“Walls. Le mura di Roma”, la città omaggia il più grande monumento della Roma imperiale

Le mura di RomaNegli ultimi tempi la politica internazionale è tornata a parlare della necessità  di innalzare muri per difendersi dal nemico, portando l’opinione pubblica a riflettere sul significato storico, pratico e simbolico del concetto stesso di mura rappresentanti un confine, un limite invalicabile, una barriera difensiva a protezione della città e, soprattutto in epoca medievale, simbolo del potere di una città, così come uno spazio delimitato in cui la comunità che vi vive all’interno si riconosce. A distanza di oltre un secolo dalle storiche campagne otto-novecentesche, la Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali ha commissionato al fotografo romano Andrea Jemolo la prima campagna fotografica integrale sull’intero percorso delle Mura Aureliane, il più grande circuito murario, antico e meglio conservato che sia mai stato costruito, ovvero il più importante monumento della Roma imperiale, simbolo della città, ma talmente integrato nel tessuto urbano da esser diventato quasi invisibile. La mostra fotografica, ideata da Claudio Parisi Presicce ed esposta negli spazi del Museo dell’Ara Pacis dal 20 giugno fino al prossimo 9 settembre 2018, intende celebrare, valorizzare e tornare  rendere visibile quest’immenso monumento che in qualche modo racconta l’intera storia della città.

Fortemente voluta dalla sapienza strategica dell’imperatore Aureliano nel III sec. per difendere dall’invasione dei Barbari una città che per molti secoli non aveva avvertito il bisogno di proteggersi, la cinta muraria di Roma costituisce ancora oggi il monumento più importante della città. Con i suoi 12 km di percorso, 383 torri, 2066 grandi finestre e 14 porte principali, la cinta Aureliana è l’unico monumento dell’antichità che sia riuscito a mantenere ininterrottamente la propria funzione fino all’età moderna, quando all’indomani della presa di Roma del 1870 da parte dell’esercito sabaudo, le mura persero la loro funzione difensiva e precipitarono nell’incuria, nell’umiliazione e nella parziale demolizione.

Nonostante le innumerevoli trasformazioni e distruzioni, il rinnovato interesse archeologico per la cinta muraria della città ne ha risvegliato la percezione di insieme monumentale che necessita di conservazione, restauri e valorizzazione, da qui la campagna fotografica otto-novecentesca del fondo Parker che oggi si può ammirare in mostra, in un’ideale confronto con le 77 fotografie a colori in grande formato di Andrea Jemolo che raccontano “l’unicità di un pezzo di storia e di vita quotidiana”, di un’opera così “grandiosa e malinconica” come solo le possenti e poetiche mura di Roma sanno essere.

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@vale_gallinari

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Valentina Gallinari

Nata in una città di mare, da quando vive a Roma si domanda se la presenza dei gabbiani in giro per il centro, sia l'inequivocabile presagio della fine del mondo...Laureata in storia dell'arte, ama la fotografia, le vecchie polaroid, il cinema e il mercato di Testaccio di sabato mattina. Aspirante giornalista, trascorre il suo tempo tra gatti e mostre fotografiche, ma soprattutto a sperare che questo sogno diventi realtà.