La fine del Cinepanettone

CINEPANETTONE

la fine del cinepanettone

Sappiamo tutti cosa significa il neologismo cinepanettone, ma perché noi italiani ne andiamo ghiotti? Tutti gli anni ci propinano le stesse trame, allora perché andiamo a vederli? Se facessimo questa domanda ad uno straniero potrebbe risponderci che magari hanno dei titoli accattivanti, ed è per questo che ogni anno ci ricaschiamo, ma decisamente non è così, anzi. Alcuni giovani italiani sono dei grandi estimatori dei film di Natale e non li biasimo per questo. Come dimenticare il primo “Vacanze di Natale”, girato a Cortina, all’inizio degli anni ottanta con le famiglie italiane più rinomate, tra cui spadroneggiano i ricchi signorotti milanesi e romani che si danno appuntamento nella località turistica delle Dolomiti per trascorrere le vacanze natalizie. Il film è semplicemente una fotografia in chiave comica dell’Italia vacanziera benestante degli anni ottanta, anche se stento a credere che personaggi di quel genere e “calibro” non siano mai esistiti.

È vero, drammaturgicamente i film di Natale spesso sono ordinari, molte volte ripetitivi e grossolani, ma la mia domanda è: quale spettatore è mai andato al cinema a vedere un film di questo genere e in realtà si aspettava La corazzata Potëmkin? La faccenda si complica con l’andare avanti nel tempo, infatti, con il passare degli anni i film diretti da Neri Parenti o dai fratelli Vanzina, passano dall’essere un “tradizione natalizia” ad una spremitura forzata dei dialoghi che ha prodotto un restringimento della lingua italiana, che è sbarcato per forza di cose in un susseguirsi di battute decisamente poco fini, con sceneggiature e caratteristiche dei personaggi tutte molto simili tra loro.

Dopo l’abbandono dei due re indiscussi del cinepanettone, rispettivamente Massimo Boldi e Christian De Sica, questo genere ha prima tentato di rimanere sulla stessa linea d’onda, non riuscendo nell’intento, poi, soprattutto negli ultimi due anni, ha seguito un nuovo corso creando un nuovo tipo di commedia natalizia, chiaramente ispirata alla classica commedia all’italiana. Come il genere spaghetti western è legato a doppio filo con Sergio Leone ed è stato un filone prolifico per 15 anni, salvo poi morire alla fine degli anni 70, allo stesso modo il cinepattone è fortemente legato ai canoni vacanzieri del duo De Sica – Boldi. Imitarlo o riprenderlo sarebbe stato deleterio per qualsiasi attore o regista. Probabilmente come per Django è servito Quentin Tarantino a far tornare di moda il genere spaghetti western, anche per il cinepanettone servirà Hollywood per rifare “Vacanze di Natale”.

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Arianna Arete Martorelli

Nasce a Roma lo stesso giorno di Francesco Facchinetti, che coincide casualmente con la data di morte di Leonardo da Vinci. Dopo il primo vero colloquio della sua vita, nell’ottobre 2013 diventa redattrice della sezione cultura e spettacolo per Lineadiretta24.it tra un articolo e un altro, nel tempo libero, si interessa di molte cose: cinema, teatro, fotografia, musica… concretamente gira, vede gente, si muove, conosce, fa cose. Dopo la laurea vorrebbe partire alla volta di New York per intervistare David Letterman. Spera di non dover mai scendere a compromessi meschini, odia bere l’acqua dalle tazze e i “no” a prescindere, crede fermamente che comunque, in fin dei conti, il destino ha sempre più fantasia di noi.