Una sera a Roma a bordo del Tramjazz

L’appuntamento è a Porta Maggiore alle 21:00. Ci si posiziona sulla banchina vicino al casotto dei controllori, basta guardarsi intorno per scorgere altre sagome in attesa del tram vettura Stanga del 1947 che fu collezione storica dell’ATAC . Arriva il Tramjazz, dai finestrini si vedono i tavolini apparecchiati e i musicisti in attesa. L’atmosfera è calda e conviviale, il prosecco di benvenuto da il là ad un’esperienza unica che si sta per vivere in un contesto unico ed ineguagliabile, quello di una Roma pronta a regalarci un briciolo di magia. E’ questa l’esperienza alla quale ho partecipato godendomi questo viaggio di circa tre ore tra ottimo cibo e le magiche note della Swing Night, una delle tante serate offerte nel pacchetto Tramjazz. Il tram prende il largo e l’antipasto è già in tavola, dai finestrini scorrono fotogrammi illuminati della città eterna tra luci e colori mentre il vino scalda i sensi e rende conviviale le tavole a lume di candela. Prima sosta di fronte alla Galleria di Arte Moderna e primi pezzi in arrivo, standards senza tempo quali I’ll see you in my dreams e China Boy eseguiti dalla magica tromba di Michael Supnick accompagnato alla chitarra per l’occasione da Filippo Delogu. Si riparte a la cena viene consumata mentre il tram si dirige a larghe falcate verso il binario sosta del Parco Celio, il tempo di scendere per godersi la vista sublime del Colosseo fumandosi una sigaretta e poi il concerto entra nel vivo. Supnick, da vero istrione, cesella le varie esecuzioni con brevi ed efficaci introduzioni tra l’ironico e lo storico, la carrellata finale arriva dritta al cuore passando per Ipanema e The Sheik of Araby prima di concludersi con la perla finale di What a Wonderful World. Arriva la mezzanotte, game over. Scendiamo di malavoglia dalla vettura, consapevoli di aver trascorso una piacevole serata come da tempo non accadeva. Merito di un format vincente e consolidato frutto della mente della curatrice Nunzia Fiorini che tramite l’associazione Brecce e la partnership di Atac regala da dieci anni ai cittadini del mondo concerti Jazz di assoluto livello. Proprio a lei e a Michael Supnick, musicista di punta delle varie serate, abbiamo rivolto un po’ di domande per saperne decisamente di più.

NUNZIA FIORINI

Buongiorno Nunzia, come e quando nasce l’esperienza tramjazz?

Tramjazz nasce nel 2007 insieme al format gemello di Trambelcanto, che invece di serate di concerto jazz propone serate con concerti dedicati al repertorio lirico. Entrambi questi format, da me ideati, sono iniziative della struttura ‘Brecce per l’arte contemporanea’ che da molti anni realizza progetti dedicati all’arte, la musica, il cinema, il teatro, la letteratura, sia in Italia che all’estero.

I vostri punti fondanti sono l’abbinamento tra l’ottimo cibo e la qualità dell’offerta musicale, le vostre serate sono sempre all’insegna del sold-out. Scommessa vinta in toto?   

Penso proprio di si. Il nostro primo impegno è sempre quello di mantenere molto alta la qualità delle nostre proposte, con la massima attenzione sia agli aspetti culturali ma anche a tutti ciò che costituisce la cornice più ludica e di piacevolezza sociale: la buona cucina, l’accoglienza, il servizio, l’allestimento in tutti i suoi particolari

Vantate innumerevoli, e spesso deplorevoli, tentativi di imitazione. Quanti e quali tipi di offerta unica ci sono nelle vostre serate a tema?  

Purtroppo si, hanno tentato spesso di imitarci – anche con iniziative poco trasparenti – ma con risultati sempre molto scadenti. Il successo di Tramjazz, che lo rende un evento così speciale, credo stia proprio nell’impegno che mettiamo per riuscire a mantenere ciò che promettiamo. Vogliamo che il nostro pubblico, dopo una serata trascorsa su Tramjazz, possa pensare di aver vissuto un’esperienza unica e davvero emozionante.

La meraviglia di scoprire Roma in una cornice notturna e surreale sono il valore aggiunto della serata? Quanti turisti partecipano al tramjazz? 

Si, è vero. Viaggiando su Tramjazz la Città Eterna si rivela in una forma di bellezza ancora più straordinaria ed esclusiva. Sono molti i turisti che vengono su Tramjazz, da ogni parte del mondo, anche perché Tramjazz, per la sua unicità, è abbastanza popolare all’estero. Molti giornali, televisioni, riviste, siti di tutto il mondo hanno dedicato servizi a questa iniziativa. Comunque sono tanti anche i romani che decidono di regalarsi una serata speciale per ritrovare e conoscere la propria città, spesso vissuta in maniera frettolosa e superficiale nell’esperienza quotidiana.

