Teatro: debutto nazionale per L’Arma

Un uomo in fuga, austero e prepotente; un figlio abbandonato, insicuro e fragile; una ragazzina costretta a diventare subito adulta, severa e sola. Tre protagonisti, tre vite che si incastrano l’una con l’altra, tre anime che emergono e si nascondono come le botole della grande zattera che ingombra il palcoscenico. Alle spalle un cielo fosco e nuvoloso.

In questa atmosfera cupa e drammatica si scoprono le illusioni e le speranze dei tre protagonisti, i cui sfoghi si alternano come se fosse il montaggio alternato delle scene di un film. Si assiste così alle confessione di un uomo stanco del “sistema”, della routine, che usa il tradimento della moglie per scappare via. Sulla sua strada finisce per caso una neonata, “un’arma lucida” con la quale scappa su una montagna e decide di crescere in completa solitudine, al riparo dal mondo esterno. La ragazzina è ormai grande e spaesata, non ha un nome, non conosce altro che la montagna e quella “specie” di padre. E’ stata la sua scommessa e in ciò il suo errore, perché quel vivere selvaggio non basta, quel sistema combattuto così all’estremo è necessario. A interpretare queste due figure così forti Giorgio Colangeli e la giovanissima Mariachiara Di Mitri. Andrea Bosca è invece la seconda vittima di questo padre idealista. E’ il figlio abbandonato che va alla ricerca di suo padre per avere delle risposte, per colmare un vuoto e che, arrivato tardi, proverà a riempire cercando di emularlo.

A scandire il tempo di questo groviglio di monologhi è la zattera trainata dagli attori da un lato all’altro del palcoscenico. Questa astuta soluzione del regista Amadei (20 sigarette) dà un minimo di dinamismo alla pièce troppo fissa in cui lo spettatore fatica a comprendere i nessi temporali e le relazioni tra i personaggi. Questo aspetto verrà sicuramente meno nella versione cinematografica che il regista realizzerà prossimamente.

 

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Valentina De Vincenti

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