Libri: Masneri e i loft di Monti

Michele Masneri, giornalista di economia e cultura, bresciano di nascita, ma romano (e monticiano) d’adozione, ha scelto per il suo primo romanzo, edito da Minimum Fax, un titolo ambiguo: Addio, Monti. Presentato ieri all’interno della manifestazione Libri come all’Auditorium di Roma, il testo non ha come protagonista il politico delle banche, né è un manzioniano addio alle montagne innevate. Delle parole di Lucia nei Promessi Sposi, si riprende in effetti uno sguardo di nostalgia, in questo caso per la trasformazione dell’identità dello storico Rione Monti di Roma. Il libro non è, però, una rassegna del passato popolare del quartiere né una ricostruzione delle trasformazioni della sua identità in veste storica. Il romanzo è in realtà un dialogo che dura il tempo di una spesa alla Sma di via dell’Amba Aradam (perché «a Monti si sa, non esistono i supermarket, al povero residente senza neanche uno straccio di Smart vien buttata in faccia ogni volta questa sua fatale condizione»). Per capire chi sono i personaggi di questo libro basterebbe controllare il carrello della spesa: polpettine vegeteriane «rarissime», pasta al kamut, formaggini di tofu biologici, ananassi, muesli svizzeri (concessione al vizio), lampadine a risparmio energetico (che però «normalmente è sempre meglio prenderle all’Ikea»).

Un ghostwriter ed escort – che accoglie nell’hotel di Cortina clienti che, suo malgrado, gli portano in regalo lo strudel, con i suoi carboidrati, invece di una copia del Sole 24 Ore – cerca di raccontare le novità sul suo lavoro di scrittore nascosto dietro i nomi, più o meno grandi, dei suoi committenti; è costantemente interrotto, però, dall’amica con la parlantina estremamente facile anche durante la scelta dei suoi prodotti bio, che racconta la storia con il suo ex compagno e l’incontro con una coppia: di facciata un broker e una dottoranda in diritto della navigazione, nella realtà entrambi ben pronti al «lavoro a tempo pieno» di scalata sociale e intellettuale, di mostre e loft giusti, fino all’evoluzione dal Pigneto a (ovviamente) Monti. Il dialogo avviene per modo di dire, perché quando uno dei due prende la parola partono lunghi monologhi a cavallo tra le analisi economico-sociali del Domenicale del Sole 24 Ore (che non manca mai tra le mani e nelle case dei personaggi della storia) e i racconti di chi, dopo tante sedute, ha imparato a riferire le cose nei termini degli psicoanalisti, con inserti di domande scomode da talk show politico-satirico e usi introiettati dal linguaggio promozionale (in senso lato e su qualsiasi cosa). Rendono l’idea i lunghi elenchi fatti da entrambi per descrivere tipologie o gruppi di persone, arredamenti delle stanze, scarpe e, soprattutto, librerie: ogni volta che i due introducono nel loro discorso una persona o una casa nuove, ci informano rigorosamente sul materiale di lettura presente; che, altrettanto rigorosamente, non si distacca mai dagli Adelphi, i Meridiani (anche in spiaggia, certo, e sull’8, il tram: da nove anni lo stesso volume della Recherche), Internazionale, Micromega, qualche New York Times e l’onnipresente Sole 24 Ore, tutti accatastati in pile sul pavimento con un finto disordine degno di chi aspira alla perfezione dei vertici della scalata sociale, ma senza darlo a vedere.{ads1}

Masneri non descrive, ma semplicemente ci rende partecipi di questo dialogo che procede per riferimenti e citazioni e accostamenti che i due interlocutori, da bravi monticiani, non hanno bisogno di commentare ulteriormente: per raccontare il carattere delle persone, un ambiente o le trasformazioni sociali, basta registrare le occupazioni, le azioni, i nomi, i luoghi intorno a cui tutto gira e gli oggetti. Non ci sono spiegazioni, cause o ragioni. E men che mai si espongono sentimenti: «i sentimenti: pensavo che fossero appannaggio dei laureati in comunicazione Lumsa» dice uno all’altro, che soffre per lui. In un mondo di artisti, editor, attori e scrittori, tutti con idee ben chiare sul confine tra Monti e l’Esquilino e sui locali giusti da frequentare, si chiede se le bestemmie sono «filologiche» ed è sufficiente dire il nome del gestore per indicare un ristorante o un bar, a Monti e a Roma, ma anche a Cortina, Favignana, Santa Marinella e così via, secondo il linguaggio, le mode, i miti e tutti i veri e propri rituali di un certo ambiente radical chic romano e di chi «è uno di questi forsennati che ormai o sampietrino o morte».

Lo stile richiama Arbasino, con l’aggiunta di trovate veramente hipster come la presenza della sigla della targa della macchina quando si vuole indicare genericamente una città, e le maiuscole sulle giuste parole, come da titolo giornalistico. Immagini e testi alla Grande Bellezza (lo pensavamo, e la critica l’ha già detto, prima dell’Oscar a Sorrentino): una piccola Grande Bellezza che non ha casa a Piazza Navona, ma «ai Serpenti» o «al Boschetto» e che si interessa di mercato immobiliare, soprattutto da quando ha capito che basta evocare Pasolini per convincere le mamme dei giovani che scrivono sceneggiature con il MacBook Pro al Bar Necci che il Pigneto è il quartiere giusto per il figlio. L’argomento di conversazione sempre valido è il partecipato funerale del clochard del quartiere: parlarne rende «tutti molto contenti perché il nostro è un rione equo e solidale». Ora, a Monti, anche i cani suscitano non poche riflessioni sociologiche: «Anche questo ritorno del labrador, dà da pensare. Pensavo fosse un fenomeno estinto coi Novanta. Ma soprattutto la domanda è: che fine han fatto i dalmata?»,«(…) son già passati di moda da qualche anno, e per adesso mi dicono che non si prevede una rentrée, nemmeno come fenomeno vintage».

Michele Masneri, Addio, Monti, Minimum Fax, 167 pp., € 14 – Scheda libro: www.minimumfax.com

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Roberta Cardinali

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