Out of the African Beauty

La loro influenza nei confronti dello spirito europeo continua a diffondersi, il più delle volte a loro insaputa e conseguente sorpresa. Partendo dalla pittura – un artista a caso? Pablo Picasso – e dalla moda (Cristobal Balenciaga e Christian Dior) fino ad arrivare all’african food, non meno in voga della musica e della religione. È giunto il momento di parlare della retrospettiva organizzata dal The Africa Centre in onore all’African Beauty. Se vi trovate a Londra fino al 9 giugno non potete non fare un salto a 38 King Street, tra Covent Garden e Leicester Square.

Dopo sette anni trascorsi tra le dune del Sahara il fotografo britannico John Kenny è pronto a raccontare la cultura (estetica) dell’Africa attraverso African Beauty. Il chiaroscuro e il gioco di luci e ombre sono i suoi caratteri distintivi attraverso i quali dona un qualcosa in più a dei ritratti già significativi e suggestivi senza alcuna “alterazione”. Dall’est al sud Africa, dalla Great Rift Valley al deserto del Sahara, sette anni di lunghe ricerche e inaspettate sorprese che hanno dato vita a una grande mostra incentrata su costumi, estetica, moda e stile di un mondo apparentemente “disappearing”. I protagonisti dei ritratti sono circondati da paesaggi meravigliosi caratterizzati da baobab e dune del deserto. Intensità e intimità sfociano in un’assoluta qualità tecnica e tematica. {ads1} Ogni dettaglio – anello, molletta, pashmina, stoffa – dimostra la lontananza della cultura africana rispetto alla nostra con la conseguente attrazione (reciproca) di due mondi insoliti, distanti per l’appunto. Gli scatti sono multiformi e variegati, tutti dal titolo corrispondente al proprio popolo. Samburu, Kenya è la tribù kenyota più “colorful”, in lingua Maasai significa farfalla; la donna ritratta sembra proprio una farfalla nera le cui ali presentano infinite variazioni cromatiche. Anziana e molto povera invece è la protagonista di Nyangatom Ethiopia; avvolta in un “telo” dai colori dell’Omo River sulle cui rive trascorre la maggior parte del suo tempo. Bargi, una giovane donna etiope, è orgogliosa di essere immortalata da John Kenny: vanta abiti e gioielli con determinazione e fierezza (Hamar, Ethiopia). Ha due fari ipnotizzanti al posto degli occhi e una carnagione chiara rispetto alla sua etnia, entrambi tratti distintivi della “beauty ideal of the people of the taboo” (Wodaabe, Niger). Londra, The Africa Centre – 38 King Street – fino al 9 giugno.

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Silvia Vetere

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