Il comune di Roma ha sempre offerto e rinnovato la sua partnership all’iniziativa? Ogni tanto sarebbe bello poterne parlare in modo positivo.

Si, siamo molto contenti che il nostro lavoro aiuti, a suo modo, ad avere un’immagine positiva della nostra città, che è incomparabile per la sua storia, per la bellezza dei suoi monumenti e perché è una città accogliente come poche altre al mondo.( E’ solo un gratuito patrocinio e da parte del Comune o di Atac non ho nessun tipo di finanziamento o aiuto)

ll futuro di tramjazz. Un format solido e rodato nei secoli o prevedi evoluzioni in futuro?

Va ricordato che su Tramjazz ogni sera viene proposto un concerto diverso. Non vogliamo nessuna routine, ma sempre nuove esperienze e nuovi viaggi musicali. Inoltre, da qualche tempo, abbiamo affiancato a Tramjazz una nuova iniziativa. Si tratta del Ballad Caffè, un locale che abbiamo aperto in via di Porta Labicana – a cinquanta metri da Piazza di Porta Maggiore, che è il luogo di partenza e di arrivo di Tramjazz. Il Ballad Caffè è un locale dove facciamo musica dal vivo tutte le sere, ma anche mostre, proiezioni, incontri, masterclass. Sempre con ottima cucina e in un ambiente curato nei particolari.

Per chiudere. Tre buoni motivi per assistere ad una serata tramjazz. 

La curiosità e la voglia di avventura, Poi il gusto per le cose belle, per la musica, l’arte. E anche passione per la vita e una certa dose di romanticismo.

 

MICHAEL SUPNICK

 

Buongiorno Michael, quando e come hai iniziato a collaborare per tramjazz?

Se ricordo ben, ho cominciato a collaborare con TramJazz nel 2011. Ho fatto una sostituzione e mi sono divertito a lavorare in questo nuovo modo, su un palcoscenico in movimento, con l’aiuto di una scenografia millenaria come la città di Roma. A me la cosa era piaciuta tanto, ma credo anche agli organizzatori, tanto che non sono più sceso da quel dì.

A Roma i locali che propongono jazz sono prevalentemente di nicchia. Il tramjazz è un buon modo per renderlo più fruibile e popolare?

E’ veramente così e per tre ragioni. La programmazione artistica è molto varia, forse di più di tanti locali. La seconda ragione è perché il Tramjazz è un vero viaggio multimediale e multi-sensoriale nella notte e sulle strade di Roma. La terza ragione è perché a differenza del solito locale jazz, si mangia piuttosto bene, nonostante le grosse difficoltà logistiche di dover lavorare in movimento e in spazi ristretti. In realtà si mangia bene anche al Ballad Caffè, ma non è un caso. Il locale è gestito dallo stesso ideatore di TramJazz, Nunzia Fiorini!

Sei uno dei musicisti storici delle serate, in che percentuale il tramjazz ha influenzato il tuo percorso artistico?

Non saprei dare una percentuale! Di sicuro, suonare davanti ad una piccola platea che non è piena di esperti ascoltatori del jazz e anche dei turisti, oppure delle persone che vogliono un esperienza diversa dal solito, significa che bisogna essere divertenti in un certo senso ma anche essere capaci di arrivare fino in fondo con della bella musica. Non è sempre facile.

Tu partecipi ad entrambe le tipologie di serate, differenze e analogie tra i due eventi?

Vorresti dire anche sul tram grande dove si suona anche in quartetto? E’ molto simile, solo che in quartetto si può spaziare artisticamente un po’ di più. Svantaggi? Il gruppo sta in mezzo del snodo del tram. Il pubblico sta da entrambe le parti, quindi lo trovo più dispersivo.

5) Per un musicista americano come te fare il mestiere che ami in un contesto unico e irripetibile come quello del tramjazz che tipo di sensazioni ti dà?  Ti senti un privilegiato?

Si, penso che sia il sogno di ogni americano, suonare sotto l’ombra del Colosseo!

6) L’ho chiesto anche a Nunzia, dammi tre buoni motivi per assistere ad una vostra performance itinerante.

Soltanto tre? La musica, l’esperienza di viaggiare su un mezzo vintage, e il mangiare e bere. Un riassunto: Il TramJazz è bello!

 

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Fabio Bandiera