Sindrome da Musical al Teatro Parioli

L’idea di rivivere in uno spettacolo altri mille musical come Grease, Pinocchio, Chicago, Sette spose per Sette fratelli, Cabaret, La piccola bottega degli orrori e Chorus Line e molti altri, sembra buona, ma un po’ confusionaria, non tanto per l’elevato numero di scene rappresentate, ma per l’apparente noncuranza del testo stesso. Anche la scenografia lascia a desiderare, infatti a riempire lo spazio del palco si trovano solamente due scalinate, due poltroncine e sullo sfondo un videowall che rimanda dei video di artisti che irrompono nello spettacolo per dialogare con Manuel. L’allestimento minimalista non rende giustizia alla grandezza di un genere così sfarzoso, nemmeno i costumi riescono a farci immergere in quella dimensione sognante che solo un musical può suscitare.

In questo genere ogni particolare risulta indispensabile per la riuscita dello spettacolo, dai costumi alla scenografia dalla regia alla coreografia senza dimenticare i performer che devono essere in grado di comunicare emozioni ricorrendo, contemporaneamente, a tutte le discipline artistiche.
Sono proprio loro: Lucia Bianco, Nadia Scherani, Eleonora Lombardo, Andrea Casati, Andrea Verzicco ed Andrea  Lanzilotti, i performer, che riescono a dare una spinta ad uno spettacolo che non riesce proprio a decollare. Oltre all’entusiasmo di Manuel, c’è un’altra nota positiva, l’attrice Silvia Di Stefano che grazie alla sua interpretazione, alla sua presenza scenica, e vocale sprizza energia da tutti i pori. La Sindrome da musical poteva essere un’epidemia, ma si è limitata ad una contaminazione!

 

 

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Arianna Arete Martorelli

Nasce a Roma lo stesso giorno di Francesco Facchinetti, che coincide casualmente con la data di morte di Leonardo da Vinci. Dopo il primo vero colloquio della sua vita, nell’ottobre 2013 diventa redattrice della sezione cultura e spettacolo per Lineadiretta24.it tra un articolo e un altro, nel tempo libero, si interessa di molte cose: cinema, teatro, fotografia, musica… concretamente gira, vede gente, si muove, conosce, fa cose. Dopo la laurea vorrebbe partire alla volta di New York per intervistare David Letterman. Spera di non dover mai scendere a compromessi meschini, odia bere l’acqua dalle tazze e i “no” a prescindere, crede fermamente che comunque, in fin dei conti, il destino ha sempre più fantasia di noi.

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