La leggenda dei Pink Floyd in mostra al Macro

Inaugurata presso l’avveniristica sede del Macro Museo d’Arte Contemporanea l’attesissima esposizione The Pink Floyd Exhibition: Their Mortal Remains che dal 19 gennaio al 1 luglio permetterà ai visitatori di rivivere una retrospettiva epocale e commemorativa a 50 anni dalla loro nascita, di una delle band più influenti della storia. Mostra bellissima che celebra e rievoca il mito e la leggenda analizzando con un meticoloso e cronologico percorso audiovisivo le varie fasi della loro storia dagli albori ai giorni nostri grazie ad una notevole gamma di oggetti, circa 350, e installazioni che, accompagnati dagli immancabili inseriti musicali, ci porteranno alla scoperta di un caleidoscopio inedito di immagini ed emozioni. Anticipato da una toccante presentazione in Campidoglio con i fondatori Mason e Waters sugli scudi, l’evento sbarca a Roma dopo l’enorme successo del debutto londinese dove oltre 400.000 persone hanno gremito il Victoria and Albert Museum per assistere ad un evento unico nella sua portata promosso a livello mondiale da Michael Cohl della Concert Productions International B.V.

Gruppo distintosi sin da subito per la voglia di innovare e sperimentare vero e proprio locomotore del movimento psichedelico, i Pink Floyd traghettarono alla fine degli anni sessanta il corso della musica verso un destino altro grazie ad un mix ottimale di idee e talento perfettamente testimoniati dai primi show nei quali emergeva il genio fragile della chitarra di Syd Barrett. E’ tutta sua la prima parte della retrospettiva incardinata sull’esordio discografico dei nostri  targato 1967 e sulle conseguenti problematiche che segnarono la sua uscita dalla band, con il successivo inoltro di David Gilmour che insieme a Wright, Mason e Waters lascerà un segno indelebile nella storia dei Seventies. Lungo la prima sala e accompagnati da un’apposita audioguida musica e immagini si fondono dando vita senza soluzioni di continuità ad un unicum senza tempo che riavvolgendo il nastro ci conduce per mano tra video, manifesti, foto e strumentazioni varie dell’epoca, disposte in apposite a originalissime cabine telefoniche inglesi, facendo rivivere l’epopea trionfale delle loro varie produzioni discografiche alle quali facevano immancabilmente seguito dei tour promozionali che sin dai primordi lasciarono il segno nell’immaginario collettivo.

strumentazioniLa loro visione surrealista unita all’elevato uso tecnologico emergono  grazie ad un colossale allestimento che stimola e impressiona i sensi, il coinvolgimento è totale ad ogni livello che prescinde il mero lato musicale. Immagini leggendarie preziosamente raccolte in video e istallazioni raggiungono il loro apice nelle sezioni relative al loro capolavoro assoluto Tha Dark Side of the Moon e in The Wall veri e propri stimolatori di sensi tra copertine epiche, frutto della collaborazione con la Hipgnosis del sodale Storm Thorgerson, e icone pop che rievocano il genio di Waters che concepì il “muro” in un momento critico del suo percorso artistico. Le emozioni the Great Gig in the Sky riecheggiano ipnotiche nell’ultima sala della prima parte del percorso espositivo dove un’istallazione video ispirata al famigerato prisma regala emozioni allo stato puro nel buio tridimensionale costruito ad arte dai performer. Le mucche de il teacher di The Wall e il maiale rosa sopra la Battersea Power Station campeggiano sontuose occupando il segmento portante della seconda parte della mostra che cronologicamente ci accompagna alla seconda fase dei Pink Floyd segnata da momenti critici e cambi di line-up, fino all’omaggio a Richard Wright precocemente scomparso nel 2008 e ricordato con l’album The Endless River a lui dedicato. Ci si avvia commossi verso l’uscita, ma è la performance zone a regalarci l’ultima chicca di questo viaggio nella macchina del tempo: ci si avvia in uno spazio audiovisivo immersivo dove vengono proiettate le storiche esibizioni di One of These Days tratto da Live at Pompei e Comfortbaly Numb  della storica esibizione nel Live8 di Wembley 2005 ultimo concerto dei quattro membri insieme.

Ci si commuove, usciamo consapevoli di aver vissuto un viaggio indimenticabile che lega indissolubilmente questa band alla colonna sonora delle nostre vite, collocando Roma come crocevia obbligato delle grande mostre europee. L’impatto che i Pink Floyd hanno avuto nel nostro paese è un dato di fatto e questa sezione ne ricostruisce segmenti importanti grazie alle locandine degli show – tra i quali spicca il leggendario concerto del Piper del 1968 – e la corposa sezione dedicata all’epico Live at Pompei raccontato con materiali inediti d’archivio. Non ci resta che recarci in massa da bravi adepti e attingere al loro nettare per rivivere ogni giorno la più un’incredibile favola rock che sia stata mai raccontata.

 

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Fabio Bandiera