Nei cinema L’ultima foglia

 

Lui fa il metronotte, lei la musicista e nella nuova città proprio non si trova bene, la sente “estranea” e soffocante. Il loro rapporto entra in crisi. Lei si chiude in casa in attesa di un riavvicinamento da parte di Zeno, lui invece sta in giro tutte le notti per lavoro finché un giorno incontrerà Ela, una bella barista rumena (Kristina Cepraga), di cui si innamorerà. Una relazione che allontanerà ancora di più il marito dalla moglie, che nel frattempo ha scoperto di aspettare un bambino.{ads1}

Il regista sceglie di raccontare la crisi di una coppia. Una crisi che diventa sempre più profonda anche per via delle condizioni attuali di vita, tra precarietà del lavoro (la moglie arrivata nella nuova città non ha più il lavoro), instabilità economica e trasferimenti forzati, fattori che portano a rimandare di continuo le decisioni importanti in attesa di condizioni forse un giorno più favorevoli. Fattori che gravano su una convivenza già difficile e che compromettono ulteriormente la comunicazione verbale tra i due. Perché il dato più sconvolgente nel ritratto della coppia è che i due protagonisti non parlano. Parla solo il loro silenzio. E mentre il tempo passato con la moglie sembra interminabile, il tempo passato con Ela sembra sempre poco. Ciò si riscontra anche nella fotografia del film, dove un’illuminazione claustrofobica esalta e amplifica lo stato di soffocamento dei personaggi bloccati in azioni reiterate. In un contrasto continuo tra luce e ombra e salti temporali introdotti da “time lapse” (accelerazioni estreme dove un intero giorno viene velocizzato in pochi secondi) il regista segue con la macchina a spalla morbosamente i personaggi per cogliere e tirare fuori qualsiasi sfumatura del loro stato d’animo. E grazie alla fotografia e alla musica jazz nel ritratto della crisi coniugale riesce a far emergere anche una Roma inedita.

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Giulia Lucchini

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