Somnia, al cinema la favola nera di Mike Flanagan

SomniaCon Somnia Mike Flanagan torna dietro la macchina da presa per spaventare il pubblico con un nuovo horror dopo il fortunato Oculus, sfruttando stavolta un soggetto già ampiamente abusato all’interno del genere: quello del bambino-prodigio capace di dare letteralmente vita ai propri sogni (e, naturalmente, ai propri incubi). La trama, ad un primo sguardo, non sembra avere niente di particolarmente originale: una coppia di genitori (interpretati da Kate Bosworth e Thomas Jane) alle prese con il trauma per la morte del figlio decidono di adottare Cody, 8 anni, orfano e affetto da quello che sembra essere un disturbo del sonno causato da un forte stress per la perdita della madre. In realtà, Cody (Jacob Tremblay) evita volutamente di addormentarsi, conscio che ciò che sogna si materializzerà effettivamente nella realtà, inclusa un’inquietante figura dalle fattezze burtoniane, “l’uomo-cancro”.

Le strane presenze notturne iniziano a prendere vita una volta che Cody arriva nella nuova casa, momento in cui, considerato il genere, ci si aspetterebbe un’escalation di suspence e tensione. E qui il condizionale è d’obbligo, perché di azione ce n’è poca. E di terrore pure. Fatta eccezione per qualche sequenza ben confezionata, la sostanza scarseggia: Flanagan sembra volersi concentrare sugli aspetti psicologici vissuti da una coppia che vive un dolore profondo, ma in realtà nessuna delle tante variabili messe in gioco viene approfondita. In un calderone che spazia dall’horror con elementi fantastici al dramma psicologico, Somnia fatica a trovare una sua identità, risultando spesso noioso e prevedibile. Una mancanza d’appeal – e di ritmo – non da poco; i 97 minuti di durata somniacomplessiva non aiutano, anzi. Poco incisiva anche la recitazione, soprattutto quella di una mono-espressiva Kate Bosworth, che nonostante il ruolo di madre devastata dalla perdita del figlio non tradisce quasi nessuna emozione.

Peccato che il suo sia il ruolo portante del film, nonché quello a cui viene concesso più spazio. Si riconferma una giovane promessa, invece, Jacob Tremblay, il giovanissimo attore già visto al fianco del premio Oscar Brie Larson nell’acclamato Room. Ma a differenza di quello Cody, il sonno dello spettatore non corre rischi di venire turbato dalla visione. Somnia è una pellicola scialba e poco interessante; l’ennesimo prodotto di genere dimenticabile, riproposto puntualmente e ciclicamente al solo scopo di far cassa. Consigliato solo agli impavidi: a chi non teme la noia, più che il terrore, s’intende.

 

 

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Twitter: @JoelleVanDyne_

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Viola D'Elia

Nata 27 anni fa, ha vissuto a Roma, Istanbul e in India. Sempre pronta a fare le valigie, sogna di vedere ogni angolo di mondo. Oltre a coltivare ambizioni alla Jules Verne, i suoi interessi includono accumulare libri, la musica e il cinema. E’ capace di commuoversi ogni volta che rivede Hugo Cabret; ama scrivere e fare domande, ma non riceverne. Specialmente di lunedì mattina. Crede fermamente nella filosofia di Big Fish: «Tenuto in un piccolo vaso il pesce rosso rimarrà piccolo, in uno spazio maggiore esso raddoppia, triplica o quadruplica la sua grandezza».