La (s)fioritura di un amore al Teatro dell’Orologio

Eppure ciò che vediamo in apertura è uno dei due coniugi intento a vendere la casa in cui albergano i sogni e le malinconie di una vita insieme. L’acquirente arriverà domani, rimane giusto il tempo di ripercorrere le tappe di un rapporto apparentemente molto felice, ma incomprensibilmente interrotto.
Basta un flashback a riportarci indietro dove tutto ebbe inizio: un appartamento che soddisfa pienamente le aspettative, l’arredamento scelto con cura, il caloroso benvenuto dei vicini, il lavoro non lontano da casa. Solide basi su cui costruire una famiglia. Eppure dietro una convivenza possono nascondersi pericolose abitudini, insidiose divergenze caratteriali che rischiano di mandare a monte ogni progetto. La quotidianità che diventa sempre più soffocante, lo spazio di un amore trasformato in gabbia, la porta d’ingresso che anziché aprirsi verso il mondo si richiude verso le proprie fobie.

Rose di maggio diventa un dramma psicologico in cui ogni petalo di ciò che doveva essere un rigoglioso fiore pian piano cade sotto i colpi di un’aridità esistenziale. L’angoscia pervade l’animo dello spettatore, costretto a fare i conti con l’imprevedibile sequenza di eventi che porterà alla tragica conclusione.
Rose di maggio, lavoro conclusivo di un percorso di analisi sui rapporti fra persone iniziato con Dove sei (2011), Un giorno qualsiasi (2012) e Il terzo tempo (2013), ci trascina con sé quasi a tramortirci nell’obbligata riflessione di coda, quando tutte le porte di casa si chiudono senza lasciare alcuna possibilità di riapertura. Peccato però che ciò che doveva essere una magistrale conclusione sia stata poi trascinata in un nuovo quadro scenico di tentato ritorno al presente: un dialogo totalmente inutile tra vecchio e nuovo proprietario, in cui contemporaneamente alla consegna delle chiavi vengono definiti (per 15 lunghi minuti) eventuali oneri e subentri di utenza. Non soltanto un’impropria deviazione dalla linea narrativa principale, ma una diluizione dell’alta concentrazione angosciosa propedeutica ad una riflessione intima dello spettatore. Rose di maggio…lasciate ad appassire.

ROSE DI MAGGIO

Scritto e diretto da Giancarlo Moretti

con: Chiara Ricci, Marcello Mancusi, Assia Favillo, Francesco Castaldi, Laura Petroni, Paolo Franzini, Antonio Atte

Foto di scena: Benedetta Rescigno

Filmmaker: Giuseppe Bucci

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Gianluigi Cacciotti

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