josef Sudek

Quelle di Josef Sudek sono fotografie note per il loro “pittoresco romanticismo” e  per l’atmosfera lirica degli ambienti da lui raffigurati, una poeticità presente non solo nei suoi temi fotografici più ricorrenti come nature morte, finestre e giardini, ma anche quando si tratta di immortalare una città come Praga, già di suo fortemente magica e a cui Sudek fu emotivamente legato per tutta la vita, e dunque capace di catturare la sua poetica nascosta. Subito dopo la fine della seconda guerra mondiale, nel 1945, Sudek si recò nelle strade di Praga per documentare i danni che la guerra aveva causato nella città. Ne nacque un’insolita collezione di quasi 400 immagini, in minima parte esposte nella mostra itinerante Josef Sudek: Topografia delle macerie. Praga 1945 ora in corso al Museo di Roma in Trastevere e visitabile fino al prossimo 7 ottobre 2018.

Josef SudekLa mostra presenta quaranta immagini inedite sotto forma di nuovi ingrandimenti che rivelano una città devastata in seguito ad un erroneo bombardamento da parte degli eserciti alleati, avvenuto il 14 febbraio ‘45 e alla cosiddetta Rivolta di Praga del  5-9 maggio dello stesso anno che causò danni fatali al Municipio: edifici distrutti, monumenti smantellati e sistemi di protezione antincendio e antiaerei che per molti anni trasformarono la fisionomia di viali e piazze della capitale della Repubblica Ceca rivelandone il doloroso passato, oggi perlopiù sconosciuto. In particolare Josef Sudek si concentrò sull’area della Piazza della Città Vecchia, sul magazzino delle statue e delle campane confiscate a Maniny dove fotografò sculture provenienti dai monumenti di Praga accatastate in modo casuale, e soprattutto sul Monastero di Emmaus poiché colpito dagli interni distrutti degli edifici, dalla poesia e dall’incredibile bellezza delle macerie malgrado l’orrore della devastazione, dal caos e dalla luce che filtrava attraverso il soffitto abbattuto. Le tre bombe che caddero sul monastero benedettino fondato da Carlo IV nel 1347, danneggiarono pesantemente il chiostro e gli edifici, ma Sudek vi scattò circa 150 fotografie di grande formato, attratto dall’atmosfera del vuoto, dalle rovine e dal disordine generale causato dalle macerie.

Nonostante si tratti di una raccolta a carattere prevalentemente documentario, in molte fotografie si ritrovano le caratteristiche peculiari della creazione artistica di Sudek, come il motivo delle finestre che dividono il dentro dal fuori o i raggi di sole che filtrano attraverso i monumenti distrutti. Una malinconia, una liricità e una bellezza che si mescolano alla monumentalità di certi scatti e al fascino surreale della distruzione che lo sguardo sensibile del fotografo ceco, non a caso soprannominato il “Poeta di Praga”, ha saputo cogliere.

Torna alla HomePagedi LineaDiretta24

Leggi altri articoli dello stesso autore

@vale_gallinari

Vuoi commentare l'articolo?

Valentina Gallinari

Nata in una città di mare, da quando vive a Roma si domanda se la presenza dei gabbiani in giro per il centro, sia l'inequivocabile presagio della fine del mondo...Laureata in storia dell'arte, ama la fotografia, le vecchie polaroid, il cinema e il mercato di Testaccio di sabato mattina. Aspirante giornalista, trascorre il suo tempo tra gatti e mostre fotografiche, ma soprattutto a sperare che questo sogno diventi realtà.