Mauro Gervasini commenta i verdetti di Cannes

Passata una settimana dalla sbornia festivaliera è ora di analisi e bilanci sulla rassegna cinematografica transalpina i cui verdetti hanno diviso sia critica che pubblico. La Palma d’ Oro è andata a La vie d’ Adele, film francese di Abdtelladif Kechiche, mentre il gran prix della giuria se lo sono aggiudicati i fratelli Coen con il loro Inside Llewyn Davies. Le rassegne collaterali hanno visto prevalere L’Image Manquante del regista cambogiano Rithy Pahn che ha trionfato nella sezione un Certain Regard e Le garcons et Gullaume, a table! del francese Guillaume Galienne che ha vinto la Quinzaine des Realisateurs. C’è anche uno spicchio d’Italia, troppo concentrata sul’ultima fatica di Sorrentino, a trionfare sulla Croisette grazie a Salvo, opera dei palermitani Fabio Grassadonia e Antonio Piazza che si porta a casa il Gran Premio Internazionale della Settimana della Critica. Di questo e di altri temi legati all’appena conclusosi festival di Cannnes abbiamo avuto il piacere di parlare con il neo-direttore di Film Tv Mauro Gervasini.

Buongiorno Direttore, una prima impressione sulla Palma d’oro e sul verdetto della giuria presieduta da Steven Spielberg. Era una giuria di personalità spiccate, con nomi del calibro di Ang Lee, Daniel Auteuil, Nikcole Kidman e Christoph Waltz, e credo che La vie d’Adèle di Kechiche abbia rappresentato il film capace di mettere d’accordo sensibilità diverse.

Palma d’oro coraggiosa, ma anche un po’ discussa. Discussa perché racconta una storia d’amore tra due ragazze, e la premiazione è avvenuta in un paese, la Francia, lacerato dalla legge sui matrimoni tra persone omosessuali. Credo però che la stigmatizzazione di questo tema sia stata solo materia per fare un po’ di baccano mediatico, il film non ha nulla a che vedere con la cronaca.
Italiani con un pugno di mosche, ci aspettavamo qualcosa in più da Sorrentino. E Refn e Soderbergh, delusi anche loro? In verità il miglior film italiano a Cannes, Salvo di Grassadonia e Piazza, ha vinto la Semaine de la critique e il premio rivelazione. Non credo invece che La grande bellezza avrebbe meritato un riconoscimento: è un film molto interessante ma Sorrentino ha fatto di meglio. Lo stesso vale per Soderbergh. Ho invece molto amato Solo Dio perdona di Winding Refn ma ci può stare che la giuria si sia indirizzata verso altro.
Oltre ad alcune conferme (Coen) diversi riconoscimenti che sanno di nuovo: Amat Escalante, miglior regista e Hirozaku Koreeda premio della Giuria. Sui Coen c’è poco da dire, parla la loro storia cinematografica. Per Escalante sono particolarmente contento: con il premio alla regia per Heli si premia un talento giovane che aveva già convinto ai tempi del suo esordio (Sangre). Purtroppo non ho visto il film di Koreeda.
Da anni il Festival di Cannes raccoglie il meglio che c’e in giro, L’italia si divide tra Roma e Venezia collocate a mio avviso male. Concorda con questa analisi? Non mi pare che Roma e Venezia siano festival troppo paragonabili, e nel 2012 Cannes presentò una selezione deludente. La collocazione di Venezia a fine estate è antica e storica ma anche strategica, perché va ad aprire la stagione cinematografica europea. Casomai il vero competitor della Mostra di Venezia è il Festival di Toronto, collocato praticamente nello stesso periodo.
Per chiudere: nei festival c’è tanto da vedere e spesso le cose migliori non arrivano nelle nostre sale. E’ un problema solo italiano o è una situazione più complessa di distribuzione a livello internazionale? Vasto problema. Dobbiamo cominciare a pensare che il “luogo” privilegiato di fruizione del cinema extra festival non sia più la sala cinematografica, dove non arrivano la stragrande maggioranza dei titoli, ma ad esempio i canali tv dedicati ai film.

A proposito del problema della fruizione è singolare che il film “italiano” che ha vinto la Semaine de la Critique non abbia ancora trovato una distribuzione e che stenterà a trovarla anche in futuro. Forse è proprio questo il tema portante della magia dei festival: essere l’ultimo baluardo per chi ha ancora voglia di succhiare il nettare del cinema d’autore, quello vero, quello che abbatte i confini e ti trascina in un Universo altro.

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Fabio Bandiera

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