Libri come, il finale del grande festival romano

 E, dato il successo, gli organizzatori rilanciano con un appuntamento extra che si terrà il 24 Marzo e vedrà un incontro speciale con il sociologo Richiamar Sennett su “Come cambia il lavoro”.
La giornata di ieri, quella conclusiva, ha visto molteplici ospiti. Tutto esaurito per l’incontro con Umberto Eco e Andrea Camilleri, e lo stesso è stato per quello con Antonio Moresco e David Grossman. Questi ultimi, guidati da Marino Sinibaldi, hanno intrattenuto il pubblico per un’ora e poco più con temi comuni e non riguardanti la loro scrittura. Il giornalista ha posto un filo conduttore partendo dall’importanza del camminare fino ad arrivare a cosa vuol dire scrivere per uno scrittore. Grossman ha raccontato cosa lo ha spinto a scrivere il suo ultimo romanzo, Caduto fuori dal tempo, e cosa lo ha spinto a scrivere gli altri, quali A un cerbiatto somiglia il mio amore o Vedi alla voce: Amore. Per lui il camminare vuol dire eliminare i pensieri dalla mente. Ha raccontato che, di solito, quando comincia a scrivere un libro ha in mente mille idee che, puntualmente, vengono poi cancellate e rimpiazzate da altro, come se la penna scrivesse da sola e seguisse un filo logico tutto suo. E, se a volte il lettore al finale si trova più confuso di come era prima, allora ha raggiunto il suo scopo. {ads1} Moresco ha, invece, parlato delle sue camminate, dei suoi pellegrinaggi e ha provato a spiegare che uno scrittore, per essere tale, deve trovarsi a un punto di non ritorno, con le spalle al muro, e solo così riuscirà a scrivere davvero quello che sente. Che siano emozioni, vicende, o storie personali, le esperienze plasmano una persona e, di conseguenza, plasmano anche chi entra in quelle pagine. Dopotutto, lui stesso ha detto che “a volte la letteratura può portare terremoto”. E questo è quello che accade, in fondo, nel suo ultimo romanzo, Fiaba d’amore.
Interessante e divertente è stato anche l’incontro con il quartetto, ieri però trio, di scrittori che hanno appena pubblicato il loro libro Giochi criminali. Stiamo parlando di De Cataldo, De Silva, De Giovanni e l’assente Lucarelli. Gli scrittori hanno fatto un vero e proprio reading, ognuno dei propri racconti, senza svelare il mistero delle storie. Ognuno di loro ha presentato il loro personaggio, ma De Silva è quello che più ha catturato il pubblico con l’ormai classico “Malinconico” e un’analisi dettagliata, divertente e ironica di Parole, parole, parole la famosa canzone italiana interpretata da Mina. Possiamo dire che chiunque leggerà questo racconto, non ascolterà più questa canzone nello stesso modo di prima.

Il tutto si è, poi, concluso con l’evento finale Tutti sul lavoro dedicato alla memoria del critico musicale e saggista Gianni Borgna, già Presidente della Fondazione Musica per Roma e Assessore alla Cultura del Comune di Roma. In sala Petrassi ci sono state le performance di scrittori, registi, musicisti e artisti tra cui Bartolini/Baronio, Mimmo Calopresti, Aldo Cazzullo, Andrea Cortellessa, già presenta ai garage, Veronica Cruciani, Daria Deflorian, Erri De Luca, Alessandro Leogrande, Makkox, Virginiana Miller, Tomaso Montanari, Nicola Piovani e Têtes de Bois. Grande festa e grande gioia tra gli organizzatori. “Una manifestazione colta e popolare e, ancor più delle precedenti edizioni, di richiamo internazionale – ha commentato Carlo Fuortes, Amministratore delegato della Fondazione Musica per Roma – Grandi nomi e grandi numeri per una vera e propria festa, inedita nella struttura e nell’articolazione tematica. I libri fanno dibattere e condividere passioni senza bisogno di essere messi in mostra: suscitano opinioni e discussioni tra chi li scrive e chi li legge, tra operatori specializzati e semplici curiosi. Visto il tema attualissimo di questa edizione, si potrebbe affermare che si è realizzato un incontro inconsueto tra lavoro e capolavoro”.

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Flavia Capoano

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