Il regista Mario Zanot parla del film tratto dal capolavoro di Tiziano Terzani, “Un indovino mi disse”

Cosa è, per il suo regista, Un indovino ci disse e quale è il senso del lavorare a un progetto sull’esperienza di Tiziano Terzani?

Un indovino mi disse è uno di quei libri che ti entrano dentro e non ti lasciano più. Pensa: una specie di stregone di Hong Kong (siamo nel 1976) dice a Terzani di non prendere aerei nel 1993, altrimenti muore. E lui – corrispondente di guerra in Vietnam – invece di riderci sopra, usa questa maledizione per rifarsi una vita. E scopre (e ci fa scoprire) che viaggiare lentamente, lontano dagli aeroporti, senza alberghi prenotati, abbandonandosi alla casualità, è anche una medicina contro la depressione.
Tiziano passa un anno in questo modo, seguendo il suo fiuto di giornalista in cerca di storie: 40 mila chilometri attraverso l’Asia in bici, in moto, su treni stracolmi, barche che fanno acqua, autobus scassati, senza la paura di sporcarsi i vestiti, spinto dalla voglia di raccontare in modo non convenzionale questo immenso e misterioso continente.
Ma l’indovino è anche il racconto di speranze perdute, di rivoluzioni tradite. E’ un libro che si vela di malinconia, quando Tiziano si rende conto che niente è cambiato, che milioni di morti non hanno fermato la marcia insensata di Cina, Vietnam, Cambogia, verso la peggior globalizzazione. E finisce in un Ashram, dove Tiziano scopre, meditando, quella spiritualità che gli farà farà il passaggio cruciale della sua vita: da corrispondente di guerra a messaggero di pace.
E’ un libro perfetto per un film on the road, così denso di avvenimenti da rendere la stesura della sceneggiatura (cui ha collaborato anche Angela Terzani), una continua sofferenza. Cosa si taglia, quando tutto è interessante? Ma abbiamo lavorato per mantenere nel racconto tutto quanto Tiziano ha voluto dirci col suo viaggio, e che ho cercato di riassumere in questa breve frase: la rivoluzione arriverà, e comincerà con una poesia.

Come spieghi la chiusura delle grandi case di produzione rispetto al progetto?

Sai, in Italia sono rimaste solo due strutture in grado di finanziare film: Rai Cinema e Medusa. Tutte le altre (chi più chi meno) sono produzioni esecutive, che vanno comunque da Rai e Medusa a chiedere finanziamenti.
Quindi, il numero di progetti che si accumulano sulle scrivanie di questi due gruppi è enorme, e nella maggior parte dei casi chi giudica un soggetto non ha la cultura necessaria per farlo, ha il terrore di essere criticato se fa scelte controcorrente (e questo film lo è).
Quindi, si preferisce con i pochi soldi a disposizione puntare su commedie dagli incassi più o meno sicuri, prodotte dai soliti noti, con i soliti attori, i soliti ambienti, le solite battute. Niente di male, per carità. Ma sarebbe interessante provare a fare anche altro. In fondo, stiamo parlando di un film a bassissimo budget (1.5 milioni di euro), di un autore che ha venduto in Italia 2 milioni e mezzo di libri, ed è stato tradotto in venti paesi, Stati Uniti compresi. Certo, è giusto che Rai Cinema che si muova con i piedi di piombo, sta usando soldi nostri. Chi è questo Mario Zanot al suo primo film? Che garanzie dà?
Vero… ma allora, come ha fatto Rai Cinema a finanziare con un milione di euro la signora Dragomira Bonev, regista bulgara, il cui film Ciao mama sarà stato visto da un centinaio di persone in tutta Italia e in Bulgaria non è nemmeno uscito? Perchè la Rai ha pagato 400 mila euro di alberghi, pranzi, trasferte per 40 persone dalla Bulgaria, per presentare il film addirittura al festival del cinema di Venezia nel 2010, con l’intervento dell’allora ministro Sandro Bondi? Forse perchè si mormora che la signora fosse buona amica del primo ministro bulgaro e del nostro Silvio Berlusconi? Chissà.

Nonostante ciò, non vi siete fermati. Quali sono le reazioni del pubblico che si trova a partecipare agli eventi che organizzate per diffondere l’iniziativa?

A spingerci ad andare avanti c’è sicuramente la voglia di dimostrare che Terzani non è affatto superato, che non interessa più alla gente, come sostiene qualche intelligentone, per esempio in Rai. Può sembrare assurdo, ma abbiamo trovato finanziamenti in Svizzera, Germania, Vietnam. A loro, evidentemente, Terzani interessa.
Per questo abbiamo costituito un comitato di raccolta fondi, che si può vedere in internet digitando www.unindovinocidisse.it.
E’ anche un modo per contarci e per contare. Pensa: il cinema sta morendo, la musica sta morendo, il teatro sta morendo. Sta morendo la cultura, l’unica cosa che ci differenzia dalle bestie, che ci difende dalla legge della giungla.
La gente viene alle nostre serate di raccolta fondi, si commuove, ci ascolta, e le donazioni, se consideriamo il momento che stiamo vivendo, sono generose. Arrivano anche tanti giovani, ai quali Tiziano ha dedicato grande attenzione, e che ora sembrano ricambiarlo, abbracciando il suo messaggio etico.
Solo chi sta nelle sale comando sembra non accorgersi di quello che sta succedendo in Italia, quanto sia grande la richiesta di cultura. E io intendo cultura popolare, alla portata di tutti. E questo sono i libri di Tiziano.

Tra le altre, avete già in programma delle date a Roma?

Stiamo organizzandone qualcuna. Ci hanno scritto in molti da Roma, e li stiamo mettendo in contatto l’uno con l’altro, magari per fare un grande evento in un cinema o teatro. Sono tutte proposte spontanee, noi non abbiamo fatto nulla e già ci hanno invitato in tutta Italia. Evidentemente, c’è ancora tanta gente che non si rassegna a questo nostro sfacelo morale e intellettuale, vuole reagire, e la figura di Tiziano serve a unire, a unirci.
Chi non può partecipare alle serate e vuole aiutarci da casa, può digitare www.unindovinocidisse.it e donare quello che vuole o quello che può.
Per ogni donazione c’è una ricompensa. Se tutto va bene, faremo la prima del film a Firenze, il 28 luglio del 2014, in occasione del decennale della morte di Tiziano. Altrimenti, quanto abbiamo raccolto, detratte alcune spese di gestione del sito, andrà ad Emergency, per l’ospedale di Lashkar-Gah, in Afghanistan, che Gino Strada ha voluto dedicare proprio a Tiziano Terzani.

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