Sorride a Cannes il Cinema Italiano

Verdetti assegnati con un giorno di anticipo sulla Croisette, per la concomitanza delle elezioni europee, e la giuria preseduta da Jane Campion ha assegnato, secondo pronostico, la Palma d’Oro della edizione n. 67 del Festival Di Cannes a
Winter Sleep del regista turco Nuri Bilge Ceylan, pluripremiato a Cannes e favorito della vigilia col suo enorme thriller psicologico

Oltre tre ore di durata, dialoghi fitti, una regia rigorosa per una delle opere più complesse e riuscite di questa edizione che consacra un autore amato a più riprese da questo Festival. Sorride anche l’Italia che anche quest’anno porta a casa un riconoscimento col suo unico film in concorso: è un’emozionatissima Sophia Loren a consegnare il secondo premio in ordine di importanza ad Alice Rohrawecher che con la sua seconda opera Le Meraviglie si aggiudica il Gran Prix confermando le ipotesi della vigilia che le accreditavano un possibile riconoscimento. La trentatrenne regista di origine tedesca ringrazia di cuore la sua famiglia, tra cui sua sorella Alba che interpreta una delle protagoniste del film, gli organizzatori che l’hanno scelta e la giuria che le ha permesso di realizzare questo sogno grazie a una pellicola osannata in sala durante la proiezione e che sicuramente farà di parlare di sé. E’ la storia, girata tra Sorano (GR)e Bagni San Filippo (SI) di un’estate di una famiglia di apicoltori nella campagna Toscana, un ritratto a detta della stessa regista “della vita e del lavoro in campagna e delle loro interconnessioni e di come scorra la vita al di fuori della frenesia snervante della città in un’estate senza tempo in cui solo T’appartengo di Ambra riesce a collocare in parte l’evolversi delle vicende narrative”.

 

In un Festival come quello di quest’anno che ha lasciato poco spazio alle novità puntando su artisti consolidati e ben conosciuti sulla Croisette, i riconoscimenti per le migliori interpretazioni sono andati nell’ordine a Julian Moore miglior attrice e straordinaria protagonista di Maps to the Star, già nelle sale italiane, di David Cronenberg e a Timothy Spall per il suo Mr. Turner, l’attore emozionatissimo ha ringraziato il maestro Mike Leigh a cui deve tutto dopo oltre trent’anni di carriera. Curioso Ex aequo per il Gran Premio della Giuria assegnato al regista più giovane e a quello più anziano in gara, il talentuoso Xavier Dolan per Mommy e per Jean-Luc Godard padre putativo della nouvelle vague a cui è stata tributata una standing ovation per il suo Adieu au Language e il suo abbraccio a Jane Campion unito alle lacrime di Dolan che riconosce a Lezioni di Piano un ruolo fondamentale nella sua scelta di fare il regista resta uno dei momenti più commoventi di questa rassegna e un passaggio di testimone naturale tra la storia del cinema e la sua fruizione post-moderna. La miglior sceneggiatura se la sono accaparrata Oleg Negin e Andrey Zvyagintsev per Leviathan, pellicola in lizza fino all’ultimo per la Palma D’oro, mentre Bennett Miller è stato premiato come miglior regista per Foxcatcher, dramma sportivo crudo e raccontato dal regista statunitense senza peli sulla lingua.

Nelle sezioni collaterali da segnalare White Dog dell’ungherese Kornel Mundruczo vincitore della rassegna Un Certain Regard, storia surreale su un cane maltrattato alla guida di una rivolta contro la becera umanità, mentre desta grande curiosità il film vincitore de La Semaine de la Critique, The Tribe dell’ucraino Myroslav Slaboshpytskiy, una storia violenta e viscerale incentrato su una gang criminale all’interno di un collegio di sordomuti con dialoghi nel linguaggio dei segni e nessun sottotitolo. Love at the First Sight si è aggiudicato la Quinzaine des Realizateurs, il primo lungometraggio di Thomas Calley ci racconta la vita del giovane Arnaud divisa tra amici e lavoro nell’azienda di famiglia fino all’incontro con Madeleine, ragazza energica che cambierà radicalmente il suo destino. Si chiude il sipario su un’edizione, l’ultima di Gilles Jacob, a usato garantito che con poco coraggio ha puntato su nomi sicuri senza rischiare più di tanto, non ci resta che attendere il 2015 per testare l’esordio di Pierre Lescure al timone di comando.

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Fabio Bandiera

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