La metamorfosi di Favino in Servo per due

 

La storia è ambientata negli anni 30 a Rimini, Pippo, un Arlecchino in chiave moderna (Favino) è un poveraccio che per procurarsi il cibo accetta di diventare il servo di due diversi padroni: Rocco (Fabrizia Sacchi) e Lodovico (Pietro Ragusa), entrambi malviventi, il primo, si scoprirà, sotto mentite spoglie. Nel primo atto il suo obiettivo è quello di riuscire a mangiare, per lui il valore più grande e per arrivare al cibo mentirà a chi gli sta intorno, si inventerà altre identità, si sbaglierà nel consegnare la posta al giusto ricevente e troverà anche il tempo di innamorarsi. Raggiunto il suo scopo, nel secondo atto tutte le sue forze verranno impiegate nella conquista della sua amata Zaira (Anna Ferzetti, moglie di Favino nella vita reale) e anche in questo caso sarà un susseguirsi di battute a doppio senso, cadute dalle scale e porte sbattute in faccia. {ads1}

Il testo è liberamente tratto e dal classico goldoniano Un servo per due padroni, mentre la commedia prende le mosse da One man two guvnors di Richard Bean, tradotto e riadattato dallo stesso favino assieme ai colleghi Paolo Sassanelli, Marit Nissen e Simonetta Solder. Proprio dal Nathional Theatre di Londra in veste di spettatore, scatta a Favino l’idea di cimentarsi in questo importante progetto, non esattamente nelle sue corde fino ad oggi. Più che per le sue esperienze teatrali (che pur sono state fondamentali nella sua creduta di artista), lo abbiamo visto recitare in tv e soprattutto sul grande schermo nei ruoli del celerino (A.C.A.B), a fianco di Brad Pitt (World war Z) e Tom Hanks (Angeli e Demoni). Una commedia tutta da ridere, dove anche il pubblico giocherà un ruolo determinante: non mancheranno le improvvisate di Favino che sceglierà degli “aiutanti” tra gli spettatori in sala per far loro compiere qualche bizzarra azione. Tutti, grandi e piccini, posso diventare protagonisti di questo show, anche se per pochi minuti. Ad ognuno il proprio momento di gloria. Lo stesso che ha avuto l’attore romano intraprendendo questo lavoro, frutto di mesi di laboratori altamente formativi, grazie ai quali ha appreso l’arte acrobatica, del clown nella commedia dell’arte, del canto corale e dell’utilizzo della maschera. Sul palco lo vedremo cantare, ballare, mimare, inciampare, saltellare.

Ora, all’età di 44 anni, Pierfrancesco Favino può dire di essere finalmente un attore completo, maturo, che si è tolto quel velo di oscurità dovuto a molti dei suoi precedenti ruoli in tv e al cinema. Quel suo volto il più delle volte ricoperto da una folta barba nera, adesso viene messo a nudo, facendolo ringiovanire di parecchi anni. E la sua voce greve ed autoritaria é per questo spettacolo sostituta da una strana parlata, al limite tra il ragazzo non troppo cresciuto della vita reale e i pagliacci che si vedono al circo. Anche il suo abbigliamento ha subito una metamorfosi: via i completi scuri e le divise di rappresentanza. In Servo per due gli abiti (curati dalla Sartoria Partenopea), sono colorati, brillanti e vivaci, degni del soprannome del protagonista: arlecchino. Lo spettacolo, della durata di 2 ore e 40, vedrà alternarsi sul palco 12 dei 23 attori totali della compagnia Danny Rose, i quali si daranno il cambio a metà tournée, eccezion fatta per Favino, Ugo Dighero, Bruno Armando, Diego Ribon e Gianluca Bazzoli, gli unici interpreti fissi per tutta la durata delle rappresentazioni.

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Valentina Peron

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