“Nina e Laltrocoso” la prima tenera accettazione e tolleranza dell’altro

Domenica 10 Gennaio, presso il Teatro Centrale Preneste, andrà in scena l’opera teatrale Nina e Laltrocoso interpretata dalla compagnia Teatro delle Temperie di Bologna.  Lo spettacolo adatto ad un pubblico dai 5 anni in su, è scritto e diretto da Andrea Lupo e vede tra gli interpreti Alessia Raimondi, Camilla Ferrari, Laura Todini oltre alla voce fuori campo di Margherita Zanardi. Lo spettacolo racconta gli umori e le reazioni della piccola Nina all’arrivo in casa del fratellino neonato, da lei teneramente chiamato “Laltrocoso”.

Nina e Laltrocoso è un’opera sull’esperienza di crescita ,uno sguardo sul primo vero momento di condivisione sociale che si presenta nella vita di una persone dalla nascita: in che maniera la scrittura del testo è da ritenersi autobiografica?

Questo testo attinge, oltre che agli studi e alle ricerche effettuate in questi anni, anche al ricco patrimonio di esperienze maturate nel lavoro quotidiano con i bambini che la nostra compagnia esercita sul territorio della provincia di Bologna da più di 10 anni. Vi si aggiunge ovviamente l’esperienza di bambino (essendolo stato anch’io migliaia di anni fa) e quella di padre. Nasce forse proprio da quest’ultima straordinaria esperienza lo stimolo più forte che mi ha portato alla scrittura di “Nina e Laltrocoso” come lo era già stato anche per il precedente “Stramboletto”. Quindi molta della mia esperienza con i bambini e molto del mio amore per i miei figli è entrato a far parte di queste drammaturgie. In particolare ho iniziato a scrivere Laltrocoso pochi mesi dopo la nascita di mia figlia (secondogenita). L’arrivo di un secondo figlio scombussola sempre un po’ i primogeniti. Ci siamo immaginati cosa potesse succedere nell’immaginazione di Nina che si trova in casa questo fratellino con cui lei non sa relazionarsi, con cui lei non trova canali di comunicazione, né modalità di gioco. Il fratellino non sa parlare, non sa giocare, non sa neanche camminare. Ci deve essere un errore, Nina si aspettava un fratellino fatto come lei e invece questo “coso” non fa altro che stare appiccicato alla mamma e urlare come un mostro. Nell’immaginazione di Nina è facile che questa delusione e preoccupazione trasformino il fratellino in un terribile mostro mangia mamme, Laltrocoso appunto. Come se non bastasse con l’arrivo de “l’altro” i tipici egocentrismo e possessività dei bambini vengono messi a dura prova. E’ da qui che nascono i cattivi della nostra storia: il terribile “Soloio” e l’inarrestabile “Tuttomio” che spingeranno Nina a considerare Laltrocoso un mostro spaventoso e la convinceranno a combatterlo. Il finale ovviamente porterà Nina a riconsiderare il rapporto con il fratellino “mostruoso” e ad accettare il rapporto con questo nuovo “altro”.

La scenografia del letto a baldacchino dove i sogni si mescolano agli incubi, ha un valore simbolico in riferimento al nido per “eccellenza” dei bambini?

Certamente il letto e la cameretta in generale rappresentano un rifugio sicuro per ogni bambino, un luogo protetto, conosciuto, famigliare. il letto a baldacchino in particolare essendo più chiuso, raccoglie ed accoglie in modo quasi materno, uterino e diviene quasi un’ isola, un mondo sospeso. La scenografia rappresenta proprio questo: il mondo emotivo e immaginifico di Nina sospeso ed isolato, rappresentato in quel momento (la notte, il sonno) in cui ogni bambino è solo con se stesso e con le proprie emozioni. Ma vuole rappresentare anche lo spazio psicologico più intimo e profondo di Nina: non a caso è da sotto e da dietro al letto che sbucano i mostri cattivi e i magici amici del mondo dei sogni. Tutto lo spettacolo si svolge attorno a quel letto: dentro, sotto, sopra, dietro e davanti al letto come se tutto quello che accade venisse partorito dalla parte più intima e profonda della psiche di Nina. Unici elementi esterni sono la voce della mamma che arriva da lontanissimo come se la camera dei genitori fosse a chilometri di distanza e il pianto del fratellino che si trasforma nel sonno/sogno di Nina in un urlo bestiale, aggressivo e terrificante.

Il valore estremamente educativo per una fascia di pubblico dai 5 ai 10 anni, rende la rappresentazione inadatta ad un pubblico adulto o proietta le considerazioni al mondo dei “grandi” e ad una maggiore attenzione, più matura e consapevole, della tolleranza dell’altro?

I nostri spettacoli dedicati ai bambini tengono sempre in considerazione che fra il pubblico necessariamente ci saranno anche degli adulti (genitori, nonni, maestre). Procediamo quindi sempre a rendere i testi stimolanti sia per i bimbi che per i loro accompagnatori inserendo diversi livelli di lettura e differenti riferimenti e contenuti. Ogni spettatore, di qualunque fascia di età può trovare momenti divertenti e stimoli di riflessione. Un esempio sta in una battuta dello spettacolo che racconta come ognuno di noi nel corso della propria vita debba quotidianamente confrontarsi e cercare di tenere a bada i propri mostri interiori Soloio e Tuttomio.

L’opera si ispira ad uno o più testi di psicologia infantile oppure è il risultato di esperienze condivise e qui materialmente rappresentate?

Come cercavo di raccontare già nella prima risposta il lavoro di drammaturgia è un lavoro molto complesso e profondo. La scrittura teatrale più di ogni altra forma di scrittura ha bisogno di continui e costanti assaggi di vita vissuta oltre che di abbondanti dosi di immaginazione. Un testo come questo si nutre certamente di molte letture fatte in fase di ricerca ma non deve il suo sviluppo a nessun testo in particolare. L’osservazione compiuta sui nostri allievi ed in generale sulle centinaia di bambini con cui abbiamo la fortuna di confrontarci ogni giorno ci ha certamente arricchito di stimoli e regalato emozioni e riflessioni che sono abbondantemente ricadute sul lavoro compiuto per realizzare “Nina e Laltrocoso”.

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Raffaele Patti