Per chi arriva Mary Poppins?

«Se volete trovare il Viale dei Ciliegi, tutto quello che dovete fare è chiedere al vigile all’incrocio. L’uomo piegherà l’elmetto da una parte, si gratterà la testa pensosamente e infine, puntando l’imponente dito bianco guantato, dirà: “prima a destra, poi a sinistra, poi ancora a destra, e ci siete. Buon giorno”. (…) Se andate in cerca del numero 17 (cosa molto probabile, poiché tutto il libro riguarda proprio questa casa) lo troverete subito». Le prime righe del libro Mary Poppins di Pamela Lyndon Travers (edito da Rizzoli nel ’36 per la prima volta) danno queste indicazioni stradali; da qui inizia la storia di Mary Poppins, comunque la si voglia vedere. Nel film-cartone prodotto da Walt Disney, diretto da Robert Stevenson e ricco di premi Oscar, è Berth (Dick Van Dyke) il tuttofare suonatore e spazzacamino che, tra rime improvvisate sulla gente del quartiere, accompagna la telecamera fino alla casa in cui abita la famiglia Banks. L’immagine del piccolo villino è in un certo senso anche l’inizio di un’altra storia, quella raccontata da Saving Mr. Banks, per la regia di John Lee Hancock, in cui vengono raccontati i dieci giorni trascorsi dall’autrice del romanzo presso gli studi Disney di Los Angeles. Il primo dei tanti rifiuti della Travers ai progetti della troupe disneyana riguarda, infatti, proprio i bozzetti sull’abitazione della famiglia che ospiterà Mary Poppins: così è nel film, ma così sembrano testimoniare anche vere registrazioni audio conservate negli archivi Disney (alcune inserite nei titoli di coda). {ads1} La storia raccontata in Saving Mr. Banks ricostruisce quello che era stato il difficile rapporto della Travers con Walt Disney, che per venti anni aveva chiesto i diritti del suo romanzo. Puntuale ogni anno il rifiuto della scrittrice. I motivi si intuiscono facilmente da com’è tratteggiata nel film la figura della scrittrice (magistralmente recitata da Emma Thompson), che non tollera che la sua Mary Poppins abbia canzoncine e favole infantili e rimarrà veramente shoccata dalla presenza dei disegni animati; lei che appena arriva getta il copione dalla finestra e commenta, vedendolo volare, «non ha peso, lo vede signor Disney?»; e quando Disney (interpretato da Tom Hanks) le propina il suo slogan «C’è un bambino dentro ognuno di noi» la sua risposta è «Forse dentro di lei, non dentro di me»; e reagisce con sdegno a ogni canzone e soprattutto a ogni licenza linguistica proposta dai musicisti di casa Disney, i fratelli Sherman, che devono tenerle nascosto lo spartito del brano Supercalifragilistichespiralidoso. Al di là del film, una biografia recentemente riedita da Simon & Schuster (Mary Poppins, she wrote, di V. Lawson) raccoglie alcuni dati sulla scrittrice: il vero nome è Helen Goff, nata in Australia agli inizi del ‘900, padre alcolizzato e morto giovane (amato dalla figlia tanto da usarne il nome, Travers, per la firma delle sue storie) e madre depressa. Le favole sulla tata magica sarebbero nate proprio per consolare i fratelli dalla triste situazione familiare. Ancora altre notizie incerte, degne di una storia d’altri tempi, riguardano il passato da ballerina e mimo, il rifiuto del matrimonio, i rapporti omosessuali e l’adozione a 41 anni di un bimbo che la scrittrice separa consapevolmente dal gemello causando, forse, la depressione e l’alcolismo dei due fratelli.

Il film di oggi, con i lunghi e fiabeschi – ma a tratti eccessivamente patetici – flash back sull’infanzia della Travers, dà la sua interpretazione della nascita e del senso delle storie di Mary Poppins. Nei romanzi, che hanno più episodi e più personaggi, si ritrovano quel gusto nostalgico e quell’atmosfera un po’ inquietante tipici delle vecchie storie per bambini. Ma poche tracce dei sentimenti netti e forti e della morale chiara sulla famiglia che costituiscono lo snodo della Mary Poppins del cinema, dove la tristezza dell’arrivo del Vento dell’Ovest e della partenza della tata serve, come in tutte le favole Disney, al lieto fine: tutti i Banks cantano e saltellano intorno all’aquilone riparato dal padre. In Saving Mr. Banks, Disney riesce a ottenere i diritti dalla scrittrice solo dopo aver capito il vero ruolo della tata non solo per la famiglia Banks, ma soprattutto per la scrittrice; e la Travers si commuove quando, alla grandiosa Prima del 1964, li vede realizzati nel film. Ricostruzione, insomma, bella ed efficace; ma non è difficile scorgervi un po’ di tendenziosità, anche solo perché la produzione di questo film è comunque targata Disney. Resta il fatto che, ancora oggi, nel film-cartone sulla tata più amata da grandi e bambini, il nome di colei che ha inventato Mary Poppins appare solo nei titoli di apertura in forma abbreviata, P. L. Travers e solo come consultant.

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Roberta Cardinali

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