Oasis: Supersonic, il film che sintetizza la storia di un’intera generazione

Togliamo dagli incipit e dalle frasi iniziali ogni ornamento superfluo e andiamo subito al dunque: Oasis:Supersonic non è un documentario musicale. Sarebbe riduttivo ritenerlo tale. È il ricordo di un momento storico irripetibile, quello della generazione degli anni Novanta. È la storia di uno stile partorito da persone ancora prima che divenissero personaggi. È il racconto della vita, di questi ragazzi ribelli, narrato dal dietro le quinte. Oltre al messaggio che arriva al pubblico, c’è molto di più. Ci sono gli Oasis, c’è la loro anima e al centro, la loro musica.

Diretto da Mat Whitecross e prodotto da Fiona Neilson, il documentario Oasis:Supersonic, nasce dalla volontà di Simon Halfon (un vecchio amico dei fratelli Gallagher) di celebrare il 20° anniversario dell’epocale doppio concerto degli Oasis al festival rock di Knebworth: “Ho conosciuto gli Oasis attraverso il mio Oasis: Supersonicamico Paul Weller, e nel 1994 ho cominciato a lavorare per loro come grafico delle copertine della band. Così, ho deciso di chiamare direttamente Liam e Noel e chiedergli che ne pensavano di un film che raccontasse la loro storia. L’idea è piaciuta a entrambi”, ha raccontato. È dalle riprese di quel memorabile evento che il film ha inizio, per poi procedere a ritroso, scavando nel passato e mostrare le fondamenta, lo scheletro di un sodalizio artistico che per quanto sia finito in termini cronologici, non sarà mai estinto. Due fratelli, due nomi, Noel e Liam – maledetti, turbolenti e sinceri – verso la scalata del successo, immortalati in immagini di repertorio inedite e scolpite nella memoria della pellicola, prima che chiunque potesse immaginare l’impatto che avrebbero avuto sulla gente, sulla musica, sul mondo e su loro stessi, inevitabilmente. Era l’agosto del 1996, quando gli Oasis, provenienti dalle case popolari di Manchester, furono protagonisti di due concerti leggendari, proprio perché rappresentavano qualcosa di mai visto prima. Con 250.000 persone e altri 2 milioni e mezzo alla ricerca disperata di biglietti, le due esibizioni a Knebworth sono state l’evento più seguito, dal punto di vista musicale, degli anni Novanta. Il film Oasis: Supersonic parla della band che ha cambiato il suono di una intera generazione, della difficile infanzia dei fratelli Gallagher, dall’abbandono del padre alla lite (condita da una ricca dose di cristalli di metanfetamina), fra Liam e Noel durante il famigerato concerto al Whisky A Go Go di Holliwood nel 1994, fino alla separazione definitiva. Essenzialmente è l’intreccio della loro vita e dei tre anni in cui sono diventati delle star, guadagnandosi la fama di cattivi ragazzi del rock. Ma non solo: “È una storia fantastica e commovente, raccontata con grande ironia e con una sincerità che raramente si incontra in film come questo”, ha spiegato Simon Halfon. In Oasis: Supersonic, oltre al principale scopo celebrativo, soggiace il tema di una silenziosa missione, ovvero risvegliare la passione autentica di un tempo, prima che i social media divorassero non solo la cultura pop inglese, ma tutta la musica in generale.

“Non c’è più nessuna magia, tutto è troppo accessibile e virtuale. Dovremmo tornare a sporcarci le mani, anche se ho paura che ormai sia impossibile invertire la marcia. È proprio vero: non apprezzi quello che hai finché non lo perdi. Non vorrei sembrare nostalgico, ma l’omologazione mi sembra una cosa triste. Comunque credo che gli Oasis siano venuti fuori per un motivo, e che quel motivo non esista più. Ma non sarebbe fantastico se oggi arrivasse dall’Inghilterra un’altra band in grado di vendere due milioni e mezzo di biglietti per due sole date? Daremmo una bella lezione a Bieber!” sintetizza il produttore James Gay Rees.           L’illusione che i tempi passati erano migliori di quelli attuali, ha probabilmente pervaso ogni epoca, è in questo modo che la pensava il giornalista statunitense Horoce Greeley. Una cosa è certa: l’epoca, l’era degli Oasis, non solo è migliore di quella quotidiana, ma ancora oggi non ha rivali nel vasto (e in linea di massima senza personalità) panorama musicale.

Gli Oasis: o li odi o li ami. In entrambi i casi, fanno ancora parlare di loro.

 

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Mariachiara Oliva

Più conosciuta sotto falsa identità, i suoi migliori amici sono i libri, la musica e la scrittura. Cura un blog e ha scritto un lungo componimento poetico, ma sempre sotto falso nome. Non ama parlare di sé, preferisce che lo facciano gli altri. Ma in sua presenza, che sia chiaro. Da quando collabora con TV & Costume ha capito che il televisore non è solo un'estensione del tavolino.