“Populaire”, un amore fresco e prevedibile. “Marfa girl”, specchio (rotto) dell’adolescenza

È l’Auditorium Parco della Musica dove si svolge la terza giornata del Festival Internazionale del Film di Roma. Gli appuntamenti sono tanti, tra presentazioni, preview e repliche.

 

Francia, anni Cinquanta. Rose Pamphyle è giovane, vive col padre, burbero e severo, e le si prospetta una tranquilla vita da casalinga. Fino a che un giorno decide di fare un colloquio dal direttore di un’agenzia assicurativa, Louis Echard, come segretaria. Segretaria: audacia, libertà, modernità. È questo che cerca Rose così come ogni ragazza della sua età. Negli anni Cinquanta come oggi. Il colloquio si rivela un disastro ma per Rose inizia una nuova vita. È la storia di “Populaire”, una commedia fresca e romantica girata da Régis Roinsard. Acuto e leggero, il film, abbastanza scontato, è un genere senza tempo. La storia tra Rose e Louis infatti potrebbe riferirsi veramente al cinema francese degli anni Cinquanta quando già “Francia significava amore e Stati Uniti d’America affari”. Se avete voglia di trascorrere del tempo senza dovere e impegno perdetevi tra un tic e un altro di quell’affascinante e lontano oggetto memorabile. La macchina da scrivere.

 

Marfa girlSe invece voleste uscire dal cinema delusi e incazzati andate a vedere “Marfa girl” di Larry Clark, noto regista nel raccontare il mondo dell’adolescenza. Che se fosse davvero così dovremmo farla finita una volta per tutte. Dato che non si può accennare alla trama – non per divieto ma per assenza di essa – si potrebbe iniziare con delle parole-chiave che diano un’idea. Arte, droga, rock and roll, sesso. Ora si va per livelli. L’unica forma d’arte che potrebbe esser definita così sono degli schizzi di una ninfomane. La droga è sufficientemente presente, anche accanto a un bambino di due anni o giù di lì. Rock and roll: voi l’avete visto o sentito? Il sesso è perverso e volgare, al confine col comico. Si dice che Larry Clark racconti la realtà, in questo caso malinconica e squallida. Perché quindi rimanere in sala. Semplice curiosità. Per vedere fino a che punto si può arrivare con una “storia” del genere, lenta e smarrita nel dettaglio. Comunque qualcosa di positivo ci deve pur essere.

 

Vuoto totale.

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Silvia Vetere

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