Sei personaggi in cerca d’autore al Teatro Parioli

L’innovazione di ciò che può essere considerato uno dei più celebri drammi di Pirandello sta infatti nel parlare di teatro dal palcoscenico del teatro stesso, per bocca dei suoi sei sventurati protagonisti, orfani di un autore che li accompagni verso la messa in scena.
La paternità artistica viene loro offerta da un capocomico (Edoardo Siravo), a cui però verrà imposto un vincolo di autenticità degli eventi rappresentati, perseguibile soltanto attraverso l’impiego dei sei personaggi quali interpreti del loro stato d’animo interiore. Abbiamo dunque l’impacciato e vergognoso padre (Antonio Salines), la passionale figliastra (Valentina Bardi), la madre dolente (Paola Rinaldi), il figlio cinico e ribelle (Michele Di Giacomo), nonché i due muti pargoli, veri protagonisti del dramma.
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Attori capaci e rigorosi, che in senno alla rigida trasposizione di Giulio Bosetti riescono bene a rappresentare le virtù pirandelliane: chi immedesimandosi appieno nei tratti delineati dall’autore siciliano e chi invece facendosi calibrare a puntino il proprio personaggio (Salines). Il risultato però, c’è da ammetterlo, è estenuante: oltre 2 ore di spettacolo parco di vivide interazioni, in cui anche il più appassionato dei cultori rischia di cadere nei lunghi e cantilenanti monologhi. Essenziale il comparto scenografico, che si avvale del nero di fondo per creare l’effetto spettrale della comparsa dei sei protagonisti. Immancabile il coinvolgimento a 360° dello spazio scenico: frequenti sono infatti le “discese in platea” del capocomico interpretato da Siravo, a controprova dell’intenzione (conclamata ad apertura stagione) del direttore artistico Luigi De Filippo di coinvolgere su più livelli il pubblico del Parioli.

 

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Gianluigi Cacciotti

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