Polar al Teatro Studio Uno: la verità e la menzogna

Al debutto, presso il Teatro Studio Uno di Roma (7-17 Aprile), l’opera teatrale Polar, messa in scena di Antonio Sinsi ispirata all’ultima sceneggiatura del premio nobel Harold Pinter: Il testo teatrale, tratto dal film “Sleuth -Gli insospettabili” diretto da Kenneth Branagh nel 2007 ed interpretato da MIchael Caine e Jude Law, vede sulla scena alternarsi  Alessandro Porcu e Gabriele Linari nei panni di Wyke e Tindle; il primo, un drammaturgo di testi noir, il secondo un attore precario che vive di espedienti.

"polar"L’incontro tra i due avviene in casa di Wyke al quale Tindle, che è l’amante della moglie Maggie, si rivolge per chiedergli il divorzio. Da questo momento comincia un vero e proprio gioco delle parti, uno scontro a suon di set tennistici, dove si alternano bugie e presunte verità, tra torbidi inganni e sadiche macchinazioni. La matrice del testo, che dal maestro Pinter assorbe un certo piacere per l’assurdo, si sviluppa su un fragile e sottile equilibrio di sentimenti e potere, dove quest’ultimo, simboleggiato dalla pistola, si alterna  nelle mani dei due contendenti, sviscerando le paure più recondite, i vizi più accecanti, i limiti più impercettibili e celati. Il tema dell’amore, primo soggetto ad entrare in scena, perde subito la sua valenza quando la macchinazione dell’inganno seduce Tindle nell’accettare la proposta di una rapina di gioielli nella stessa casa di Wyke, che permetterebbe a Tindle di scappare con la moglie e il bottino, mentre a Wyke di incassare il compenso dell’assicurazione. La finta rapina, però, diventa un gioco perverso di umiliazioni e sottomissione, un pretesto vendicativo ed evocativo, che si conclude con una pistola puntata ed uno sparo. Buio. A questo punto, un video proiettato sullo sfondo, infonde dubbi su tutto quello che avverrà di qui in poi sulla scena; verità e menzogna, pubblica e privata, di come l’arte debba indagare sulla sottile differenza dei due opposti, muovendosi su quel filo sottile che sostiene il mondo dei rapporti umani, sociali e comunitari. Il secondo (presunto) atto scenico si apre con l’ingresso di un nuovo personaggio, un detective che indaga sulla presunta scomparsa di Tindle. Le sue domande investigative, mettono a nudo il mondo di Wyke, le sue incertezze, i suoi tentennamenti, le sue ipocrisie; il gioco si ribalta, la verità sembra venire a galla e, mentre sembra servita su un piatto d’argento, si scopre che quel detective è un Tindle trasformista per vendicare l’umiliazione ricevuta. Il piano comunicativo vira su un netto controcampo, il potere ora è nelle mai di Tindle, sadico e perverso nel sottomettere psicologicamente l’avversario, con il potere della pistola e del raggiro, lucido e controverso nel racconto del sé e del suo mondo; anche gli spettatori sembrano domandarsi dell’effettiva veridicità delle parole dei due, sempre contraddittorie e borderline, vaghe e seducenti, sinistre e premonitrici.

"Polar"C’è anche il tempo per sorridere, con qualche battuta di comicità leggera e grottesca, tra una nevrosi intellettiva e l’altra, emotivamente implose. L’opera “Polar” riesce ad emergere da un piano dialettico dinamico ed interessante, snello e vivace nel suo incedere. Non c’è presunzione di sorta, l’indagine drammaturgica è fluida, anche nei suoi presupposti cervellotici e surreali; buona la prova dei due attori Gabriele Linari e Alessandro Porcu, asciutti e moderati, quasi più vicini a certo cinema noir che al teatro. Le musiche originali di Polar, scritte da Cristiano Urbani, sono ansiose ed opportune così come la scenografia geometrica ed essenziale, che resta l’elemento dinamico della rappresentazione, nel ribaltamento dei ruoli narrativi dei due personaggi. Qualche piccola imperfezione nel “sincro” di alcune tracce audio che sembrano partire in maniera inopportuna e fuori luogo, un piccolo neo che nulla toglie però a questa coraggiosa messa in scena, fluida nella sua spinosità, leggera e godibile, per gli amanti di un certo teatro intellettuale e sapiente, come quello che si deve ad uno dei più grandi Maestri dei nostri tempi: Sir Harold Pinter.

 

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Raffaele Patti