Stella cadente: i feticci della Storia

stella cadentePuò un avvenimento storico essere oggetto di un singolare punto di partenza con cui giocare e attraverso il quale riflettere? Per Lluís Miñarro, regista catalano e uno dei maggiori produttori di cinema d’autore in Spagna, sembra proprio di sì. Con il film Stella cadente, una delle personalità più eclettiche del cinema spagnolo dà vita ad un eccentrico, originale ed insolito film storico. Il punto di partenza è il breve regno di Amedeo di Savoia in Spagna, durato appena due anni, dal 2 gennaio 1871 all’11 febbraio 1873.

Il sovrano, armato di idee liberali e progressiste cerca di cambiare le sorti di un paese, che presto scoprirà essere contaminato da corruzione e ignoranza. La realtà spagnola è dominata da intrighi e deterioramento sociale e per questo Amedeo sarà costretto ad abbandonare l’entusiasmo del cambiamento per l’impossibilità di raggiungere la realizzazione delle sue aspirazioni, perennemente ostacolate. Le strade sono invase dalle rivolte, e Amedeo e la sua corte, sono costretti a passare la maggior parte del tempo rinchiusi tra le mura del palazzo, in cui si abbandonano ad un edonismo provocatorio e a volte surreale.

 

La più alta espressione di questo concetto visionario raggiunge l’apice in una scena in cui, Alfredo l’assistente gay, interpretato dall’attore italiano Lorenzo Balducci, in un evidente stato di eccitazione, si masturba con un cocomero riuscendo a conquistare il sospirato orgasmo sulle stella cadentenote di Madame Butterfly di Maria Callas. Il re di Spagna, interpretato da Alex Brendemühl, è la “stella cadente” a cui fa riferimento il titolo, un personaggio destinato ad essere sconfitto, deriso e intrappolato in uno stato d’animo passivo e rassegnato.

Stella cadente rifiuta con forza ogni convenzione narrativa e si snoda attraverso i suoi tanti riferimenti letterari, pittorici e musicali: da Baudelaire a Lucien Freud, passando per Alain Barrière, Wagner a Caravaggio. Un film minimalista che utilizza i pochi strumenti a disposizione per sottolineare come l’insieme delle arti sia l’unica via per sfuggire dal declino e dalla mediocrità proprie della contemporaneità. Un curioso esperimento pop che alterna immagini simboliche a canzoni popolari francesi, dando vita ad un lungometraggio anticonvenzionale, ma accattivante.

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Arianna Arete Martorelli

Nasce a Roma lo stesso giorno di Francesco Facchinetti, che coincide casualmente con la data di morte di Leonardo da Vinci. Dopo il primo vero colloquio della sua vita, nell’ottobre 2013 diventa redattrice della sezione cultura e spettacolo per Lineadiretta24.it tra un articolo e un altro, nel tempo libero, si interessa di molte cose: cinema, teatro, fotografia, musica… concretamente gira, vede gente, si muove, conosce, fa cose. Dopo la laurea vorrebbe partire alla volta di New York per intervistare David Letterman. Spera di non dover mai scendere a compromessi meschini, odia bere l’acqua dalle tazze e i “no” a prescindere, crede fermamente che comunque, in fin dei conti, il destino ha sempre più fantasia di noi.