Blair Witch un film horror? No, semplicemente orribile

Diretto da Adam Wingard e scritto da Simon Barret, Blair Witch è probabilmente candidato a ricevere la statuetta del film più scadente dell’anno. Ricordate The Blair Witch Project? Sì, è come pensate: nulla è cambiato.

Quando diciassette anni fa, The Blair Witch Project fece il suo debutto nelle sale cinematografiche, nessuno si aspettava di assistere ad uno spettacolo simile perché all’epoca era unico nel suo genere, nello specifico della categoria horror. Era il 1999, anno appartenente a una decade intensamente particolare: sul grande schermo fanno il loro debutto Trainspotting, Jurrassic Park, Forrest Gump, la saga di Batman, Misery non deve morire, il nuovo episodio di Star Wars, Eyes Wide Shut (e tanti altri); la musica subisce delle perdite con la morte di Kurt Cobain, Tupac Shakur, The Notorious B.I.G. ma vede anche la nascita di nuove star come Eminem, gli Oasis (e anche in questo caso la lista sarebbe troppo lunga). Gli anni Novanta rappresentano un momento storico di grande cambiamento ed evoluzione tecnologica, ma soprattutto un modo di vivere che sarà impossibile replicare: ecco perché Blair Witch, nel 2016, non può funzionare. È fuori questione. Il film The Blair Blair Witch Witch Project ebbe il merito di fare entrare nella paura collettiva l’immagine del bosco come luogo di morte. Ora, nel sequel, l’errore non sta tanto nel riproporre la stessa location (nonostante sia oggettivamente una scelta scontata ma allo stesso tempo assolutamente doverosa dopo anni di silenzio), piuttosto nella trama. Sono passati vent’anni da quando la sorella di James e i suoi amici sono scomparsi nella foresta di di Black Hills nel Maryland mentre stavano effettuando delle ricerche sulla famosa quanto leggendaria strega di Blair. James (James Allen McCune) e i suoi amici Peter (Brandon Scott), Ashley (Corbin Reid) e Lisa (Callie Hernandez) si avventurano negli stessi boschi alla ricerca della sorella di James. Calano le tenebre nella foresta, e se avete visto il primo film, capirete ciò che succede. Fino alla fine, nessuna sorpresa. Rispetto al primo, in Blair Witch ci sono delle novità, del resto inevitabili essendo ambientato ai giorni nostri: i filmmaker hanno cambiato la pellicola in bianco e nero da 16 mm del primo film con un drone e diverse telecamere posizionate sulla testa degli attori (il che ha aiutato a spiegare il motivo per cui i personaggi stessi facciano le riprese nonostante stiano correndo) poiché, come ha Blair Witch spiegato il regista Adam Wingard, “il pubblico si era lamentato della telecamera traballante del primo film. Sapevamo che non potevamo farla franca, soprattutto per il pubblico dell’horror tradizionale a cui stavamo andando incontro. Si è trattato di trovare una combinazione tra il lato estetico e il rendere il tutto più facile da guardare”. Blair Witch è girato nella Columbia Britannica e nei dintorni di Vancouver, il prequel è ambientato nel Maryland. Mentre gran parte del terrore di The Blair Witch Project si basava proprio su ciò che non veniva mostrato (la carta vincente del terrore psicologico e della fortuna del film stesso), il sequel spaventa (o meglio dovrebbe) il pubblico rivelando qualcosa in più che si nasconde nel buio. Ultima differenza è che nel film originale i boschi erano completamente immersi nell’oscurità, in Blair Witch le scene sono illuminate con l’ausilio di torce elettriche.

“Chi ha visto l’originale, troverà qui strati e livelli ancora più profondi per apprezzare meglio il primo film. Se non avete visto il film originale, questo vi farà spaventare da morire a prescindere” ha dichiarato Steven Schneider, uno dei produttori di Blair Witch. Non dategli retta, sta mentendo.

 

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Mariachiara Oliva

Più conosciuta sotto falsa identità, i suoi migliori amici sono i libri, la musica e la scrittura. Cura un blog e ha scritto un lungo componimento poetico, ma sempre sotto falso nome. Non ama parlare di sé, preferisce che lo facciano gli altri. Ma in sua presenza, che sia chiaro. Da quando collabora con TV & Costume ha capito che il televisore non è solo un'estensione del tavolino.