Intervista a Pallante su Tutto quel che resta

Paolo Pallante, cantautore jazz che suona la chitarra come se fosse la cosa più naturale al mondo, un curriculum pieno di grandi collaborazioni con artisti come Alex Britti, Toni Armetta, Pino Forastiere e tanti altri. Con la sua fedele chitarra ha suonato nel più importanti club di musica dell’Italia, scritto e inciso musiche per programmi Rai. Dal 7 Ottobre è in radio con il singolo Tutto quel che resta (del perduto amor) in collaborazione con Alex Britti alla batteria (per la prima volta).

Come nasce Pallante e la sua passione per la musica?
Le passioni nascono con noi, solo che le scopriamo strada facendo o ancora meglio, noi stessi siamo le nostre passioni e finchè non ce ne accorgiamo siamo destinati a essere insoddisfatti e arrabbiati. La costrizione del lavoro per pagare le rate dell’auto, la forzatura del “devo farlo per forza, non posso cambiare”, sta ammazzando tutti gli uomini di questo pianeta, impegnati a fare gli schiavi di un sistema fallimentare guidato da pochi e astuti felloni.
Siamo convinti di avere tutto e a volte pensiamo anche che sia “offerto”, siamo connessi con gente al di là del mare di cui non ci interessa assolutamente niente eppure ci sfugge il senso profondo e intimo delle cose che abbiamo sotto il naso. Non sappiamo più ciò che è giusto e ciò che non lo è. La musica come tutte le altre forme artistiche dovrebbe avere il compito di svegliare, di dar fastidio, di non lasciar tregua ai pensieri da poltrona. Ecco io nasco così, non mi piace stare in poltrona.
Lo so, forse non è proprio questo che mi era stato chiesto ma è quello che avevo voglia di dire.

Qual è il messaggio che vuoi mandare con Tutto quello che resta (del perduto amor)?
Stavo guardando il mio frigorifero, pieno di cose attaccate sullo sportello e ho cominciato a pensare che alcuni di quegli oggetti, calamite, cartoline, biglietti, appartengono a una vita passata ma comunque viva, una vita con altre persone, in altri luoghi comunque una vita che qualcosa deve averci lasciato. Credo che sia importante valutare la bellezza del nostro passato perché la somma dei giorni che abbiamo vissuto fa esattamente ciò che siamo oggi. Il pezzo, leggero e scherzoso, vuole solo essere una scusa per ragionare su questo, ma anche sulla possibilità che sia ora di togliere alcune cose dallo sportello del frigo.
Il video, invece, buffamente popolato da manichini, vuole raccontare la freddezza dei rapporti, l’assenza di approfondimento, la superficialità tipica di chi sa tutto e non sa niente veramente. La plastica dei manichini è fredda come il duro cuore delle streghe.

Com’è stata questa collaborazione con Alex Britti?
Lavorare con persone che conosci bene, amici o peggio parenti, può esser rischioso se non valuti bene che stai comunque lavorando e non si può lasciar spazio a incomprensioni che potrebbero rovinare l’amicizia e di seguito anche il lavoro. Con Alex è stato facilissimo, ci conosciamo da troppo tempo e il rispetto e l’affetto che nutriamo ognuno nei confronti dell’altro non hanno permesso si creassero difficoltà. Soprattutto ci siamo divertiti a suonare e tirar fuori questa sonorità un po’ “retrò”. Alex scherza sempre sul fatto che io sia un po’ “all’antica”, una specie di messicano-boscaiolo di Tivoli….e ha ragione. Non posso che esser contento e ringraziare Alex per aver voluto condividere questo piccolo tratto di strada lavorativa con me.

Cosa ti spinge a marcare l’argomento della non violenza?
Non abbiamo bisogno della violenza, è lei che ha bisogno di noi. La violenza è una creazione dell’uomo determinata dal tentativo di ottenere potere e soldi. L’atto con cui la natura si esprime non è mai violento, è semplicemente naturale. Fare la guerra a suon di bombe per motivi religiosi è una violenza tutta umana che la natura assolutamente non conosce. Io non ho bisogno di uccidere il vicino a pugni se mette la radio troppo alta, basta semplicemente che anche il vicino abbia un po’ di rispetto dell’essere umano che gli sta accanto. In particolare l’uomo non ha alcuna necessità di sterminare, torturare e infine mangiare miliardi di animali ogni anno per il solo fatto di aver ereditato delle tradizioni e delle informazioni sbagliate. Come si fa ad accarezzare un gatto e mangiare un coniglio? Come si fa ad aver guardato negli occhi una capretta e a mangiarla? Te lo spiego io: si fa perché i “cittadini” delegano gli affari sporchi a uomini “belva” pagati per fare questo schifo. Nessun bambino di nessun paese di fronte a una mela e a un maialino mangia il maialino e gioca con la mela perché la natura non ci ha dato attributi da carnivoro. Se un bimbo vedesse come viene fatto il prosciutto che la mamma gli da a merenda, farebbe la rivoluzione e scapperebbe di casa. La verità è che non siamo più grado di seguire l’istinto, ci basiamo su informazioni scientifiche che ci vengono fornite appositamente in modo sbagliato e crediamo ancora che la carne sia una fonte di proteine “nobili” quando il termine proteina nobile identifica un qualcosa che non esiste. Lo dico avendo fatto studi che mi titolano a dire questo tipo di cose e non perché le abbia lette su internet. Ciò che mi spinge è in ogni caso l’aderenza di ogni mia azione a ciò che penso e dico, nel massimo rispetto di me stesso e della natura che mi ospita.

Progetti futuri?
Quello di sempre: essere felice.

Un sogno nel cassetto?
Che tutti siano felici; questo in realtà non è un sogno ma una possibilità che dipende direttamente dalla capacità degli uomini di capire che essere felici non è una cosa che passa per il cielo o il destino, ma dipende dalle nostre scelte. Non voglio certo fare un trattato su Leibniz, Sant’Agostino o Spinoza, ma a prescindere da ogni “credo” abbiamo bisogno di recuperare la responsabilità delle nostre azioni anche in relazione al risultato che otteniamo. Spesso siamo infelici solo perché decidiamo che è l’unica soluzione e lo è quando abbiamo paura del cambiamento, della trasformazione oppure riteniamo che non dipenda da noi.

Un artista di riferimento?
Pier Paolo Pasolini e tutti gli uomini puri, scanzonati,evoluti, poetici, pensanti, dubbiosi, ferocemente innamorati della verità che hanno pestato degnamente questa terra.

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Dario Argenziano