Ricordando Rino Gaetano: intervista a Enrico Gregori

Enrico Gregori, scrittore e giornalista, 40 anni fa, quando si occupava di musica e lavorava per Ciao2001 conobbe in una casa discografica il giovane cantautore che ancora oggi è amato da gran parte della popolazione italiana: Rino Gaetano. Oggi a pochi giorni dal compleanno del cantautore ci racconta della loro amicizia e di come riesce tutt’oggi a sorprenderlo pur non essendoci più.

Quando hai conosciuto Rino che impressione ti ha fatto?
Mi sembrava un po’ svagato, ma con i riflessi prontissimi. La cosa che mi colpì immediatamente fu la sua umiltà.
Come descriveresti Rino?
Un sognatore, ma con molto senso pratico. Come cantautore lo definirei innovativo e, soprattutto, avulso dal panorama dei cantautori in voga negli anni in cui esordì.
La canzone che più lo rappresenta?
Mah, ce ne sono parecchie. A me sembra che in Cogli la mia rosa d’amore ci siano tutti i temi e gli “ingredienti” della musica di Rino.
Come mai hai deciso di scrivere i libri dopo 30 anni?
Solo perché mi hanno messo di fronte a un’evidenza che ritenevo impossibile. Ossia che tanti giovani di 18-20 anni amano la sua musica. Sinceramente non me lo immaginavo che Rino potesse essere “sopravvissuto” così a lungo.
Possiamo aspettarci un terzo libro?
No. Ho detto tutto quello che avevo da dire. E quello che non voglio dire non lo dirò mai.
Hai passato sei anni insieme a Rino, vi sentivate quasi ogni giorno, ma come mai tieni sempre a precisare che eri solo un suo caro amico e non il migliore amico?
Perché credo che dovesse essere lui a stabilire chi potesse essere il suo migliore amico. Posso dire che ero uno dei suoi migliori amici, uno dei più assidui. Ma il primato non mi interessa e non mi riguarda. Una cosa che oggi mi sembra assurda è una sorta di gara tra fan di Rino che di lui non sanno quasi nulla. Ma sono cose quasi fisiologiche quando entra in ballo la fama di un personaggio.
Cosa ne pensi di tutte le accuse riguardanti droga e la massoneria?
Non mi occupo di fantascienza.
Pensi che tra le nuove generazioni di artisti ci sia qualcuno come lui?
Mah, tutti quelli che se ne fregano abbastanza delle mode sono in qualche modo assimilabili a lui, a prescindere dal genere. Non so… Capossela, Caparezza. Questi perché sono venuti dopo di lui. Ma anche un precursore come Jannacci era assolutamente fuori dagli schemi musicali della sua epoca.
Un rimpianto nei suoi confronti?
La notte in cui è morto avrei dovuto essere in macchina con lui. Ma per un inconveniente, l’appuntamento saltò. La sorella di Rino, Anna Gaetano, mi ha sempre detto che se io fossi stato con lui, molto probabilmente quell’incidente non sarebbe accaduto. Ma questo non ce lo può dire nessuno. Per il resto, credo di non avergli mai fatto capire fino a che punto lo considerassi grande come cantautore. Ma è anche vero che io e lui avevamo l’abitudine di prenderci parecchio per il culo. In realtà, suppongo che lui sapesse benissimo quanto lo apprezzavo.
Cosa ricorderai per sempre di Rino?
Quei momenti, rari ma intensi, in cui tra noi due “fratelli figli unici”, quello minore sembrava lui anche se aveva 4 anni più di me.

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rino gaetano

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Dario Argenziano

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