Il mito di Leonardo celebrato alle Scuderie

Inaugurata nella la prestigiosa cornice delle Scuderie del Quirinale la mostra “Leonardo da Vinci, La scienza prima della scienza”, omaggio e tributo al grande genio vinciano (1452-1519)e doverosa celebrazione a cinquecento anni dalla sua morte. Dal 13 marzo al 30 giugno sarà possibile ammirare disegni e manufatti originali, modelli storici e manoscritti tra i quali spicca l’unico Codice con sue annotazione autografe. Evento curato da Claudio Giorgione e reso possibile dai cospicui prestiti provenienti dal Museo Nazionale della Scienza e Tecnologia di Milano e dalla Veneranda Biblioteca Ambrosiana, culle ancestrali e custodi preziosi del sapere trasversale e umanista di Leonardo. “Compito arduo”, sostiene lo stesso curatore, “imbastire una rassegna su un personaggio così complesso che vive di falsi miti e di conoscenze parziali e settarie. Smontare il mito del Leonardo quale profeta e inventore del futuro ricollocandolo nel suo contesto storico e in stretta relazione con gli artisti del suo tempo ci è sembrato il modo ideale per concepire un percorso conoscitivo che renda giustizia ad un genio connesso culturalmente al suo tempo.” Circa duecento opere ci portano per mano spaziando dalla formazione toscana alla maturità milanese fino al tardo periodo romano, delineando in ogni fase le evoluzioni tecniche e filosofiche della sua ”arte”. Non un genio isolato, ma un osservatore curioso e attento sempre pronto a mettersi in discussione e confrontarsi sui grandi temi universali del Rinascimento al quale ha contribuito in modo netto col suo pensiero alimentato da un incessante desiderio di conoscenza. Dieci sezioni espositive, racchiuse in altrettante sale, racchiudono questo viaggio ideale partendo dalla sua Firenze e dalle notevoli abilità che gli Ingegneri toscani raggiunsero durante il cantiere del Duomo di Firenze. Tra il 1469 e il 1471 il giovane Leonardo lavora presso la bottega del Verrocchio osservando dal vivo la realizzazione della cupola del Brunelleschi, tra gru, ponteggi e un continuo via vai di maestranze. Queste immagini impresse nella sua memoria si tradurranno in disegni precisi e dettagliati negli anni a venire di notevole importanza formativa e illustrativa, in cui già si distinguerà il suo stupefacente segno grafico. Trascorso il suo apprendistato fiorentino il “nostro”  sarà a Milano dal 1482 misurandosi a tu per tu con lo studio dell’antico  nel grande dibattito architettonico rinascimentale. Si parte dal Pantheon, archetipo solenne usato come riferimento, confrontandolo con la riscoperta delle opere vitruviane incentrate sulle proporzione perfetta per giungere alla sintesi del “bene figuratus” che Leonardo ripropone nelle varie illustrazioni del suo uomo vitruviano. In questo stimolante e progredito humus  la cultura umanista di fine quattrocento rievocherà i miti del mondo antico tra Leon Battista Alberti e l’anelato recupero delle navi di Caligola sepolte nel lago di Nemi. Sezione chiave la terza che ripercorre uno dei temi fondanti del Rinascimento: l’invenzione della prospettiva e la crucialità del disegno come base della formazione artistica. Leonardo è padrone assoluto della materia con due fogli esposti provenienti dal Codice Atlantico – lo studio di una ruota dentata e la sfera armillare – messi a confronto con quattro celebri incisioni di Albrecht Durer sul tema della riproduzione di soggetti visti attraverso altrettanti strumenti prospettici. A conferma della centralità delle conquiste raggiunte dai fondamenti scientifici delle prospettiva sono visibili in mostra tre libri sul tema pubblicati all’inizio del XVII secolo da Jacopo Barozzi, Francois Niceron e Pietro Accolti. L’osservazione della città fu materia di osservazione e approfondimento nel periodo milanese in cui Leonardo studia la pianta della città attingendo da due capolavori miniati del quattrocento realizzati da due autorevoli cartografi come Pietro Del Massaio e Cristoforo De Predis. A questa visione circolare viene contrapposta la visione vinciana ortogonale a doppio livello frutto delle competenze di ingegneria idraulica acquisite tra il 1487 e il 1490 basati non su una metafisica bellezza, ma su criteri di efficienza e razionalità. Nei disegni di questa quarta sezione orientata su