Placido e Rubini al Quirino con Zio Vanja

La scena iniziale è ambientata all’esterno della casa di campagna ereditata dal professor Serebrjakov, cognato di Vanja e padre di Sonia. La prima moglie, nonché la sorella di Vanja, è deceduta e per questo motivo il professore si risposa con la giovane Helena. La trama si snoda tra intrighi amorosi e situazioni di ordinaria quotidianità. Tutto lo spettacolo si svolge all’interno della tenuta che fa da sfondo agli stati d’animo tristi, annoiati, sofferenti, quasi depressi dei vari personaggi. La vita di campagna non dà stimoli, non sbalordisce con colpi di scena, alla fine non è poi così elettrizzante. La ricostruzione di atmosfere vagamente inquietanti, l’indifferenza dei personaggi nei confronti degli avvenimenti e il senso di attesa di una catastrofe incombente rendono questo testo un’anticipazione della drammaturgia novecentesca. A risollevare la drammaticità dell’opera di Checov ci sono le interpretazioni di grandi attori come Rubini e Placido. L’analogia che lega Placido al personaggio Serebrjakov, ovvero l’aver sposato entrambi una donna molto più giovane di loro, conferisce allo spettacolo una briciola di realismo divertente. Grazie alla loro esperienza e al carisma pugliese che li contraddistingue, i due attori riescono a risvegliare gli animi del pubblico che con ogni probabilità si è immedesimato in quella realtà temporalmente distante, ma estremamente attuale. Non da meno l’esecuzione di Pier Giorgio Bellocchio, figlio del regista, che nell’opera interpreta Astrov, il medico di famiglia. Zio Vanja è un capolavoro del teatro cechoviano, ma se volete staccare la spina per due ore, questo non è lo spettacolo che fa per voi.

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Arianna Arete Martorelli

Nasce a Roma lo stesso giorno di Francesco Facchinetti, che coincide casualmente con la data di morte di Leonardo da Vinci. Dopo il primo vero colloquio della sua vita, nell’ottobre 2013 diventa redattrice della sezione cultura e spettacolo per Lineadiretta24.it tra un articolo e un altro, nel tempo libero, si interessa di molte cose: cinema, teatro, fotografia, musica… concretamente gira, vede gente, si muove, conosce, fa cose. Dopo la laurea vorrebbe partire alla volta di New York per intervistare David Letterman. Spera di non dover mai scendere a compromessi meschini, odia bere l’acqua dalle tazze e i “no” a prescindere, crede fermamente che comunque, in fin dei conti, il destino ha sempre più fantasia di noi.

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