Santa Giovanna dell’immaginazione o Santa Frasson dell’immaginazione?

Il teatro che piace a Silvia Frasson è fatto di storie che le parlano e che parlano agli altri. Si è da poco concluso al Teatro Studio Uno di Roma lo spettacolo Santa Giovanna dell’immaginazione, ovvero la storia di Giovanna d’Arco vista con gli occhi dell’attrice. Un racconto che cela una favola per adulti: l’accento toscano, la mimica, l’interpretazione confidenziale e i sentimenti indagati portano lo spettatore a riassaporare la dolcezza delle fiabe che gli venivano raccontate ai tempi dell’età innocente, da brava attrice e narratrice la Frasson riesce ad accompagnare il pubblico dentro la storia. Come possiamo affermare che senza Virgilio, Dante non avrebbe potuto compiere il suo viaggio nell’Oltretomba e, dunque, scrivere la Divina Commedia, così possiamo dire che senza l’interpretazione di Silvia Frasson forse non avremmo potuto cogliere la capacità di questa ragazzina di diciannove anni di realizzare, con solo l’ausilio dell’intelletto e della capacità di credere fermamente, una battaglia.

La pulzella d’Orléans riunì al proprio Paese parte del territorio caduto in mano inglese, contribuendo, “solamente”, a risollevare le sorti della Francia durante la guerra dei cent’anni. Santa Giovanna dell’immaginazione è uno spettacolo che si è evoluto di pari passo alla crescita personale di Silvia Frasson. “Quella di Giovanna d’Arco è la prima storia che ho raccontato. La racconto dal 2001, mi è rimasta accanto in tutti questi anni, lei è l’inizio di tutto, e gli inizi sono importanti, sono indelebili. Giovanna mi ha aperto una strada, ha fatto luce”. Accompagnato dalla fisarmonica di Stefania Nanni, il monologo acquisisce ancor più veridicità, infatti, l’unione della musica con il parlato da vita ad un audio-fiaba che accentua la fantasia dell’autrice e offre in maniera più marcata l’opportunità di dare alla “fiaba” il proprio carattere. Santa Giovanna dell’Immaginazione lascia qualcosa in chi lo vede, emoziona senza farti piangere, perché le domande che porta a farsi non si soffermano allo strato superficiale dell’encefalo, ma entrano di soppiatto nell’ipoderma per diramarsi in tutto il corpo. La Frasson ci propone un esperimento che io vi ripropongo: dopo che avete ascoltato questa storia, sostituite Dio con qualcosa in cui credete e poi venitemi a raccontarmi com’è andata. Questo spettacolo è una medicina, un inno all’immaginazione, uno spintone ad andare avanti nelle cose in cui crediamo, comunque.

SilviaFrasson

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Arianna Arete Martorelli

Nasce a Roma lo stesso giorno di Francesco Facchinetti, che coincide casualmente con la data di morte di Leonardo da Vinci. Dopo il primo vero colloquio della sua vita, nell’ottobre 2013 diventa redattrice della sezione cultura e spettacolo per Lineadiretta24.it tra un articolo e un altro, nel tempo libero, si interessa di molte cose: cinema, teatro, fotografia, musica… concretamente gira, vede gente, si muove, conosce, fa cose. Dopo la laurea vorrebbe partire alla volta di New York per intervistare David Letterman. Spera di non dover mai scendere a compromessi meschini, odia bere l’acqua dalle tazze e i “no” a prescindere, crede fermamente che comunque, in fin dei conti, il destino ha sempre più fantasia di noi.