le città ideali e vie d’acqua Leonardo, sempre più inserito nel contesto sociale meneghino, progetta migliorie e studi inerenti un collegamento tra i navigli e le fosse interne da sottoporre ad un Ludovico il Moro sempre più conscio delle sue innumerevoli conoscenze e potenzialità. Siamo nella fase matura  consolidata dell’artista universale, ben testimoniata dal quinto segmento espositivo incentrato sull’ingegno del fare dovuto a notevoli innovazioni scientifiche e alla relativa e graduale meccanizzazione dei processi. Leonardo, di pari passo col progredire dei suoi studi, accumula una serie di conoscenze che gli permettono di concepire macchine con sistemi di automazione avanzati nei vari campi applicativi e produttivi sforzeschi, dal tessile al metallurgico, con proposte innovative quali il filatoio ad alette mobili – di cui è esposto in mostra un disegno del Codice Atlantico – più ulteriori compendi di meccanica riuniti nel Codice Madrid. Il teatro e le macchine meravigliose occupano la sesta sezione di questo viaggio che vede Leonardo protagonista assoluto presso la corte degli Sforza, per i quali realizza apparati scenografici per feste e ricorrenze. Costruzioni di Volte stellate che azionano il moto dei pianeti, disegni effimeri di carri semoventi e incisioni dell’epoca che attestano la sinergia tra le macchine e il teatro sancendo l’affermazione del ruolo tecnico degli ingegneri a cui vanno ascritti gli stupefacenti volumi illustrati dei Theatri Machinarum. Nella quart’ultima parte della rassegna si indaga sulla dispersa Biblioteca leonardesca ricca di testi della tradizione classica, medievale e contemporanea ricca di oltre 150 volumi di cui sopravvive il solo Manoscritto Laurenziano in mostra. Per comprenderli comincia a studiare il latino e la matematica, tessendo amicizie con gli intellettuali del suo tempo come Luca Pacioli di cui possedeva il suo fondamentale Summa de Arithmetica pur non rinnegando le sue origini di “omo senza lettere” come amava definirsi. E’ naturale che nella Milano di fine quattrocento l’ingegneria bellica non potesse non richiedere l’apporto del genio vinciano, vero biglietto da visita presso il Moro a cui offrirà i suoi servigi anche nell’arte militare. Studia il De Re Militari di Valturio e traduce con grande immaginazione macchine belliche in disegni spettacolari e ricchi di irrealizzabili fantasie ben rappresentati da uno studio, qui in mostra, raffigurante un’ avveniristica balestra gigante. Chiudono il percorso espositivo le famigerate macchine per il volo da sempre, e a più riprese, indagate e tradotte in forme meccaniche grazie ad un’osservazione accurata della natura. Leonardo si infrange nel mito di Dedalo e Icaro, sogna di rendere possibile all’uomo il volo e ci si dedica anima e corpo nel periodo milanese con studi sulla meccanica strumentale che partendo dall’anatomia degli uccelli si traduce in un lessico ingegneristico testimoniato dai disegni di navicelle volanti e alianti manovrabili a mano. Al suo ritorno a Firenze ad inizio cinquecento le sue osservazioni mutano prospettiva addentrandosi sulla fisiologia e le traiettorie dei volatili inserite nei complessi sistemi generati dalle correnti ascensionali, uno sguardo rivolto alla natura e alle sue sconfinate variabili. Cosa resta ai posteri di tutto questo sapere? La celebrazione di un mito senza tempo che l’ultima sala ci racconta con documentazioni dell’epoca nelle quali si ripercorre la sua fama di genio unico e insuperabile. Dalla riscoperta napoleonica in cui i suoi codici e trattati vengono requisiti e studiati in tutto l’ottocento per poi essere ripubblicati sia in Francia che in Italia. Nel novecento il suo genio universale verrà riconosciuto come anticipatore della modernità, cosa che il fascismo nella mostra del 1939 declinerà in versione autarchica fino ad arrivare ai giorni nostri dove il dibattito su questa figura emblematica è tutt’ora al centro di studi e rivisitazioni non sempre attente e perentorie. Questa expo celebrativa cerca di fare chiarezza contestualizzando in modo puntuale, con l’ausilio di documenti e testimonianze scientifiche, il ruolo decisivo che Leonardo ha avuto come uomo del suo tempo nelle sue svariate declinazioni.

 

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Fabio Bandiera