Intervista a Emanuel Bisquola dei Moody

Emanuel, siete finalmente arrivati alla pubblicazione del secondo album, ma raccontaci un po’ chi sono i Moody e come è nato il vostro gruppo.
Siamo quattro musicisti che si conoscono da moltissimo tempo, ma fino alla fondazione dei Moody non avevamo mai suonato insieme. Proveniamo tutti da strade diverse: Dimo il cantante viene da un gruppo che ha vinto Sanremo Rock, Nino il chitarrista ha suonato per svariati complessi, mentre io facevo parte di una cover band e anche di un coro gospel. Insomma siamo tutti diversi con storie diverse ed è stata la curiosità di unire questa varietà di suoni e persone a far nascere i Moody.
Un gruppo o un cantante che avete come punto di riferimento?
Siamo tutti amanti dei Muse e ci sentiamo influenzati dal loro stile, ma anche dagli Artic Monkeys e molti altri, quindi diciamo che ognuno di noi ha il proprio, ma ciò che ci accomuna sono sicuramente i Muse.
Voi siete un gruppo emergente, cosa ne pensi del panorama musicale italiano? Secondo te si può ancora vivere di sola musica?
Al giorno d’oggi se si è emergenti è molto difficile vivere esclusivamente cantando o suonando, questo perché un tempo un cantante o musicista che sia aveva molte più possibilità di affermarsi attraverso concorsi, radio, aprendo i concerti e molto altro; invece ora i modi per farsi conoscere sono canalizzati alla tv e a tutti quei programmi e trasmissioni che promuovono la musica, quindi il vero problema è passare da musicista emergente a consolidato e vivere di sola musica è diventato quindi quasi impossibile.
Lo stile delle vostre canzoni è molto vario, passate dal rock aggressivo a uno tranquillo, a cosa è dovuta questa netta differenza?
Questo cambiamento di stile dipende dalle sensazioni che vogliamo trasmettere agli ascoltatori. Se si tratta di romanticismo sicuramente la melodia sarà più lenta e tranquilla, mentre se ciò che viene trasmesso è un qualcosa di più forte la melodia tenderà al rock. Noi suoniamo ciò che sentiamo, non soltanto in termini di testo, ma anche lo stile e la musica devono rendere la situazione stessa.

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Come mai per il titolo dell’album avete scelto proprio Oltre le apparenze?
Perché vogliamo fare in modo che chi ascolta questo album riesca ad andare proprio oltre le apparenze per capire chi siamo e ciò che vogliamo esprimere, noi vogliamo che la gente vada oltre ciò che vede e oltre ciò che può leggere per capire chi siamo.
Su quali aspetti vi siete concentrati per la produzione di quest’album?
Abbiamo dato spazio alla fantasia, abbiamo scritto i brani così come ci venivano e solo in seguito li abbiamo raffinati.
Riascoltando il vostro album c’è qualcosa che cambiereste o siete soddisfatti del lavoro che avete svolto?
Non è un argomento che si può affrontare ora, perché è troppo presto per fare una valutazione del genere visto che l’album è uscito da meno di dieci giorni e noi siamo ancora immersi nelle registrazioni. Ora faremo passare un po’ di tempo e poi a mente fredda lo riascolteremo, possiamo dire di essere soddisfatti del lavoro, ma già qualcosa abbiamo capito di doverla migliorare. Dobbiamo saperci spingere oltre per i lavori futuri mantenendo però sempre le nostre basi che nascono da quest’ album , poi naturalmente abbiamo già mille nuove idee e sperimentazioni che però era troppo presto per applicarle ora, quindi direi solo che per il futuro abbiamo già molto materiale.
Quali sono i vostri prossimi impegni e cosa possiamo aspettarci con l’uscita di questo cd?
La prima cosa è riuscire a toccare tutta l’Italia con un tour. Abbiamo già preso vari contatti con agenzie e promoter, vogliamo farci conoscere tramite le radio e i concerti a più persone possibili, il nostro scopo è di portare in giro le nostre idee, la nostra musica e sensazioni in modo da poterci far capire da sempre più gente.

Per saperne di più: www.moodyband.it 

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Dario Argenziano

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