In>erso atto I, scena prima: azione!

Stiamo parlando di una giovane e promettente band romana che, da inizio anno, sta catalizzando l’attenzione di curiosi addetti ai lavori esibendosi nei maggiori live club della capitale. Il video in questione, disponibile su youtube, ha raggiunto le 1.200 visualizzazioni in appena due giorni di diffusione. Nati da un’idea cantautorale di Carlo Picone, voce e autore dei testi, gli In>erso sono una band che fa della contaminazione folk una propria peculiarità. Ad una solida base ritmica, costituita da Mauro Fiore alla batteria e Vincenzo Picone al basso, si aggiungono i funambolismi del fisarmonicistaSimone Pletto, della violoncellista Anna Russo e del sassofonista Vincenzo Citriniti, che trasformano ogni appuntamento live in un piccolo evento. E così è stato anche per la serata al Caffè Latino che ha, appunto, ospitato l’anteprima del video diretto da Stefano Gigli, autore già in passato di importanti video musicali, e che vede l’amichevole partecipazione di Jonis Bascir, interprete di numerose fiction di successo tra le quali anche la popolarissima “Un medico in famiglia”. {ads1} Davanti a un folto e caloroso pubblico, la band, coadiuvata da intermezzi narrati e recitati da un amico, nonchè il responsabile comunicazione, ha eseguito in rapida successione brani del proprio repertorio che già al primo ascolto catturano l’orecchio dei presenti in sala. Dall’intima e riflessiva “Gli avverbi di tempo” all’accattivante “Silenziosi sguardi”, dal coinvolgente e passionale groove de “L’insostenibile leggerezza dell’essere”, che esplode in un’eccitante sovrapposizione di voce e strumenti, fino alla travolgente “Il tango dell’attesa” che ha trascinato il pubblico in un emozionante ballo finale.

La serata si è, poi, conclusa con il bis della canzone protagonista del video clip, della quale rimangono impresse queste parole: “Ora che la notte ha preso il posto suo, mi chiedo disilluso qual è quello mio”. Un interrogativo che, forse, ci poniamo in tanti. La musica e le parole degli In>erso possono essere lette, cantate e ascoltate, dunque, come specchio delle contraddizioni e degli ossimori della vita in cui ognuno di noi può sentirsi parte.
Bravi, bene, bis.

Foto a cura di Saverio Sassano.

Vuoi commentare l'articolo?

Flavia Capoano

0 Commentsprova

No comments!

There are no comments yet, but you can be first to comment this article.

Leave reply

Only registered users can comment.

-->