Laika: Ascanio Celestini in scena all’Auditorium

Nella suggestiva cornice della Cavea dell’Auditorium Parco della Musica, che attualmente sta ospitando la rassegna Luglio suona bene, il 23 giugno è andato in scena Laika, lo spettacolo di Ascanio Celestini, scritto da egli stesso e tratto dalla pellicola Viva la sposa.

Sullo sfondo di una scenografia essenziale, raffigurante la stanza di un appartamento quasi privo di arredamento, Celestini interpreta un personaggio cristologico che racconta al suo amico Pietro cosa gli è successo durante la giornata, vedendo in questi eventi qualcosa di prodigioso, dalla sambuca alle persone che gli domandano cosa accade fuori dal bar. E così gli parla dei facchini africani che manifestano per il licenziamento dei loro compagni, delle loro vite sfruttate, vendute per un “pessimo stipendio ed un pessimo lavoro“; di una “vecchia” che non crede in Dio, di una donna con la testa impicciata, che fa dei ricordi passati la sua vita attuale, di una prostituta e del barbone africano sotto casa che è schifato da tutti. Quindi un Cristo che è sulla terra non per cambiare il mondo, ma per osservarlo, dalla sua finestra, talvolta anche sadicamente: non è di certo lui che compie il miracolo, ma una vecchia, una donna con la testa impicciata ed un cieco salveranno la vita al barbone preso a manganellate dalla polizia che rastrellerà il picchetto degli operai. Da qui il nome di Laika, che “significa quella che abbaia, i Russi l’hanno lanciata nello spazio nel 1957 perché era più forte, era un cane di strada come il barbone”, come sostiene lo stesso Celestini.

laikaAccompagnato dalla fisarmonica di Gianluca Casadei, che peraltro raffigura Pietro, cui invece da voce Alba Rohrwacher, Celestini recita un monologo vero, dove si dice tutto senza peli sulla lingua, con spontaneità ed irriverenza; un monologo a tratti cervellotico, che si dipana in un rincorrersi di pensieri buttati qua e là in cui però tutto, anche la cosa più insignificante, alla fine acquista senso; dove viene data voce agli “ultimi”, in un racconto in cui la drammaticità è smorzata dalla battuta, rendendo lo spettacolo leggero e coinvolgente.
Ci si chiede a questo punto quale sia la morale: non c’è, “quella ce l’hanno le favole“. Laika è uno spettacolo “aperto” poiché non intende rivelare alcuna verità, ma piuttosto porre degli interrogativi: sul senso della vita, sull’umanità, sull’esistenza o meno di Cristo, sul rapporto religione-scienza, su tutte quelle incertezze che tormentano il tempo presente, lasciando il pubblico perplesso, ma talmente soddisfatto da guadagnarsi applausi scroscianti.

 

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Ludovica Pallotta