La ceramica alla Gnam. Intervista a Cristiana Vignatelli Bruni

Finalmente arriva a Roma una mostra sulla ceramica! Dal 12 marzo le sale della Gnam (Galleria Nazionale d’arte moderna e contemporanea) ospiteranno la mostra “La scultura ceramica contemporanea in Italia”. Nata da un’idea del maestro Nino Caruso l’esposizione mette a confronto tre diverse generazioni di artisti che hanno scelto la terra come principale medium espressivo. Dai capolavori di Leoncillo alle sperimentazioni dell’ultima generazione. Abbiamo intervistato una giovane artista, Cristiana Vignatelli Bruni, che espone in questi giorni le sue tre opere.

Perché ha scelto di intitolare la sua opera “Core”?

Per il titolo ho giocato sulla parola “core”, cuore in dialetto romano e nucleo in inglese, la parte più nascosta e profonda della materia, di una cellula così come di un essere. E’un’opera molto intima per me. Si tratta di una stilizzazione meccanizzata dell’iconografia cattolica del “Cuore sacro” di Cristo. Sono nata e cresciuta a Roma, in un ambiente permeato dalla cultura cattolica di cui, volente o nolente, si assorbono immagini e simbologie di una religiosità spesso tutt’altro che spirituale ma molto legata alla carne, al dolore e di matrice assolutamente pagana. Il Cuore Sacro è permeato di spine in cui il centro, il nucleo appunto, è nudo, rosso come carne viva pulsante. Per la sua realizzazione ho utilizzato tecnologie come la progettazione 3D.

Invece tutte queste scarpe si collegano alla famosa scarpetta di Cenerentola, da cui il titolo della sua opera “Cinderella’s Dream”. Cosa significa esattamente?

E’ lo svelamento di un inganno che ci raccontano a noi donne, nate e cresciute nella società occidentale fin da bambine. Si cresce con un’idea predeterminata del concetto di femminilità, di come dovrebbe essere e comportarsi una donna. Delicata e assertiva, una principessa delle favole appunto che è sempre in attesa dell’arrivo del principe azzurro. L’installarsi di un tale modello comportamentale lavora a livello inconscio e sottile anche per chi ha la fortuna di crescere in modo più emancipato. Le principesse delle favole classiche nella maggior parte dei casi dormono o sono riscattate da un elemento esterno come il principe azzurro. La mia opera è una presa di coscienza del fatto che il principe azzurro non arriverà mai (ed è un bene che non arrivi) e che sotto il peso di questo erroneo vestito che ci viene cucito addosso da una cultura patriarcale crollano molte individualità sacrificate all’adesione coatta ad una femminilità posticcia. Una femminilità non naturale ma adatta alla società dell’immagine patinata in cui l’altra faccia della medaglia della “principessa delle favole” è la “puttana”. “Cinderella’s dream” è accompagnata da un audio che ho composto insieme al chitarrista Andrea Moriconi. Una musica che descrive questo disvelamento dell’inganno. E le più di cento scarpe moncherino che compongono l’opera sono degli ex-voto distrutti di un bianco funereo, simboli della necessaria distruzione prima di una ricostruzione del sé.

Infine c’è quest’installazione di quattro colonne che suonano se uno cammina intorno. L’opera si intitola “Riss”. Che vuol dire?

Il titolo dell’opera viene dal tedesco e vuol dire “tratto”, “segno”. Ogni colonna ha associato il suono di una nota specifica e come per le canne d’organo ogni colonna, in base alla proporzione tra altezza e diametro, risuona ad una frequenza diversa.  Essendo quest’opera interattiva quando lo spettatore passa innesca attraverso dei sensori di movimento il suono creando un’atmosfera sospesa. Mi sono avvalsa della preziosa collaborazione del Gruppo Unterwelt che ha curato la parte elettronica e la cosa più interessante è stata l’associazione di un materiale così antico con le tecnologie più moderne di interazione.

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Giulia Lucchini