Poesia e storia negli scatti di Henri Cartier-Bresson

La grande esposizione realizzata dal Centre Pompidou di Parigi su Henri Cartier-Bresson è approdata il 26 settembre nelle sale del museo dell’Ara Pacis per rimanervi e deliziare lo sguardo dei visitatori fino al 25 gennaio 2015. La grande retrospettiva sull’artista francese, curata dallo storico della fotografia Clément Chéroux, intende rappresentare un punto di svolta; si è ritenuto opportuno scegliere infatti un criterio metodologico nuovo, teso a rimpiazzare la geografia con la storia. Ponendo l’accento sulla cronologia degli eventi che hanno segnato il percorso personale di Cartier-Bresson si potuto così mettere in luce la capacità di adattamento del suo sguardo di fronte ai cambiamenti e ai diversi scenari della Storia.

La rassegna si apre con l’ingrandimento di una delle foto più celebri dell’artista che sembra riassumerne il percorso; due uomini di estrazione sociale differente, uno con la bombetta ed abito borghesi, l’altro con il berretto e i classici indumenti da operaio, sono colti mentre sbirciato dalle microfessure di una rete. In tutta la sua ironia l’immagine coglie la somiglianza dei sentimenti umani mostrando come quest’ultima vada al di là del ceto cui si appartiene. L’intera vita professionale di Cartier-Bresson divisa in tre intensi periodi si riflette nelle 500 opere esposte che comprendono fotografie, disegni, dipinti, film e documenti. L’interesse per la fotografia non si manifesta subito perchè ad attrarlo, dopo l’incontro con André Lhote che lo introdurrà nel circolo dei surrealisti, è la pittura: distruggerà tutti i suoi dipinti tranne alcuni, presenti in mostra. Compie il suo primo viaggio in Costa d’Avorio e al suo ritorno rivelerà che dopo aver visto una foto di Martin Munkacsi ha sentito dentro scattare in lui il desiderio di «guardare la realtà attraverso un obbiettivo».
Dal 1936 al 1946 inizia il periodo del suo impegno politico che abbraccia la sua collaborazione con la stampa comunista e i suoi primi lavori cinematografici firmando personalmente il film Return to life. Terminata la guerra, dopo essere scampato alla cattura nazista ed over immortalato con i suoi scatti la liberazione di Parigi inaugura il suo terzo periodo nel 1947 con la nascita dell’importante cooperativa Magnum Photos insieme a Robert Capa, David Seymour e William Vandivert.

Dopo aver compiuto molti reportage in ogni angolo del mondo ritorna alla pittura, dichiarando: «In realtà la fotografia di per sé non mi interessa proprio; l’unica cosa che voglio è fissare una frazione di secondo di realtà». A testimoniare questa misteriosa riconciliazione è la stupenda foto che lo ritrae di spalle mentre contempla il proprio volto in uno specchio con in mano il disegno del suo autoritratto – sintesi che congiunge in un solo attimo i due amori che hanno ispirato la sua ricerca.

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Filippo Deodato

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