La polemica è senza dubbio l’evento culturale del 2016

L’ultimo dell’anno è un giorno d’angoscia in cui si fa il riepilogo di tutti i sabati sera, ha scritto Gianni Monduzzi fra le pagine del libro Orgasmo e pregiudizio. Ma questo non è il nostro caso, liberiamoci dall’angoscia e vediamo invece quali sono stati gli eventi culturali che più hanno segnato questo 2016 a poche ore dalla fine. Sono stati sicuramente dodici lunghi mesi che hanno piegato il mondo fra guerre, stragi e il terrorismo sempre dietro l’angolo. Nonostante ciò, la cultura non si è arresa, donandoci momenti di bellezza e piacevole sorpresa fra le immancabili polemiche che rendono gli eventi più interessanti di quello che sono. Talvolta.

Al podio degli eventi culturali che più hanno fatto discutere nel 2016, sale, senza se e senza ma, Bob Dylan con il Premio Nobel per la Letteratura. Scrittore, pittore, scultore, poeta e soprattutto cantautore, è una delle personalità più influenti non solo in America ma in tutto il mondo. Ma questi ‘dettagli’ non bob dylansono bastati a frenare il moto di rabbia della moltitudine, che a mo’ di stadio, in coro ha innalzato un particolare inno-quesito: “Cosa c’entra Dylan con il premio Nobel per la Letteratura 2016?” (se avete bisogno di rinfrescarvi la memoria, leggete qui). Lo immaginiamo con atteggiamento beffardo e con lo sguardo celato dai suoi immancabili occhiali da sole leggere l’ira che ha scatenato, quando il Comitato di Svezia ha raccontato di avere ricevuto una lettera personale in cui Dylan affermava che “desidererebbe poter ritirare il premio personalmente, ma altri impegni lo rendono impossibile”. Fedele a se stesso, non è andato, come la storia recente racconta. E a noi Dylan piace così, ribelle da tempo immemore.

Restando in tema eventi – sorpresa del 2016 in materia letteraria, è il ritorno il libreria del Mein Kampf in Germania dopo settant’anni. Tornato fra gli scaffali tedeschi l’8 gennaio scorso, i libro delle memorie di Adolf Hitler, è andato tutto esaurito in pochi giorni: 4 mila copie vendute. Nonostante i diritti del ‘saggio’ detenuti dal 1945 dallo stato della Baviera fossero scaduti, la nuova diffusione de La mia battaglia è stata preceduta, inevitabilmente, da un anno di discussioni spaccando l’opinione pubblica a metà. Oggetto di tabù, il manifesto di Hitler, ebbe un’enorme diffusione su scala mondiale per i contenuti antisemiti e razzisti. E dopo settant’anni, anche il presidente del Consiglio centrale degli ebrei tedeschi, Josef Schuster, ha sostenuto l’utilità della rilettura del Mein Kampf: “Il commento critico mostrerà con quali teorie e tesi, false, abbia lavorato Hitler”. Del resto e ovviamente, la censura non favorisce la diffusione della conoscenza.

Dalla letteratura all’arte: dopo lunghi otto anni, ritorna la Quadriennale di Roma al Palazzo delle esposizioni con “Altri tempi, altri miti”. L’importanza quadriennale romadella Quadriennale, risiede nel suo essere l’unica esposizione istituzionale dedicata all’arte contemporanea italiana. Neanche in questo caso i dibattiti e le accese discussioni sono mancate: “la Quadriennale sfrutta gli artisti” a “non si capiscono le modalità di selezione”. Ma fra le sue 150 opere di un centinaio di artisti – scelti da 11 curatori – per un totale di 10 mostre, qualcosa è degno di nota. Non tutto, come di routine.

E sempre nella nostra penisola, come non ricordare Elena Ferrante, che da caso italiano è divenuto una questione internazionale. In questi anni, la curiosità ha divorato le menti dei lettori accaniti circa la vera identità della scrittrice. Ma che vera Elena Ferrante sia la traduttrice Anita Raja, moglie dello scrittore Domenico Starnone, o chissà chi, noi conveniamo con Erri De Luca: “Ma a chi vuole che importi chi è davvero Elena Ferrante?!”.

In conclusione, possiamo affermare con certezza che, fra gli eventi culturali del 2016, a trionfare è l’evento polemica.

 

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Mariachiara Oliva

Più conosciuta sotto falsa identità, i suoi migliori amici sono i libri, la musica e la scrittura. Cura un blog e ha scritto un lungo componimento poetico, ma sempre sotto falso nome. Non ama parlare di sé, preferisce che lo facciano gli altri. Ma in sua presenza, che sia chiaro. Da quando collabora con TV & Costume ha capito che il televisore non è solo un'estensione del tavolino.